La maternità bis è uno di quei capitoli della vita che quasi nessuna madre riesce a prevedere davvero, nemmeno chi ha già attraversato la prima volta con relativa serenità. Cosa significa diventare mamma per la seconda volta? Quali sfide si ripetono, quali sorprendono, e cosa cambia nel profondo — nel corpo, nelle emozioni, nella coppia? Federica Pellegrini lo sa bene, e lo racconta con quella franchezza disarmante che l’ha sempre contraddistinta, dentro e fuori la vasca. La campionessa olimpica, plurimedagliata mondiale e simbolo di una generazione intera di sportivi italiani, è diventata mamma per la seconda volta: la piccola Rachele è arrivata a completare la famiglia che Federica ha costruito insieme al marito Matteo Giunta, ex allenatore diventato compagno di vita e ora padre presente e coinvolto. I primi mesi con Rachele sono stati un viaggio denso, a tratti estenuante, spesso commovente — e Pellegrini non ha esitato a condividerlo, con la consueta generosità, con il suo pubblico. Ma la sua storia è anche uno specchio in cui molte madri si riconoscono: perché la maternità bis è un’esperienza universale, ricca di sfumature che meritano di essere raccontate con onestà.
Con maternità bis si intende l’esperienza di diventare madre per la seconda volta: una transizione che porta con sé un bagaglio di esperienza già acquisita, ma anche sfide del tutto nuove. Non è semplicemente una replica della prima maternità: è un’esperienza parallela, sovrapposta, che si vive mentre si è già genitori di un bambino più grande. La gestione del tempo, le dinamiche familiari, il recupero fisico e l’equilibrio emotivo assumono una dimensione completamente diversa rispetto alla prima volta.
Chi affronta la seconda maternità si trova spesso a fare i conti con aspettative contraddittorie: da un lato la pressione sociale che vuole tutto più semplice («sai già come si fa»), dall’altro la realtà concreta di una famiglia che cresce e si riorganizza. Capire questa differenza è il primo passo per viverla con più consapevolezza — e per smettere di sentirsi in colpa quando la seconda volta risulta, in certi momenti, persino più faticosa della prima.
Prima ancora di tenere in braccio il secondo figlio, la seconda gravidanza riserva già qualche sorpresa. Il corpo ricorda, ma non ripete: la pancia si mostra prima, i dolori lombari possono essere più intensi, e la stanchezza si somma a quella di inseguire ogni giorno il primogenito. Molte donne riferiscono di sentire i movimenti fetali in anticipo rispetto alla prima volta — un dettaglio piccolo ma emozionante, che ricorda quanto ogni gravidanza abbia una sua personalità.
Sul fronte del parto, la statistica è dalla parte delle mamme bis: il travaglio tende a essere più breve al secondo figlio, perché il canale del parto ha già «memoria» dell’esperienza precedente. Ma non è una regola assoluta, e affidarsi al proprio team medico senza fare confronti rigidi con la volta precedente rimane il consiglio più sensato. Ciò che cambia in modo netto è la dimensione emotiva: si arriva in sala parto con meno panico e più consapevolezza, ma anche con la testa già parzialmente occupata da chi è rimasto a casa ad aspettare.
C’è un mito persistente intorno alla maternità bis, quello secondo cui la seconda gravidanza e il secondo parto siano automaticamente più gestibili perché «sai già come funziona». In parte è vero: chi ha già vissuto le prime settimane con un neonato conosce i ritmi frenetici, l’insonnia cronica, il senso di disorientamento che accompagna l’arrivo di una nuova vita in casa. Ma la realtà è molto più sfumata. Ogni bambino è un universo a sé, e ogni puerperio porta con sé sfide inedite. Federica Pellegrini, che ha sempre parlato apertamente delle proprie esperienze — dalla carriera sportiva alla vita sentimentale, fino alla scelta di diventare madre — non ha fatto eccezione nemmeno questa volta.
Nei suoi racconti pubblici, tra interviste e condivisioni sui social, emerge un quadro onesto: la seconda volta si arriva con più strumenti, ma anche con meno ingenuità. Si sa già che le prime settimane sono difficili, e questo, paradossalmente, può pesare ancora di più. Non c’è più la sorpresa a fare da ammortizzatore. Ci sono però anche vantaggi concreti: si riconosce prima il pianto di fame da quello di stanchezza, si è meno in preda al panico per ogni piccolo segnale, si è imparato a chiedere aiuto senza sentirsi in colpa.
Una delle differenze più concrete tra prima e seconda maternità è la simultaneità delle esigenze. Il neonato richiede attenzione continua, ma il primogenito — che sia un bambino di due anni o di sei — ha bisogno di sentirsi ancora al centro del mondo dei propri genitori. Bilanciare questi due poli, senza far sentire nessuno trascurato, è una delle acrobazie quotidiane più impegnative della maternità bis. Non esiste una formula magica: serve flessibilità, comunicazione aperta con il partner e, quando possibile, una rete di supporto familiare su cui appoggiarsi nei momenti di maggiore pressione.
