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Marattin lascia Italia Viva in polemica con Matteo Renzi

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L’annuncio dell’uscita di Luigi Marattin da Italia Viva ha fatto notizia nel panorama politico italiano, confermando una rottura interna alla formazione centrista guidata da Matteo Renzi. Il deputato, assieme ad altri esponenti di spicco del partito, ha deciso di ‘abbandonare la nave’, segnando un momento cruciale per l’evoluzione politica del movimento fondato da Renzi. Alla base di questa scelta, la forte opposizione di Marattin alla strategia di avvicinamento di Italia viva al cosiddetto campo largo, che include il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle.

Le ragioni della rottura

La frattura è emersa quando Renzi ha aperto la strada a una possibile collaborazione con la sinistra e i Cinque Stelle, una mossa che ha provocato forti dissensi all’interno di Italia Viva. Marattin, uno dei leader più visibili del partito, ha chiarito che non avrebbe mai potuto accettare questa svolta politica, che considera un tradimento dei principi originari del renzismo. Il campo largo è la negazione di tutto ciò che abbiamo costruito, ha dichiarato l’economista, spiegando che la sua scelta è stata ponderata e inevitabile.

Luigi Marattin. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Secondo Marattin, la decisione di Renzi non rappresenta solo una questione tattica, ma una vera e propria virata ideologica che allontana Italia viva dalla sua vocazione centrista e liberale. L’alleanza con una parte della sinistra e con il M5S è vista come una mossa che sacrifica l’indipendenza politica del centro per favorire un’aggregazione che, a suo avviso, non può funzionare. La delusione di Marattin è condivisa da altri dirigenti, che hanno deciso di seguire la sua strada.

Marattin dà vita a “Orizzonti Liberali

La decisione di Marattin di lasciare Italia Viva non è solo una critica a Renzi, ma anche l’inizio di un nuovo progetto politico. Il deputato ha annunciato la nascita di una nuova formazione chiamata Orizzonti Liberali, che mira a unire tutte quelle forze moderate, liberali e riformiste che non si riconoscono né nel campo progressista né in quello conservatore.

Con l’uscita del deputato, Italia viva perde uno dei suoi principali promotori di politiche economiche e riformiste, ma lo scenario che si apre ora è quello di una riorganizzazione del centro politico. Il nuovo movimento Orizzonti Liberali potrebbe diventare una piattaforma di aggregazione per tutti quei politici che non accettano l’evoluzione verso il campo largo.

Mariastella Gelmini (a sinistra) e Mara Carfagna. Foto Ansa/Fabio Frustaci

La reazione di Italia Viva

La mossa di Marattin non è stata accolta con indifferenza. Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, ha espresso delusione per la scelta del deputato e degli altri che hanno deciso di seguirlo. “Invece di affrontare un confronto democratico interno” ha dichiarato Paita, “hanno preferito evitare la discussione, uscendo dal partito“. E Matteo Renzi? Da parte sua, ha scelto una reazione contenuta, ringraziando il deputato uscente per il contributo al partito. Ma sottolineando che la scelta di allargare la coalizione verso sinistra e verso il Movimento Cinque Stelle è, secondo lui, l’unica via per contrastare in modo efficace il governo di Giorgia Meloni.

Carfagna e Gelmini

L’addio di Luigi Marattin, unito a quello di altri dirigenti territoriali, apre una crisi che potrebbe avere ripercussioni anche oltre Italia viva. Già c’è stato il clamoroso fiasco del Terzo Polo fra Azione e i renziani; ora la frattura tra Renzi e i dissidenti mina ancora di più il progetto di un Centro autonomo. Non è escluso, infine, che figure come Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, anch’esse critiche verso le attuali dinamiche centriste, possano decidere di unirsi al progetto di “Orizzonti Liberali“. Le due ex ministre avevano abbandonato Forza Italia per Azione ma adesso stanno per abbandonare anche la formazione di Carlo Calenda, dopo il sostegno dichiarato all’ex ministro PD Andrea Orlando quale candidato del Centrosinistra alla presidenza della Liguria.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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