La domanda che i fan di Niccolò Moriconi si pongono con maggiore frequenza è semplice ma carica di curiosità: dove vive Ultimo oggi, dopo anni di successi, tour e un’esistenza che si divide tra l’Italia e il mondo? La risposta è tanto radicata quanto prevedibile per chi conosce la sua storia: Roma, e più precisamente San Basilio, il quartiere della periferia nord-est della capitale dove è nato e cresciuto. Ma la geografia della sua vita non si esaurisce qui. C’è anche un appartamento a New York, c’è un periodo trascorso oltreoceano, e c’è soprattutto una villa che racconta molto di chi è diventato l’artista, senza però dimenticare da dove viene. In questo approfondimento esploriamo nel dettaglio dove vive Ultimo, come sono le sue case, e perché il legame con il suo quartiere d’origine rimane uno degli elementi più autentici della sua identità pubblica.
San Basilio non è uno dei quartieri più glamour di Roma. Non ha le terrazze con vista sul Colosseo dei Parioli, né la movida sofisticata di Trastevere. È una zona popolare, densa, con una storia complessa e una comunità forte. Ed è esattamente da lì che viene Niccolò Moriconi, in arte Ultimo. Crescere a San Basilio ha plasmato la sua visione del mondo, il suo modo di scrivere canzoni, il suo rapporto con il pubblico. Non è retorica: è la sostanza stessa della sua musica, che parla di periferia, di sentimenti non filtrati, di una romanità vissuta dall’interno e non osservata dall’esterno.
Il fatto che, nonostante il successo, Ultimo abbia scelto di restare a San Basilio — acquistando una villa proprio nel quartiere dove è cresciuto — dice qualcosa di preciso su di lui. Non è un artista che ha abbandonato le proprie radici appena ha potuto permettersi qualcosa di meglio, almeno non secondo la logica comune. Ha scelto di restare, o meglio, di tornare e di investire lì dove tutto è cominciato.
Il legame con San Basilio è così forte che ha generato un fenomeno curioso e spontaneo: secondo quanto riportato da Chi Magazine, il parco Paolo Panelli del quartiere è stato ribattezzato informalmente dai fan su Google Maps in riferimento a Ultimo, a testimonianza di un affetto collettivo che va ben oltre la semplice ammirazione per un artista. È una forma di appropriazione simbolica del territorio, il modo in cui una comunità riconosce uno dei suoi come emblema.
Ultimo porta San Basilio anche sul corpo, letteralmente. Ha tatuato sul braccio il Colosseo — simbolo eterno di Roma — e sul collo le parole “Fateme Cantà”, un’espressione romanesca che significa “lasciatemi cantare”, un manifesto esistenziale inciso nella pelle. Due tatuaggi che raccontano un’identità doppia: la città nella sua grandezza storica e il dialetto nella sua immediatezza quotidiana.
Quando si parla di dove vive Ultimo a Roma, il riferimento è a una villa che, stando a quanto documentato da Today.it, combina comfort contemporaneo e dettagli molto personali. Non si tratta di una residenza anonima da star: ogni ambiente sembra riflettere scelte precise, carattere, gusto.
Le grandi vetrate che si affacciano sul giardino sono forse l’elemento architettonico più evocativo: portano la luce all’interno, aprono lo spazio verso il verde, creano quella continuità tra dentro e fuori che è una delle tendenze più ricercate nell’architettura residenziale contemporanea. Non è solo estetica: è un modo di abitare che privilegia l’apertura, la luminosità, il respiro.
Il bagno è uno degli ambienti che ha suscitato maggiore curiosità tra i fan e i media. Interamente nero, con una stazione da barbiere integrata, è un ambiente che rompe con le convenzioni del lusso tradizionale — niente marmi bianchi, niente cromature dorate — e sceglie invece un’estetica più urbana, quasi da bottega artigiana di alta gamma. La stazione da barbiere non è un dettaglio secondario: è un oggetto che ha una precisa valenza culturale, legata alla cura di sé maschile in senso rituale, alla convivialità del barbiere di quartiere, all’idea che prendersi cura di sé non sia frivolezza ma rispetto verso se stessi.
La cucina con l’isola centrale è un altro spazio che emerge dalla descrizione della villa. L’isola è diventata il simbolo per eccellenza della cucina abitata, quella in cui si cucina ma anche si chiacchiera, si sta insieme, si vive. Non è un ambiente separato e formale, ma un luogo di aggregazione. Infine, il salotto con il pianoforte: uno strumento che in casa di un musicista non è mai un semplice elemento decorativo. È uno spazio di lavoro, di ispirazione, di intimità creativa.
La piscina completa il quadro di una proprietà che è al tempo stesso dimora privata e rifugio. In una città come Roma, avere una piscina nel proprio giardino è un privilegio non banale, soprattutto in estate, quando la capitale si trasforma in una fornace urbana. Per un artista che trascorre mesi in tour, avere un luogo dove recuperare le energie fisiche e mentali è una necessità pratica prima ancora che un lusso.
La storia abitativa di Ultimo non si esaurisce nella Capitale. Come riportato da Idealista, il cantante ha trascorso un periodo a New York prima di fare ritorno a Roma, e mantiene un appartamento nella città americana. La scelta di New York non è casuale per un artista: la metropoli americana è da decenni uno dei centri nevralgici della musica mondiale, un luogo dove l’ispirazione si mescola con la pressione creativa, dove si può essere anonimi e stimolati allo stesso tempo.