Il tema dell’allattamento è strettamente intrecciato con quello del sonno, che nei primi mesi di vita di un bambino diventa la risorsa più preziosa e più scarsa. Pellegrini ha descritto notti frammentate, risvegli multipli, la stanchezza accumulata che si somma giorno dopo giorno. Un’atleta abituata a gestire il proprio corpo con precisione millimetrica si ritrova a fare i conti con una forma di fatica completamente diversa da quella sportiva: non è la fatica muscolare dopo un allenamento intenso, ma qualcosa di più diffuso, che tocca il sistema nervoso, le emozioni, la capacità di concentrazione. Eppure, anche in questo contesto, l’esperienza sportiva torna utile: la disciplina mentale, la capacità di affrontare la difficoltà senza cedere al panico, la consapevolezza che i momenti duri hanno una fine.
Tra le confidenze più apprezzate dal pubblico c’è stata quella sul tiralatte — uno strumento che molte mamme conoscono bene ma di cui si parla ancora troppo poco, quasi fosse un argomento da tenere nascosto. Pellegrini ha raccontato di aver scoperto, o riscoperto, quanto questo dispositivo possa fare la differenza nella quotidianità di una mamma che allatta. Non si tratta di un dettaglio secondario: per molte donne, il tiralatte rappresenta un alleato fondamentale per conciliare l’allattamento al seno con le esigenze pratiche della vita — tornare al lavoro, riposare qualche ora in più, condividere i pasti notturni con il partner.
Uno degli aspetti emotivi meno discussi della maternità bis è il senso di colpa che molte madri provano in direzioni opposte: verso il neonato, quando si è troppo stanchi per godersi ogni momento; verso il primogenito, quando le sue esigenze vengono messe in secondo piano. Questo doppio senso di colpa è normalissimo e non indica un fallimento: indica semplicemente che si ama profondamente entrambi i figli. Riconoscerlo, nominarlo e condividerlo con il partner o con una rete di sostegno è già un modo per alleggerirlo.
Uno degli aspetti più delicati — e spesso sottovalutati — della maternità bis riguarda il figlio più grande. L’arrivo di un fratellino o di una sorellina rivoluziona il suo mondo: non è più figlio unico, deve condividere attenzioni e spazi, e spesso non ha ancora gli strumenti emotivi per elaborare questo cambiamento. La gelosia del primogenito è normale, fisiologica, e non va repressa ma accompagnata.
Gli esperti di psicologia dello sviluppo suggeriscono alcune strategie pratiche: dedicare ogni giorno un momento esclusivo al figlio più grande, coinvolgerlo attivamente nella cura del neonato (portargli il pannolino, cantargli una ninna nanna), e validare apertamente le sue emozioni senza minimizzarle. Frasi come «capisco che ti senti un po’ triste» funzionano meglio di «non essere geloso, vuoi bene alla tua sorellina». La seconda maternità, in questo senso, è anche una scuola di intelligenza emotiva per tutta la famiglia.
La preparazione inizia ben prima del parto. Parlare apertamente con il bambino più grande della gravidanza, mostrargli le ecografie, coinvolgerlo nella scelta di qualche accessorio per la cameretta del bebè: sono gesti semplici che lo aiutano a sentirsi parte del cambiamento anziché travolto da esso. Gli esperti consigliano di evitare di concentrare troppe novità nello stesso periodo — cambio di scuola, passaggio dal lettino al letto grande, svezzamento dal ciuccio — per non sovraccaricare il bambino di transizioni simultanee.
Un altro accorgimento utile è mantenere, per quanto possibile, le routine del primogenito anche dopo l’arrivo del neonato: la stessa ora della buonanotte, la stessa storia prima di dormire, lo stesso rituale del mattino. La prevedibilità è una forma di sicurezza per i bambini piccoli, e in un momento di grande cambiamento familiare può fare una differenza enorme sul piano emotivo.
Un elemento ricorrente nei racconti di Federica è il ruolo di Matteo Giunta. Ex allenatore, ora marito e padre, Matteo si è rivelato un compagno di viaggio attivo e presente anche nel caos dei primi mesi con Rachele. La coppia ha scelto di condividere i compiti in modo pragmatico, senza rigidità ideologica: chi è più sveglio cambia il pannolino, chi ha dormito di più prepara il biberon, chi ha più energie porta fuori la bambina più grande. È un modello di co-genitorialità che molte coppie riconoscono come ideale ma faticano a mettere in pratica, spesso per via di aspettative culturali profondamente radicate.
