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Oltre 350mila pensionati italiani all’estero: Spagna, Portogallo e Tunisia le mete preferite

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Sono oltre 350.000 i pensionati italiani che vivono all’estero, e il loro numero continua a crescere con una costanza che non lascia spazio a interpretazioni casuali. Non si tratta di un capriccio generazionale né di un fenomeno marginale: è una vera e propria emigrazione previdenziale, silenziosa ma strutturale, che ridisegna la geografia dell’Italia che invecchia. I pensionati italiani estero scelgono mete sempre più diverse — dal Mediterraneo ai Balcani, dal Nord Africa al Sud America — spinti da una combinazione di fattori economici, fiscali e affettivi che l’Italia, almeno per ora, non riesce a contrastare con altrettanta efficacia.

Un esodo silenzioso: i numeri di un fenomeno in crescita

Quando si parla di emigrazione, l’immaginario collettivo italiano evoca ancora i transatlantici del dopoguerra, le valigie di cartone, i giovani operai diretti verso le fabbriche del Nord Europa o le miniere del Belgio. Ma il volto dell’emigrazione contemporanea è cambiato radicalmente: ha i capelli grigi, porta la tessera INPS in tasca e magari si gode il tramonto da una terrazza portoghese o da una spiaggia tunisina.

I dati elaborati sulla base delle pensioni erogate dall’INPS all’estero nel periodo 2018–2025 restituiscono un quadro inequivocabile. Le destinazioni tradizionali — Stati Uniti, Australia, Canada — registrano contrazioni significative: gli italiani che percepiscono la pensione negli Stati Uniti sono diminuiti di circa il 40%, mentre le destinazioni australiane e canadesi hanno visto cali superiori al 50%. Non è che i pensionati italiani abbiano smesso di emigrare: hanno semplicemente cambiato rotta, abbandonando i Paesi anglosassoni in favore di destinazioni più economicamente accessibili e fiscalmente vantaggiose.

La spiegazione di questo spostamento geografico è relativamente semplice: molti di coloro che ricevevano la pensione in Australia, Canada o Stati Uniti erano emigrati italiani di prima o seconda generazione che nel tempo sono rientrati, oppure sono deceduti senza essere sostituiti da nuovi arrivi. Al contrario, le mete emergenti attraggono pensionati che lasciano volontariamente l’Italia in cerca di condizioni di vita migliori — o almeno più sostenibili — con il reddito fisso di una pensione italiana.

Spagna, Portogallo, Tunisia: il podio delle destinazioni preferite dai pensionati italiani all’estero

Se esiste un podio delle destinazioni preferite dai pensionati italiani estero, è composto da tre Paesi molto diversi tra loro ma accomunati da un elemento fondamentale: la capacità di offrire una qualità della vita elevata a costi sensibilmente inferiori rispetto all’Italia, spesso abbinata a regimi fiscali agevolati sulle pensioni estere.

La Spagna guida la classifica con un incremento del 75% dal 2018 al 2025. Non è una sorpresa: la Penisola iberica offre un clima mite, una cultura affine a quella italiana, una gastronomia ricca e città come Valencia, Alicante, Barcellona e Siviglia che garantiscono servizi di alto livello a prezzi ancora competitivi rispetto alle grandi città italiane. Il costo degli affitti, soprattutto nelle città di medie dimensioni o nelle zone costiere meno turistiche, rimane inferiore rispetto a Milano, Roma o Firenze. E la vicinanza geografica all’Italia — poche ore di volo, o anche un lungo viaggio in auto — facilita i rientri per chi vuole mantenere i legami familiari nel Paese d’origine.

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Il Portogallo è la vera rivelazione di questo decennio: la crescita dei pensionati italiani che vi si trasferiscono ha raggiunto il 144% tra il 2018 e il 2025, un dato straordinario che riflette l’attrattività di Lisbona, Porto e dell’Algarve come destinazioni per chi va in pensione. Fino a qualche anno fa, il Portogallo offriva uno dei regimi fiscali più vantaggiosi d’Europa per i pensionati stranieri — il cosiddetto regime dei residenti non abituali — che permetteva di percepire la pensione estera con aliquote molto ridotte o addirittura in esenzione per un periodo limitato. Anche se le condizioni di questo regime sono state modificate nel tempo, il Portogallo ha mantenuto la sua reputazione di Paese accogliente, sicuro, con un costo della vita contenuto e una qualità dell’assistenza sanitaria pubblica apprezzabile. Lisbona, in particolare, è diventata una sorta di capitale europea del lifestyle per pensionati benestanti, con un’offerta culturale vivace, quartieri storici affascinanti e una comunità internazionale consolidata.

