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Murdoch, è scontro tra i figli per la successione nell’impero mediatico

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La successione dell’impero mediatico anglo-americano-australiano di Rupert Murdoch ha dato il via a una battaglia legale senza esclusione di colpi tra i figli del magnate australiano. Il nodo cruciale è il futuro del suo immenso impero, che include giganti come Fox News, Sky e il Wall Street Journal. Al centro dello scontro ci sono i piani di Murdoch per assegnare il controllo esclusivo a suo figlio maggiore, Lachlan, attuale presidente esecutivo di News Corp e Fox Corporation. Tuttavia, gli altri figli si oppongono a questa decisione.

Murdoch, la dinastia si spacca

Rupert Murdoch, 93 anni, ha 6 figli nati da 3 diversi matrimoni, ma la disputa coinvolge soprattutto i suoi 4 figli maggiori: Prudence, Elisabeth, James e Lachlan. Mentre Lachlan, noto per le sue posizioni politiche conservatrici, è il successore designato, gli altri fratelli hanno visioni diverse sul futuro della compagnia e sul modo in cui dovrebbe essere gestita. In particolare, James Murdoch, in passato coinvolto nelle attività di famiglia, ha spesso espresso disaccordi con le linee editoriali sostenute da Fox News.

Rupert Murdoch. Foto Ansa/Epa Justin Lane

Il tribunale e il trust di famiglia

Il nodo della questione è il trust familiare creato da Rupert Murdoch quasi 25 anni fa, che detiene una parte significativa del potere decisionale nell’impero. Secondo il piano originale, i 4 figli maggiori avrebbero dovuto avere quote di voto uguali dopo la morte del padre. Tuttavia, Murdoch ha recentemente presentato una richiesta in tribunale per modificare il trust e favorire Lachlan, creando tensioni tra gli eredi.

La battaglia è ora in corso in un’aula di tribunale a Reno, nel Nevada, dove un commissario speciale dovrà decidere se accettare le modifiche al trust che Murdoch ha proposto. La decisione potrebbe avere conseguenze di vasta portata, non solo per il futuro della famiglia, ma anche per il mondo dei media globali.

Il futuro di un impero

L’impero di Murdoch, del valore stimato di oltre 20 miliardi di dollari, include oltre alla già citata Fox e al Wall Street Journal, numerosi altri asset tra cui il New York Post e diverse emittenti televisive. La posta in gioco è altissima e, oltre agli interessi economici, si riflette anche una divisione politica all’interno della famiglia, con Lachlan che appoggia politiche conservatrici, mentre Elisabeth e James hanno posizioni più liberali.

Lachlan e Sara Murdoch. Foto Ansa/Epa Ringo Chiu

Questa vicenda ricorda molto la trama di una serie televisiva, come Succession, che ha esplorato temi simili di lotte dinastiche e rivalità familiari. Tuttavia, a differenza della finzione, questo scontro potrebbe cambiare il panorama mediatico internazionale per gli anni a venire.

La battaglia legale tra i figli di Murdoch segna un capitolo importante nella storia della famiglia e del suo impero mediatico. Con Rupert Murdoch che si avvicina ai suoi ultimi anni di vita, il mondo osserva da vicino per capire quale erede erediterà il controllo di uno dei più grandi conglomerati di media del mondo. Il tribunale sarà il campo di battaglia definitivo, ma la vera vittoria potrebbe dipendere dall’abilità di mantenere l’unità familiare in mezzo a questa tempesta. Diverso, per fare un esempio, il caso della nostrana dinastia Agnelli-Elkann, con i figli in causa ventennale contro la propria madre (e viceversa) per l’eredità dell’Avvocato.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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