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Uefa contro Infantino: la richiesta di accesso agli atti alla corte americana

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UEFA contro FIFA: il documento presentato alla corte federale americana per colpire Infantino

Il 27 agosto 2026 il calcio mondiale si è svegliato davanti a uno scenario senza precedenti: l’UEFA ha depositato un documento presso una corte federale statunitense chiedendo accesso agli atti interni della FIFA, con l’obiettivo dichiarato di sostenere una possibile azione penale contro il presidente Gianni Infantino nei tribunali svizzeri. La questione dei UEFA FIFA documenti corte USA non è un semplice scontro burocratico tra federazioni: è la prima volta nella storia del calcio organizzato che l’organo europeo ricorre alla giustizia americana per raccogliere prove contro il vertice dell’istituzione mondiale. Un conflitto istituzionale che mette in discussione l’intera architettura di governo del pallone globale e che avrà ripercussioni ben oltre le aule dei tribunali.

Cosa ha presentato l’UEFA e perché lo ha fatto in America

Il documento depositato dall’UEFA presso la corte federale statunitense è un atto formale di richiesta di accesso agli atti interni della FIFA. Si tratta di un passaggio giuridico preciso: negli ordinamenti di common law, e in particolare in quello americano, esiste la possibilità di richiedere a un tribunale l’acquisizione di prove documentali da utilizzare in procedimenti penali avviati o in procinto di essere avviati in altri Paesi. L’UEFA ha scelto questa strada perché una parte rilevante delle attività finanziarie della FIFA — inclusi i contratti commerciali legati ai Mondiali — passa attraverso enti e istituti con sede negli Stati Uniti, rendendo la giurisdizione americana pertinente e potenzialmente molto efficace.

La scelta di rivolgersi a un tribunale americano non è casuale né meramente tattica. Gli Stati Uniti hanno già dimostrato, nel 2015, di essere disposti a intervenire in modo deciso sulle questioni di corruzione nel calcio internazionale: il Dipartimento di Giustizia americano aveva allora incriminato decine di funzionari FIFA, innescando uno scandalo che aveva travolto l’intera dirigenza dell’epoca. L’UEFA conosce bene quella precedente giurisprudenza e sa che i tribunali federali americani hanno gli strumenti — e la volontà — per muoversi su questo terreno. Richiedere documenti attraverso la magistratura statunitense significa anche aggirare eventuali ostacoli che la FIFA potrebbe frapporre a livello interno o in sede svizzera.

Il nodo centrale della disputa riguarda un piano che Infantino aveva tentato di portare avanti e che prevedeva la cessione dei profitti futuri dei Mondiali a investitori privati. Secondo quanto denunciato dall’UEFA, questo schema avrebbe configurato una gestione finanziaria gravemente irregolare delle risorse della FIFA, un ente che — almeno formalmente — ha natura non profit e deve rispondere ai propri membri. L’idea di monetizzare in anticipo i proventi di tornei non ancora disputati, cedendoli a soggetti privati, solleva interrogativi profondi sia sul piano della governance sportiva sia su quello della legittimità finanziaria.

Il piano di vendita dei profitti mondiali: il cuore della controversia

Per comprendere la portata dello scontro tra UEFA e FIFA, è necessario soffermarsi sul meccanismo che sta al centro delle accuse mosse a Infantino. Il presidente della FIFA aveva elaborato un progetto per cedere a investitori privati una quota dei ricavi futuri generati dai Campionati del Mondo. In sostanza, si trattava di anticipare liquidità trasferendo a soggetti terzi — fondi di investimento, entità finanziarie private — il diritto a percepire una parte degli incassi che i Mondiali avrebbero prodotto negli anni a venire.

Questo tipo di operazione, nel mondo della finanza privata, non è in sé illegale. Molte aziende ricorrono a strumenti simili per raccogliere capitali. Il problema, nel caso della FIFA, è che l’organizzazione non è un’azienda privata ordinaria: è un ente che gestisce un patrimonio collettivo per conto delle federazioni nazionali affiliate, che sono a loro volta enti senza scopo di lucro. Cedere quote di ricavi futuri a investitori privati significherebbe, di fatto, trasferire risorse che appartengono alla comunità calcistica mondiale verso soggetti che non hanno alcun mandato sportivo e che operano esclusivamente in logica di profitto.

L’UEFA ha denunciato questo schema come una forma di gestione criminale del patrimonio comune, sostenendo che Infantino avrebbe agito al di fuori dei poteri conferitigli dagli statuti della FIFA e in danno degli interessi delle federazioni membro. La federazione europea ha dichiarato di essere pronta ad avviare un’azione penale nei tribunali svizzeri — sede legale della FIFA — e ha presentato la richiesta di accesso agli atti alla corte federale americana proprio per raccogliere la documentazione necessaria a sostenere quella futura azione.