La Tunisia è invece la sorpresa più clamorosa: una crescita del 255% nello stesso arco temporale la rende la destinazione con il tasso di espansione più alto in assoluto tra quelle monitorate. Il Paese nordafricano attrae soprattutto pensionati con redditi medio-bassi, per i quali il costo della vita estremamente contenuto — dagli affitti alla spesa alimentare, dai servizi alla ristorazione — permette di vivere dignitosamente con una pensione che in Italia sarebbe appena sufficiente. La vicinanza geografica all’Italia (Tunisi dista meno di un’ora di volo da Palermo o da Roma), il clima favorevole, la presenza di comunità italiane già radicate e una certa familiarità culturale e linguistica rendono la Tunisia una scelta comprensibile, soprattutto per chi proviene dalle regioni del Sud Italia.

Le destinazioni emergenti: Romania e Albania nell’orbita dei pensionati italiani

Accanto al podio consolidato, emergono destinazioni nuove che stanno guadagnando terreno rapidamente. Romania e Albania sono entrambe segnalate come mete in crescita per i pensionati italiani che cercano alternative economicamente accessibili all’interno o ai margini del continente europeo.

La Romania ha il vantaggio di essere membro dell’Unione Europea, il che semplifica enormemente le questioni burocratiche legate alla residenza, all’accesso ai servizi sanitari tramite la tessera europea e alla libera circolazione. Città come Bucarest, Cluj-Napoca o le località balneari del Mar Nero offrono standard di vita in crescita a costi ancora molto contenuti. Il costo degli affitti, della spesa quotidiana e dei servizi rimane nettamente inferiore alla media dell’Europa occidentale, e questo rappresenta un vantaggio decisivo per chi vive con una pensione fissa.

L’Albania, pur non essendo ancora membro dell’UE, sta attraversando una fase di sviluppo accelerato e attrae sempre più italiani — non solo pensionati — grazie alla vicinanza geografica (la costa albanese è a poche ore di traghetto da Bari o Brindisi), al basso costo della vita, alle bellezze naturali di una costa adriatica ancora in gran parte incontaminata e a un regime fiscale che sta cercando di attrarre residenti stranieri. La presenza di una comunità italiana già consolidata in Albania — retaggio di anni di investimenti e di emigrazione italiana verso quel Paese — facilita l’inserimento e riduce le barriere culturali.

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Le ragioni di una scelta: costi, tasse e legami familiari

Dietro ogni trasferimento c’è una storia personale, ma le motivazioni che spingono i pensionati italiani estero si concentrano in tre grandi categorie: il costo della vita più basso, le agevolazioni fiscali e i ricongiungimenti familiari.

Il primo fattore è il più immediato e il più facilmente quantificabile. Una pensione media italiana — che si aggira su cifre spesso insufficienti a garantire un tenore di vita dignitoso nelle grandi città italiane, dove i canoni di locazione sono esplosi e i costi dei servizi sono in costante aumento — diventa uno strumento di benessere reale in Paesi dove il costo della vita è sensibilmente inferiore. Affittare un appartamento confortevole in una città portoghese, in una località costiera spagnola o in un quartiere residenziale tunisino può costare la metà o anche meno rispetto a un equivalente italiano. La spesa alimentare, le utenze, i trasporti pubblici: tutto contribuisce a rendere la pensione più “potente” fuori dai confini italiani.