Il fatto di aver scelto di tornare a Roma — e specificamente a San Basilio — dopo l’esperienza newyorkese dice qualcosa di importante. Non è un rifiuto del mondo, né una chiusura verso l’internazionale: è piuttosto una conferma che le radici contano, che il luogo in cui si è formati continua a essere il punto di riferimento anche quando si ha la possibilità di vivere ovunque. Molti artisti, una volta raggiunto un certo livello di successo, si trasferiscono in città considerate più “centrali” per il mercato musicale globale — Londra, Los Angeles, Berlino. Ultimo ha fatto una scelta diversa, e quella scelta è parte integrante della sua identità artistica.
L’appartamento a New York resta comunque un avamposto importante. Per un artista che lavora a livello internazionale, avere una base in una delle città più connesse del mondo è una risorsa strategica. Non è una seconda casa nel senso della villeggiatura, ma uno strumento professionale, un luogo dove tornare quando il lavoro lo richiede.
La domanda su dove vive Ultimo oggi non può prescindere da una dimensione nuova e fondamentale: quella familiare. Il cantante è diventato padre il 30 novembre, con la nascita del figlio Enea, avuto con la compagna Jacqueline Luna Di Giacomo. L’arrivo di un figlio cambia inevitabilmente il modo in cui si abita uno spazio: la villa a San Basilio non è più solo la casa di un artista, ma il luogo in cui cresce una famiglia.
Jacqueline Luna Di Giacomo è la compagna di Ultimo, e la coppia ha costruito attorno alla villa di San Basilio il proprio nido. La scelta di restare nel quartiere d’origine, ora che c’è un bambino da crescere, acquista un significato ulteriore: è la scelta di un ambiente conosciuto, di una comunità familiare, di radici che si trasmettono anche alla generazione successiva.
Il nome Enea non è privo di risonanze: nella mitologia latina, Enea è il fondatore, il viaggiatore, l’eroe che porta con sé il passato e costruisce il futuro. Che si tratti di una scelta consapevole o di una coincidenza, il nome si adatta perfettamente alla narrativa di un artista che ha fatto del viaggio tra periferia e successo il cuore della propria storia.
A ulteriore conferma di quanto Roma sia centrale nella vita e nella carriera di Ultimo, il 4 luglio 2026 il cantante ha tenuto un concerto chiamato “La favola per sempre” a Tor Vergata, con circa 250.000 spettatori presenti, stando a quanto riportato da Il Messaggero. Un numero straordinario, che colloca l’evento tra i grandi concerti della storia musicale italiana recente.
Tor Vergata è un’area universitaria e periferica di Roma, geograficamente non lontana da San Basilio. La scelta di un luogo così emblematicamente romano, e così lontano dai circuiti tradizionali dei grandi concerti — gli stadi, le arene coperte — è coerente con l’identità di un artista che ha sempre privilegiato il rapporto diretto con il pubblico e la dimensione collettiva dell’esperienza musicale. Duecentocinquantamila persone riunite in un’area della periferia romana sono una dichiarazione d’amore reciproca: del pubblico verso l’artista, e dell’artista verso la sua città.
Questo evento, che si colloca nel presente più immediato, è anche la risposta più eloquente alla domanda su dove vive Ultimo: non solo in una villa a San Basilio, non solo in un appartamento a New York, ma in una relazione viva e continua con Roma, con la sua gente, con il suo pubblico. La casa, per Ultimo, sembra essere tanto un luogo fisico quanto una dimensione emotiva e culturale che porta sempre con sé, ovunque vada.
Ultimo vive attualmente a Roma, in una villa nel quartiere di San Basilio, lo stesso quartiere dove è nato e cresciuto.
Sì. Oltre alla villa romana, Ultimo ha un appartamento a New York, città in cui ha trascorso un periodo prima di tornare stabilmente in Italia.
La villa dispone di grandi vetrate che si affacciano su un giardino, una piscina, una cucina con isola, un salotto con pianoforte e un bagno interamente nero con stazione da barbiere.
Sì. Ultimo è padre di un bambino di nome Enea, nato il 30 novembre, avuto con la compagna Jacqueline Luna Di Giacomo.
San Basilio è il quartiere dove Ultimo è nato e cresciuto. Nonostante il successo, ha scelto di continuare a vivere lì, e il legame con la comunità locale è tale che il parco Paolo Panelli del quartiere è stato informalmente rinominato dai fan in suo onore su Google Maps.
Capire dove vive Ultimo significa capire qualcosa di essenziale su chi è Niccolò Moriconi come artista e come persona. La villa a San Basilio non è solo un indirizzo: è una scelta di campo, una dichiarazione di appartenenza, un modo di dire che il successo non cancella le origini ma le valorizza. L’appartamento a New York è la finestra sul mondo, lo strumento professionale di chi sa che la musica non ha confini. E il concerto a Tor Vergata con 250.000 persone è la dimostrazione che il rapporto tra Ultimo e Roma è qualcosa di vivo, reciproco, in continua evoluzione. In un’epoca in cui molti artisti costruiscono la propria immagine su una mobilità globale ostentata, Ultimo sceglie la radicalità del radicamento — e quella scelta, paradossalmente, lo rende universale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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