Foto Ansa/Vigili del Fuoco Ucraina
Durante la notte fra il 3 e il 4 settembre la città di Leopoli, una delle più grandi dell’Ucraina occidentale, è stata colpita da un violento attacco missilistico da parte delle forze russe. L’attacco ha causato la morte di sette persone e ha lasciato numerosi feriti, molti dei quali versano in condizioni critiche. Secondo le autorità locali, l’attacco ha colpito principalmente aree residenziali, causando ingenti danni alle abitazioni e scuole, oltre che alle infrastrutture vitali della città.
Nelle prime ore dell’alba, i sistemi di difesa ucraini hanno registrato il lancio di diversi missili diretti verso Leopoli. Sebbene le difese aeree di Kiev ne abbiano intercettati alcuni, almeno 5 missili hanno raggiunto il centro città, causando esplosioni devastanti in vari quartieri. Il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi, ha descritto la situazione come “una delle peggiori notti dall’inizio del conflitto“. Gli ospedali di Leopoli sono sotto pressione a causa dell’alto numero di feriti. Diversi medici sono giunti da altre regioni dell’Ucraina per aiutare nella gestione dell’emergenza.
Foto Ansa/Vigili del Fuoco Ucraina
L’attacco ha suscitato una forte condanna da parte della comunità internazionale. L’Unione Europea, attraverso un comunicato del presidente uscente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha definito il feroce bombardamento russo “un atto di barbarie“ e ha ribadito il suo impegno a sostenere l’Ucraina sia militarmente che umanitariamente.
Diverse altre nazioni hanno offerto il loro supporto morale e logistico, con la NATO che ha ribadito la sua disponibilità a rafforzare le difese ucraine. L’Alto Rappresentante uscente per gli Affari Esteri dell’Unione europea, Josep Borrell, ha sottolineato che “gli attacchi deliberati contro civili costituiscono crimini di guerra” e che la Russia dovrà rispondere delle sue azioni.
A seguito del bombardamento di Leopoli – giunto non a caso dopo il protrarsi dell’invasione della Russia, nel territorio di Kursk, da parte dell’Ucraina – si è dimesso a sorpresa il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. La sua decisione arriva in un momento di estrema difficoltà per il Paese, già sotto invasione delle forze russe da 2 anni e mezzo.
Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. Foto Ansa/Epa Olivier Hoslet
Fonti vicine al governo di Kiev indicano che le dimissioni di Kuleba sono legate a divergenze interne sulla gestione del conflitto e sulle modalità di negoziazione con i paesi occidentali per il continuo supporto militare. Kuleba, che ha giocato un ruolo chiave nell’ottenere aiuti internazionali per l’Ucraina, avrebbe incontrato crescenti difficoltà nel mantenere un fronte comune all’interno della leadership ucraina.
Il passo indietro di Kuleba, una delle figure più influenti nelle relazioni internazionali dell’Ucraina, solleva molte domande sul futuro delle alleanze strategiche del Paese. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dovrà ora trovare un sostituto in grado di mantenere vivi i delicati equilibri diplomatici e ottenere continui aiuti dai partner europei e dagli Stati Uniti. Anche perché Kiev sta perdendo il Donbass. Il timore però è che, senza una figura esperta come Kuleba, le trattative internazionali per il supporto militare e finanziario all’Ucraina possano rallentare. Proprio mentre Kiev ha bisogno urgente di armamenti e assistenza per continuare a difendersi dall’offensiva russa.
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