Il fatto che Matteo abbia un background sportivo — e quindi una comprensione viscerale di cosa significhi disciplina, sacrificio e gestione dello stress — ha probabilmente facilitato questa dinamica. Ma Pellegrini è la prima a riconoscere che non basta avere le giuste intenzioni: serve comunicare, negoziare, a volte litigare e poi trovare un accordo. La maternità bis, in questo senso, mette alla prova non solo la madre, ma l’intera struttura familiare. Il secondo figlio amplifica le dinamiche già esistenti nella coppia: quelle virtuose si rafforzano, quelle critiche emergono con più urgenza. Investire nella comunicazione di coppia prima e durante la seconda gravidanza è uno dei gesti più concreti che si possano fare.
Per una donna che ha trascorso tutta la vita adulta a costruire, allenare e ascoltare il proprio corpo, il puerperio è un territorio particolarmente complesso da navigare. Il corpo cambia durante la gravidanza, cambia di nuovo dopo il parto, e questi cambiamenti non seguono le logiche dell’allenamento sportivo: non c’è un programma da seguire, non ci sono obiettivi da raggiungere in un tempo prestabilito. Pellegrini ha mostrato di aver fatto pace con questa realtà, almeno a parole — e questo è già un messaggio potente per tutte le donne che si trovano a confrontarsi con l’immagine del proprio corpo nel postparto.
La pressione culturale sulle neo-mamme a «tornare in forma» il prima possibile è documentata e dannosa. Studi e linee guida mediche concordano nel raccomandare un recupero graduale, rispettoso dei tempi fisiologici di ogni donna, con attenzione particolare alla muscolatura del pavimento pelvico e alla salute mentale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea l’importanza di sostenere le madri non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche psicologico nei mesi successivi al parto. Pellegrini, pur avendo un rapporto professionale con la performance fisica, sembra aver scelto di non cedere a questa pressione — almeno pubblicamente — e di raccontare il postparto per quello che è: un periodo di trasformazione, non di performance.
Una delle domande più comuni che si pongono i genitori in attesa del secondo figlio è: «Riuscirò ad amare anche questo bambino come il primo? Avrò abbastanza amore per entrambi?» È una paura razionalmente infondata ma emotivamente comprensibile. Pellegrini ha affrontato anche questo tema con trasparenza, descrivendo la sorpresa — e il sollievo — di scoprire che l’amore non si divide, si moltiplica. Rachele ha portato con sé una nuova luce, un nuovo tipo di gioia, senza sottrarre nulla all’affetto già esistente.
Ma la maternità bis porta con sé anche un’altra sfida emotiva: quella di gestire la gelosia del primogenito, o comunque il cambiamento nella relazione con il figlio più grande. Ogni famiglia vive questa transizione in modo diverso, ma quasi nessuna la attraversa senza qualche scossone. Anche qui, l’esperienza della prima maternità aiuta a contestualizzare, a non drammatizzare, a capire che i bambini hanno una straordinaria capacità di adattamento — se supportati con presenza e coerenza.
Ritiratasi dal nuoto agonistico con una cerimonia memorabile ai Mondiali in vasca corta di Abu Dhabi, Pellegrini ha costruito negli anni successivi una nuova identità pubblica. È entrata nel Comitato Olimpico Internazionale, è diventata volto di campagne e testimonial, ha partecipato come giurata a talent show televisivi. E ora è madre per la seconda volta. Questa molteplicità di ruoli è al tempo stesso una ricchezza e una fonte di pressione: il pubblico ha aspettative diverse su di lei a seconda del contesto, e lei deve navigare tra tutte queste aspettative mantenendo un senso di sé coerente.
Il racconto della maternità bis diventa allora anche un atto di rivendicazione della propria umanità. Non la campionessa invincibile, non l’icona glamour, ma una donna che si sveglia di notte, che ha le occhiaie, che scopre ogni giorno qualcosa di nuovo su se stessa attraverso gli occhi di sua figlia. È forse questo il contributo più prezioso che Pellegrini offre al dibattito pubblico sulla maternità: la normalizzazione della fatica, senza rinunciare alla celebrazione della gioia. Un messaggio che risuona ben oltre il suo caso personale, e che tocca ogni donna che si trova ad affrontare la sfida di diventare mamma per la seconda volta conciliando lavoro, identità e famiglia.
Al di là dell’esperienza individuale di Pellegrini, vale la pena inquadrare la maternità bis in un contesto più ampio. La letteratura scientifica suggerisce che le madri al secondo figlio tendono a vivere meno ansia da prestazione rispetto alla prima esperienza, ma non necessariamente meno stress complessivo — soprattutto quando c’è un bambino più grande da gestire in parallelo. La qualità del sonno, già compromessa con il primo figlio, può peggiorare ulteriormente quando si devono gestire due bambini con ritmi diversi.