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UEFA FIFA documenti corte USA: il precedente del 2015 e il nuovo scenario

Per capire perché la mossa dell’UEFA abbia scosso il mondo del calcio, vale la pena richiamare il contesto storico. Nel maggio 2015, la magistratura americana aveva fatto arrestare a Zurigo — in un blitz coordinato con le autorità svizzere — numerosi dirigenti della FIFA, accusati di corruzione, riciclaggio di denaro e frode. Quell’operazione aveva dimostrato che la giustizia americana era in grado di raggiungere il governo del calcio mondiale anche sul suolo europeo, e aveva aperto una stagione di riforme — almeno formali — all’interno della FIFA stessa.

Gianni Infantino era arrivato alla presidenza della FIFA nel febbraio 2016, proprio sull’onda di quello scandalo, con la promessa di trasparenza e buona governance. A distanza di dieci anni, l’UEFA — la più potente delle confederazioni continentali, quella che esprime i club e le nazionali più ricche e influenti del pianeta — lo accusa di aver tradito quelle promesse e di aver gestito le risorse dell’ente in modo che definisce criminale. Il fatto che l’UEFA si rivolga nuovamente alla giustizia americana per raccogliere prove contro il presidente FIFA è, in questo senso, un segnale fortissimo: significa che l’organo europeo non si fida dei meccanismi interni di controllo della FIFA e ritiene necessario cercare altrove gli strumenti per ottenere giustizia.

La richiesta di UEFA FIFA documenti corte USA si inserisce dunque in una tradizione giuridica già consolidata, ma la novità è che questa volta non è il Dipartimento di Giustizia americano a muoversi d’ufficio: è una delle principali federazioni calcistiche mondiali a fare il primo passo, rivolgendosi attivamente alla magistratura statunitense come strumento di pressione e di raccolta probatoria.

Le implicazioni per la governance del calcio mondiale

Lo scontro tra UEFA e FIFA non è solo una questione giudiziaria: è anche una battaglia per il controllo del calcio mondiale e per la definizione di chi ha il diritto di decidere come vengono gestite le risorse generate dal gioco più popolare del pianeta. Da anni esiste una tensione strutturale tra la FIFA — che ambisce a un ruolo sempre più centrale e a un’espansione del proprio potere commerciale — e le confederazioni continentali, in particolare l’UEFA, che rappresenta i mercati calcistici più ricchi e che si sente progressivamente marginalizzata nelle decisioni strategiche.

L’espansione del Mondiale a 48 squadre, il progetto del Mondiale per club, le discussioni su una possibile Coppa del Mondo biennale: tutte queste iniziative hanno alimentato il conflitto tra FIFA e UEFA, con quest’ultima che ha spesso accusato Infantino di agire in modo unilaterale e di privilegiare gli interessi commerciali a breve termine rispetto alla sostenibilità del sistema calcistico nel suo complesso. La mossa legale del 27 agosto 2026 rappresenta l’escalation più grave di questa tensione: non più una dichiarazione pubblica o una presa di posizione politica, ma un atto giuridico formale depositato davanti a un tribunale straniero.

Le conseguenze di questo conflitto potrebbero essere profonde. Se l’UEFA riuscisse a ottenere i documenti richiesti e a costruire un caso penale solido nei tribunali svizzeri, la posizione di Infantino diventerebbe insostenibile. Ma anche nel caso in cui la battaglia legale si rivelasse più lunga e incerta del previsto, il semplice fatto che sia stata avviata cambia gli equilibri di potere all’interno del calcio mondiale. Nessun presidente della FIFA può governare efficacemente se la principale confederazione continentale lo considera un avversario da perseguire penalmente.

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La reazione del mondo calcistico e le prospettive future

La notizia del deposito del documento presso la corte federale americana ha immediatamente fatto il giro del mondo calcistico, generando reazioni di sorpresa e, in molti casi, di preoccupazione. Le federazioni nazionali affiliate alla FIFA si trovano in una posizione delicata: molte di loro dipendono dai finanziamenti che la FIFA distribuisce periodicamente e non hanno interesse a destabilizzare l’ente che le sovvenziona. Allo stesso tempo, alcune di queste federazioni condividono le preoccupazioni dell’UEFA sulla gestione finanziaria e sulla concentrazione di potere nelle mani del presidente.

