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Putin e la vita nascosta dei suoi figli segreti

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La vita privata del presidente russo Vladimir Putin è da sempre avvolta nel mistero e lo stesso vale per quella dei suoi figli. Negli ultimi anni, diverse inchieste hanno cercato di fare luce su questo lato nascosto della sua esistenza, per la quale l’autocrate russo non mostra soltanto un generico desiderio di riservatezza ma qualcosa di più. Avrebbe infatti figli nati da relazioni segrete. Tra questi emergono i nomi di Ivan e Vladimir, due bambini che, pur essendo cresciuti tra lussi e privilegi, sembra che vivano isolati dal mondo e sotto costante protezione.

Figli di Putin, identità nascoste

I figli segreti di Putin sono stati descritti da varie inchieste giornalistiche come ragazzi cresciuti con identità false. Ossia utilizzate per proteggerli dalla luce dei riflettori e dal pubblico. Sin da piccoli sarebbero stati costretti a vivere separati dai loro coetanei e costantemente seguiti da una rete di sicurezza composta da tate, guardie del corpo e personale dedicato. Questa scelta di isolamento non è casuale, ma rispecchia la visione di Putin di mantenere i suoi cari al sicuro da potenziali minacce. Secondo alcune fonti, questi bambini non frequentano scuole comuni, ma vengono istruiti privatamente da tutor selezionati.

Vladimir Putin. Foto Ansa/Epa/Vyacheslav Prokofyev

Si tratta al tempo stesso, palesemente, di una visione paranoica della vita, che per ciò che riguarda Putin è divenuta leggendaria. Si narra, ad esempio, che l’autocrate russo si faccia trasportare a gran velocità, dopo adeguate bonifiche sui percorsi, durante i suoi spostamenti a bordo di veicoli. Teme gli attentati, anche con missili e bazooka in strada

L’esistenza dei figli segreti di Putin si svolge principalmente tra residenze lussuose, yacht e jet privati. A Ivan e Vladimir non è consentito, a quanto sembra, relazionarsi con altri coetanei se non in rare occasioni, come durante vacanze programmate e strettamente sorvegliate. Le identità fittizie e l’isolamento hanno portato molti a definirli come “fantasmi“, poiché non appaiono mai in pubblico e il loro volto è sconosciuto alla maggior parte dei russi.

Alina Kabaeva, madre dei bambini

Le voci sulla relazione tra Putin e la ginnasta Alina Kabaeva hanno alimentato ulteriormente il mistero attorno ai figli segreti del presidente. Sebbene il Cremlino abbia sempre negato qualsiasi legame tra i due, diverse indagini giornalistiche suggeriscono che Kabaeva sia la madre di alcuni dei figli di Putin, tra cui Ivan e Vladimir.

Putin con la presunta madre di alcuni suoi figli segreti, Alina Kabaeva, insignita all’ordine al merito per la Patria a Mosca il 21 dicembre 2005. Foto Ansa/Cremlino

L’ex campionessa olimpica ha sempre vissuto lontano dai riflettori dopo il suo presunto legame con Putin, ma la sua figura rimane centrale nelle discussioni riguardanti la famiglia segreta del leader russo. I bambini, secondo alcune testimonianze, sarebbero cresciuti in residenze dorate, circondati da lusso e abbondanza. Tra i dettagli curiosi, emerge la loro passione per i cartoni animati Disney e i Lego, esattamente come per milioni di altri bambini nel mondo. Ma che, in questo caso, sono associati a una realtà inaccessibile e distante.

L’assenza di una figura paterna

Un altro aspetto che caratterizzerebbe la vita dei figli di Putin è la costante sorveglianza. Con guardie del corpo e misure di sicurezza sempre attive. Persino le persone che lavorano a stretto contatto con loro, come le tate e i tutor, sono rigorosamente selezionate e soggette a costanti controlli. La figura paterna appare spesso assente. Vladimir Putin solo raramente trascorrerebbe del tempo con i suoi figli, di solito alla sera. Un fatto che ha portato alcuni a descrivere la vita dei figli di Putin come triste e solitaria dal punto di vista affettivo, che, come tutti sanno, è il più necessario e importante per i bambini.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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