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Bayesian, il marinaio: “Ho svegliato il comandante, siamo stati sbalzati in mare”

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Emergono alcun particolari inediti sul naufragio ancora tutto da ricostruire del veliero Bayesian, colato a picco in pochi minuti prima delle 5 del mattino del 19 agosto davanti a Porticello (Palermo). Nel naufragio sono morte 7 persone mentre altre 15 sono sopravvissute. Fra le vittime il ‘Bill Gates britannico’, Mike Lynch, e il presidente della banca d’affari internazionale Morgan Stanley, Jonathan Bloomer.  

A dare la sua versione dei fatti è stato nei giorni scorsi Matthew Griffiths, 22 anni, il marinaio che quella notte era di guardia in plancia sulla grande nave a vela. “Ho svegliato il comandante (James Cutfield, ndr) quando il vento era a 20 nodi” ha raccontato il marinaio agli investigatori. “Lui ha dato ordine di svegliare tutti gli altri. Io poi ho messo via i cuscini e le piante, chiuso le vetrate del salotto a prua e alcuni boccaporti“.

Da sinistra: Tim Parker Eaton, Matthew Griffiths e James Cutfield. Foto X @GDS_it

Bayesian, molti i punti oscuri

Griffiths, difeso dagli avvocati Mario Scopesi e Corrado Bregante che assistono anche l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton, è stato ascoltato come persona informata dei fatti. Tuttavia è sotto inchiesta da parte della procura di Termini Imerese al pari del comandante James Cutfield e dell’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton. Tutti e tre per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

Il marinaio Griffiths, di nazionalità francese, ha già lasciato l’Italia per rientrare a Nizza. Agli investigatori non avrebbe parlato dei portelloni, che non erano di sua competenza. L’eventualità che alcuni portelloni fossero aperti e abbiano dunque drammaticamente accelerato il naufragio imbarcando acqua a bordo è una delle ipotesi chiave per capire cosa sia accaduto quella notte. “La nave si è inclinata e siamo stati sbalzati in acqua. Poi siamo riusciti a risalire“, ha aggiunto Griffiths.

Non esisterebbe la scatola nera

Le difese dell’ufficiale di macchina Parker Eaton e del marinaio Griffiths potrebbero ora chiedere consulenze tecniche per capire le cause del naufragio. Si tratterebbe di una consulenza ingegneristica e di una di tipo meteorologico. La prima servirà ad accertare lo stato della nave e capire se vi fosse un guasto di cui nessuno era a conoscenza. La seconda punterà a valutare se si sia trattato di evento improvviso e violento o se fosse prevedibile. Sul veliero non ci sarebbe una scatola nera ma i vari apparati tecnici potrebbero avere lasciato traccia sui server a cui sono collegati.

Foto X @Biagio960

Il downburst senza preavvisi

Le eventuali consulenze, però, potranno iniziare solo una volta recuperato il relitto del Bayesian dal fondale di Porticello. Un’operazione che potrebbe durare mesi. Quella notte c’era un forte temporale nella zona ma, secondo quanto raccolto dai legali degli indagati, non ci sarebbero statiavvisi meteo di burrasca né allarmi particolari. Lo stesso pubblico ministero di Termini Imerese, Raffaele Cammarano, aveva parlato di “un evento repentino e improvviso” e spiegato che il veliero era stato “investito da un downburst“.

Il comandante del Bayesian, James Cutfield, 51 anni, ha intanto lasciato l’Italia il 30 agosto a bordo di un volo privato, probabilmente diretto a Maiorca, in Spagna, dove vive con la moglie. Già sentito dagli investigatori, è sotto inchiesta per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo dopo l’affondamento del veliero al largo di Porticello (Palermo). Con lui sarebbero partiti anche Tim Parker Eaton, l’ufficiale di macchina finito nel registro degli indagati con le stesse accuse, e altri membri dell’equipaggio. Due hostess della nave sarebbero invece dirette a Istanbul. Nell’hotel di Santa Flavia non c’e’ più nessuno dei 15 sopravvissuti all’ancora misterioso naufragio del Bayesian.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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