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Elezioni in Austria: si teme la valanga dell’estrema destra

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Urne aperte in Austria, domenica 29 settembre. Si svolgono le elezioni parlamentari che, secondo le previsioni, potrebbero portare a una chiara vittoria dell’estrema destra. Stando agli ultimi sondaggi, il Fpo, il Partito della libertà austriaco anti-immigrazione, potrebbe diventare il primo partito. I socialdemocratici sono dati non oltre il terzo posto.

Attualmente in Austria c’è un Governo di coalizione formato dal Partito popolare di Centrodestra e dai Verdi. Il cancelliere è Karl Nehammer, leader del Partito popolare. Sono circa 6,35 milioni i cittadini chiamati al voto per le elezioni politiche generali: i seggi chiuderanno alle 17, quando sono attese le prime proiezioni dei risultati.

Il capo del (Fpo) Herbert Kickl. Foto Ansa/Epa Filip Singer

Fpo, nato dalle ceneri del nazismo

Fondato negli Anni Cinquanta del secolo scorso da ex ufficiali nazisti, il Fpo (Freiheitliche Partei Österreichs) ha vissuto diverse stagioni. Negli Anni Ottanta fu persino alleato dei Socialdemocratici, quando visse una fase moderata, ma dalla segreteria di Jörg Haider in poi milita su posizioni nettamente nazionaliste ed anti Europa.

A Bruxelles, quartier generale della Commissione europea, si teme l’ennesima spallata destabilizzante. Non a caso la campagna elettorale è stata dominata dalla richiesta di misure draconiane contro la migrazione, compresa la richiesta di rimpatri forzati. L’Fpo, stando agli istituti demoscopici, viaggia intorno al 27%, seguito dai Popolari dell’Ovp al 25%. I socialdemocratici dell’Spo sono invece terzi con il 21% delle preferenze.

L’Austria caccerà i migranti?

Fpo non raggiungerà la maggioranza assoluta secondo i sondaggi, quindi, se i risultati delle elezi9oni confermeranno tali attese, il partito anti immigrazione dovrà negoziare con altri partiti per formare una coalizione di Governo.

Ma i toni esasperati non lasciano presagire nulla di buono. Il programma elettorale di Fpo fa appello “all’omogeneità“. Impegnandosi a promuovere la “remigrazione“, a ridurre la concessione dell’asilo e a bloccare il ricongiungimento familiare per le persone già presenti in Austria. L’Fpo, poi, si caratterizza per le sue posizioni filorusse in materia di politica estera. Una continuità territoriale di Vienna con la Slovacchia di Robert Fico e l’Ungheria di Viktor Orban costituirebbe un blocco populista molto omogeneo nel cuore dell’Europa centrale.

Il presidente della Repubblica austriaca Alexander Van der Bellen. Foto Ansa/Epa Christian Bruna

Sarà scontro fra Kickl e Van der Bellen?

Tutto però ruota intorno a Herbert Kickl, attuale leader dell’Fpo. Già ministro dell’Interno nel 2017, aveva mostrato il pugno di ferro sull’immigrazione, promettendo di trasformare l’Austria in una fortezza. E si era lanciato in un assalto frontale ai servizi di sicurezza, con il risultato che i partner occidentali avevano sospeso la condivisione dell’intelligence.

I suoi piani s’interruppero a causa della caduta del Governo, sull’onda dell’Ibiza-gate. Nel maggio 2019, infatti, era emerso un video, girato sull’isola spagnola, in cui l’allora leader dell’Fpo si offriva di vendere favori politici a una donna che si identificava come la nipote di un oligarca russo. Dal canto loro i Popolari potranno contare sulla sponda del presidente austriaco, Alexander Van der Bellen. Secondo la Costituzione dell’Austria, il presidente della Repubblica nomina il Governo e può respingere i candidati a cancelliere e a ministro. Da ex leader del partito dei Verdi, con un’antipatia viscerale per l’Fpo, Van der Bellen non pare incline a permettere a un ideologo di estrema destra di prendere il potere.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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