Sul fronte dell’allattamento, UNICEF Italia ricorda che il supporto alla madre nei primi mesi è determinante per la riuscita e la durata dell’allattamento stesso, e che strumenti come il tiralatte possono essere preziosi alleati quando usati correttamente e con il supporto di una consulente. La formazione dei genitori, la rete di supporto familiare e la flessibilità lavorativa sono fattori che incidono profondamente sull’esperienza della maternità, prima o seconda che sia. Dati aggiornati al 2026 confermano che la distanza media tra primo e secondo figlio in Italia si è allungata negli ultimi anni, segno che le famiglie affrontano questa scelta con sempre maggiore ponderazione — e che il supporto informativo e pratico attorno alla maternità bis è più necessario che mai.
Un aspetto spesso trascurato nel racconto della maternità bis è quello lavorativo. Diventare mamma per la seconda volta implica fare nuovamente i conti con congedi, aspettative del datore di lavoro e, in molti casi, la difficile equazione tra rientro professionale e organizzazione familiare. In Italia, la normativa sul congedo di maternità obbligatorio si applica a ogni gravidanza indipendentemente dal numero di figli, ma le condizioni pratiche — flessibilità oraria, smart working, disponibilità di asili nido — variano enormemente da contesto a contesto.
Le lavoratrici autonome e le libere professioniste si trovano spesso in una posizione più vulnerabile, con tutele economiche inferiori rispetto alle dipendenti. Informarsi per tempo sui propri diritti, rivolgersi a un patronato o a un consulente del lavoro e pianificare il rientro con anticipo sono passi concreti che possono ridurre significativamente lo stress della fase post-parto. La seconda maternità, in questo senso, è anche un’occasione per negoziare condizioni di lavoro più sostenibili — e per ricordare che il diritto alla genitorialità non si esaurisce al primo figlio.
Tra tanta fatica e tante sfide, è giusto riservare spazio anche ai lati luminosi della maternità bis — quelli di cui si parla meno, forse perché sembrano scontati, ma che chi li vive sa quanto siano preziosi. Diventare mamma per la seconda volta significa, prima di tutto, arrivare all’esperienza con una consapevolezza che la prima volta non si aveva. Si sa già che la fase più intensa ha una durata limitata. Si sa già che il neonato che non dorme diventerà un bambino che dorme. Si sa già che il corpo si riprende, che la coppia si ritrova, che la famiglia trova il suo nuovo equilibrio.
C’è poi la gioia — spesso inaspettata nella sua intensità — di osservare la relazione che nasce tra i due fratelli. Anche quando il primogenito fatica ad accettare il cambiamento, ci sono momenti di tenerezza spontanea che ripagano di tutto: una carezza sul capo del neonato, una risata condivisa, il desiderio di stare vicini. Questi momenti non si possono programmare, ma quando arrivano lasciano un segno indelebile. La mamma bis ha il privilegio di vederli con occhi già allenati alla meraviglia — e di goderli, forse, con più pienezza.
Non necessariamente. Il corpo risponde in modo diverso a ogni gravidanza: la pancia si mostra prima, i movimenti fetali si percepiscono in anticipo, ma la stanchezza può essere maggiore perché si ha già un bambino da accudire. Sul fronte del parto, il travaglio tende statisticamente a essere più breve, ma ogni caso è a sé. La vera differenza è emotiva: si arriva con più esperienza, ma anche con più consapevolezza delle difficoltà che attendono.
In italiano si usa comunemente l’espressione mamma bis o madre bis. In ambito medico si parla di donna pluripara (che ha già partorito almeno una volta) o più specificamente di secondipara (al secondo parto). Nel linguaggio quotidiano, «mamma bis» è l’espressione più diffusa e immediata.
Le linee guida dell’OMS raccomandano di attendere almeno 18-24 mesi dal parto precedente prima di una nuova gravidanza, per consentire al corpo di recuperare completamente. Tuttavia, la scelta dipende da molti fattori individuali — età della madre, condizioni di salute, desideri della coppia — e va sempre discussa con il proprio medico di riferimento.
La gelosia è una reazione normale e fisiologica nella maggior parte dei bambini, ma la sua intensità varia molto in base all’età, al temperamento e a come la famiglia gestisce la transizione. Con una preparazione adeguata, il coinvolgimento attivo del primogenito e la cura delle sue routine, è possibile ridurre significativamente il disagio e favorire un legame fraterno positivo fin dai primi mesi.
Sì. In Italia il congedo di maternità obbligatorio (cinque mesi) si applica a ogni gravidanza, indipendentemente dal numero di figli. Anche il congedo parentale facoltativo spetta per ogni figlio. Le condizioni economiche e le modalità di fruizione possono variare in base al tipo di contratto e alla categoria lavorativa: è sempre consigliabile verificare la propria situazione specifica con un patronato o un consulente del lavoro.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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