È probabile che nelle prossime settimane si assista a una serie di prese di posizione ufficiali da parte delle diverse confederazioni continentali — CONMEBOL, CAF, AFC, CONCACAF e OFC — che dovranno decidere se sostenere l’UEFA, schierarsi con Infantino o mantenere una posizione di neutralità. La risposta della FIFA stessa sarà determinante: l’ente potrebbe scegliere di collaborare con le autorità americane, di opporsi alla richiesta di accesso agli atti, oppure di avviare un dialogo diretto con l’UEFA nel tentativo di trovare una soluzione negoziale prima che la situazione degeneri ulteriormente.

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Sul piano strettamente giuridico, la procedura avviata dall’UEFA richiederà tempo. Le corti federali americane devono valutare la richiesta, sentire eventualmente le parti interessate e decidere se accordare o meno l’accesso ai documenti. Nel frattempo, la FIFA potrebbe cercare di bloccare la procedura o di limitarne la portata. Per approfondimenti sul funzionamento di questi meccanismi giuridici internazionali, è utile consultare le analisi disponibili su AP News, che ha seguito la vicenda fin dal primo momento con documentazione dettagliata.

Il ruolo della Svizzera e il doppio binario giudiziario

Un aspetto particolarmente interessante di questa vicenda è il doppio binario giudiziario che l’UEFA ha scelto di percorrere. Da un lato, la richiesta di documenti alla corte federale americana; dall’altro, la dichiarata intenzione di avviare un’azione penale nei tribunali svizzeri, dove ha sede la FIFA. La Svizzera ha una lunga tradizione di ospitare le grandi organizzazioni sportive internazionali — oltre alla FIFA, vi hanno sede il Comitato Olimpico Internazionale e decine di federazioni sportive mondiali — e dispone di un sistema giuridico che, almeno in teoria, è attrezzato per gestire le controversie legate a questi enti.

Tuttavia, la storia recente ha dimostrato che i procedimenti penali svizzeri contro i vertici delle organizzazioni sportive internazionali tendono a essere lenti e spesso inconcludenti. L’UEFA sembra consapevole di questa limitazione e ha scelto di rafforzare la propria posizione raccogliendo prove attraverso la giurisdizione americana, notoriamente più efficace e rapida nel trattare casi di presunta frode finanziaria di portata internazionale. La combinazione di un’azione penale svizzera sostenuta da prove raccolte negli Stati Uniti potrebbe rivelarsi una strategia più efficace di quanto non lo sarebbe stato un procedimento condotto esclusivamente in sede europea.

Per chi voglia seguire l’evoluzione della vicenda attraverso fonti primarie, il sito de La Stampa ha pubblicato una ricostruzione dettagliata degli eventi con riferimenti alle fonti originali.

FAQ: le domande più frequenti sulla vicenda UEFA-FIFA

Perché l’UEFA si è rivolta a una corte americana?

Perché una parte significativa delle attività finanziarie della FIFA coinvolge soggetti e contratti con sede negli Stati Uniti, rendendo la giurisdizione americana competente per la raccolta di prove documentali. Inoltre, la magistratura americana ha già dimostrato in passato — nel 2015 — di essere in grado di intervenire efficacemente sui casi di corruzione nel calcio internazionale.

Cosa si intende per “vendita dei profitti futuri dei Mondiali”?

Si tratta di un meccanismo finanziario con cui la FIFA avrebbe ceduto a investitori privati il diritto a percepire una quota dei ricavi che i futuri Campionati del Mondo avrebbero generato. L’UEFA ritiene che questo schema sia incompatibile con la natura non profit della FIFA e con i suoi obblighi verso le federazioni affiliate.

Quali sono le possibili conseguenze per Infantino?

Se l’UEFA riuscisse a ottenere i documenti richiesti e a costruire un caso penale credibile, Infantino potrebbe affrontare un procedimento penale nei tribunali svizzeri. Le conseguenze dipenderanno dall’esito di quella procedura e dalla risposta delle altre federazioni affiliate alla FIFA.

Un momento di svolta per il calcio globale

Quello che si è aperto il 27 agosto 2026 con la richiesta dell’UEFA alla corte federale americana è un capitolo inedito nella storia del calcio mondiale. La scelta di portare il conflitto con Infantino sul terreno della giustizia penale — e di farlo attraverso i tribunali americani, che già una volta hanno scosso le fondamenta della FIFA — segnala che l’organo europeo ha deciso di alzare il livello dello scontro fino al punto di non ritorno. Indipendentemente dall’esito giudiziario, la questione dei UEFA FIFA documenti corte USA ha già cambiato il modo in cui il mondo guarda alla governance del calcio: non più un sistema autoreferenziale e impermeabile alle pressioni esterne, ma un’arena in cui le regole — anche quelle penali — si applicano a chiunque, compreso chi siede al vertice dell’istituzione più potente del gioco più amato al mondo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione VelvetMAG

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