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Patrioti europei, Vannacci sospeso dalla vicepresidenza: Marine Le Pen non lo vuole

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Roberto Vannacci, generale ed eurodeputato leghista, è stato sospeso dalla vicepresidenza del gruppo Patrioti per l’Europa. Si tratta della formazione politica di destra estrema che raccoglie i rappresentanti di diversi partiti nazionalisti. Fra questi anche il Rassemblement National di Marine Le Pen e il partito di Viktor Orbán. La notizia ha destato scalpore e reazioni immediate. Sia a livello politico che mediatico, poiché Vannacci era stato al centro di numerose controversie ancor prima della sua nomina.

La sospensione

La sospensione di Vannacci, annunciata ufficialmente dai vertici del gruppo Patrioti, trova le sue ragioni in una crescente pressione interna. Il Rassemblement national di Marine le Pen, principale forza all’interno della coalizione, ha espresso da molto tempo forti riserve sulla figura di Vannacci.

Foto Ansa/Michela Maraviglia

La sua nomina alla vicepresidenza dei Patrioti aveva già generato malumori all’interno del gruppo. In particolare tra i rappresentanti francesi. I seguaci di Marine Le Penche consideravano inappropriato il suo stile di comunicazione e le sue precedenti esternazioni su temi sensibili come immigrazione e diritti civili degli omosessuali. In un’intervista il capodelegazione del Rassemblement national, Jean-Paul Garraud, ha confermato che la sospensione era “inevitabile“, in quanto la presenza di Vannacci rischiava di creare una frattura interna al gruppo.

Vannacci: “Non so nulla…

Il generale Vannacci non ha tardato a reagire alla notizia della sua sospensione. Ha negato di essere stato informato e ha sostenuto che nessun atto formale gli è stato finora notificato. “Non mi è stato detto nulla, devo vedere sul sito”, ha dichiarato ai cronisti durante una conferenza stampa, manifestando sorpresa e perplessità riguardo alla decisione.

Vannacci ha ribadito la sua intenzione di “chiarire” la situazione, sottolineando che la sua visione politica coincide con quella del gruppo. E che non intende rinunciare facilmente al suo incarico. Nonostante le sue dichiarazioni, le fonti vicine ai Patrioti confermano che la sospensione è arrivata per decisione all’unanimità dai leader del gruppo. Con la piena approvazione dei rappresentanti di Marine Le Pen e Viktor Orbán.

Jean-Paul Garraud (al centro): capodelegazione del Rn all’Europarlamento. È lui che ha annunciato il siluramento di Vanacci. Foto X @JPGarraud

La destra ce l’ha con Vannacci

Sin dal momento della sua nomina, Vannacci aveva attirato l’attenzione della stampa e di molti osservatori politici per le sue posizioni apertamente nazionaliste e talvolta estreme. Le sue esternazioni contro l’immigrazione di massa e la sua difesa di una politica più rigida contro l’accoglienza avevano già creato tensioni all’interno del Parlamento europeo. In particolare, il Rassemblement National si era mostrato riluttante ad accettare una figura così controversa alla guida di una carica così rappresentativa.

Il futuro politico dei Patrioti

La sospensione di Vannacci potrebbe segnare un punto di svolta per il gruppo Patrioti, che si trova a dover affrontare un momento delicato della sua evoluzione. Con una crescente pressione da parte dei partiti nazionalisti europei di mantenere una linea comune, la figura di Vannacci appare sempre più come un elemento divisivo.

Resta da vedere se il generale deciderà di intraprendere ulteriori azioni legali per contestare la decisione o se preferirà ritirarsi dalla scena politica europea. Anche perché, fra l’altro, rischia di perdere i gradi militari, retrocedendo a soldato semplice, a causa di un procedimento disciplinare in corso. Nel frattempo, i Patrioti europei dovranno trovare una figura di equilibrio che possa rappresentare al meglio gli interessi del gruppo, senza alimentare nuove tensioni.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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