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Il secondo fattore, quello fiscale, è più tecnico ma altrettanto rilevante. Diversi Paesi hanno introdotto nel corso degli anni regimi fiscali preferenziali per attrarre pensionati stranieri, tassando le pensioni estere con aliquote flat molto basse o concedendo periodi di esenzione. Il Portogallo è stato il pioniere di questa strategia con il suo regime per i residenti non abituali; la Tunisia applica condizioni particolarmente favorevoli per i pensionati che trasferiscono lì la propria residenza fiscale; anche altri Paesi del bacino mediterraneo e dell’Europa orientale hanno adottato misure simili. Per un pensionato italiano con un assegno di media entità, il risparmio fiscale può essere significativo e incidere concretamente sulla qualità della vita quotidiana. Per approfondire le implicazioni fiscali di questi trasferimenti, il portale dell’Agenzia delle Entrate offre informazioni aggiornate sulle convenzioni contro la doppia imposizione stipulate dall’Italia con i principali Paesi di destinazione.

Il terzo fattore — il ricongiungimento familiare — è spesso sottovalutato nelle analisi economiche ma è probabilmente quello più potente sul piano emotivo. Molti pensionati italiani si trasferiscono all’estero per raggiungere figli o nipoti che hanno già emigrato in cerca di lavoro. È una forma di emigrazione a catena: prima partono i giovani, poi — quando arriva il momento della pensione — li seguono i genitori. Questo schema è particolarmente evidente in alcune comunità italiane in Spagna e in Germania, dove la presenza di famiglie italiane di seconda generazione ha creato un tessuto sociale che attrae anche i più anziani.

Vivere all’estero da pensionati: aspetti pratici e considerazioni da non sottovalutare

Trasferirsi all’estero in pensione non è una decisione che si prende dall’oggi al domani, e comporta una serie di considerazioni pratiche che vanno ben oltre la scelta della destinazione. Sul piano burocratico, è fondamentale iscriversi all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) per mantenere i propri diritti di cittadino italiano pur risiedendo fuori dai confini nazionali. L’iscrizione all’AIRE è obbligatoria per chi trasferisce la residenza all’estero per più di dodici mesi e consente di votare per corrispondenza, rinnovare i documenti presso il consolato e accedere a una serie di servizi consolari.

Sul piano sanitario, la situazione varia notevolmente a seconda del Paese di destinazione. All’interno dell’Unione Europea, i pensionati italiani possono accedere all’assistenza sanitaria pubblica del Paese di residenza attraverso i meccanismi di coordinamento previsti dalla normativa comunitaria. Fuori dall’UE, invece, è necessario valutare con attenzione la qualità e i costi del sistema sanitario locale, e spesso stipulare polizze assicurative integrative per coprire eventuali spese mediche elevate.

Va considerata anche la questione della lingua e dell’integrazione sociale. Spagna e Portogallo presentano lingue relativamente vicine all’italiano e comunità italiane già consolidate che facilitano l’inserimento. Tunisia e Albania, pur con le loro specificità, hanno una lunga storia di relazioni con l’Italia che ha creato ponti culturali e linguistici. Romania e Albania, in particolare, hanno una presenza significativa di italiani che hanno già percorso questa strada, creando reti informali di supporto molto utili per i nuovi arrivati.

Infine, c’è la dimensione affettiva del distacco: lasciare il proprio Paese in pensione significa rinunciare a una rete di amicizie e relazioni costruite in decenni, e questo peso emotivo non va sottovalutato. I pensionati italiani estero che riescono meglio nell’esperienza sono generalmente quelli che hanno pianificato il trasferimento con cura, che mantengono contatti regolari con l’Italia e che si inseriscono attivamente nella vita sociale della nuova comunità — non quelli che si limitano a isolarsi in enclave di connazionali.

Il fenomeno dell’emigrazione previdenziale italiana è destinato a continuare, e probabilmente ad accelerare, nei prossimi anni. Con un sistema pensionistico che eroga assegni spesso insufficienti a sostenere il costo della vita nelle città italiane, e con Paesi esteri sempre più competitivi nell’attrarre residenti stranieri con redditi fissi, la mappa dell’Italia che invecchia sarà sempre più distribuita oltre i confini nazionali. Capire questo fenomeno — nelle sue cause, nelle sue destinazioni e nelle sue implicazioni — è il primo passo per affrontarlo con intelligenza, sia sul piano individuale che su quello delle politiche pubbliche.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione VelvetMAG

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