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Morti per il caldo, entro il 2100 triplicheranno: l’Italia è a rischio

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Negli ultimi anni, l’Europa ha vissuto alcune delle sue estati con più caldo. Estati che hanno coinciso con alti tassi di mortalità delle persone, soprattutto anziani e soggetti fragili. Stando alle previsioni di uno studio pubblicato su The Lancet Public Health, proprio i decessi per caldo estremo potrebbero triplicare in Europa entro la fine di questo secolo. In modo particolare tra le persone che vivono nelle zone meridionali.

L’Italia risulta dunque fra i Paesi che il caldo sempre più torrido e frequente andrebbe a colpire duramente. Si prevede che col passare degli anni il surriscaldamento globale del nostro pianeta infurierà particolarmente su Italia, Spagna, Grecia e alcune zone della Francia. Mentre per quanto riguarda i morti legati al freddo estremo, si prevede nel continente un leggero calo entro il 2100. Nel determinare le maggiori disparità su questo fronte incidono sia il cambiamento climatico che l’invecchiamento della popolazione.

Foto X @DomaniGiornale

Caldo killer degli anziani

Lo studio ha utilizzato i dati su 854 città europee con oltre 50mila abitanti ed è il primo a stimare i decessi attuali e futuri dovuti a temperature calde e fredde a questo livello di dettaglio regionale per l’intero continente. Attualmente in Europa, circa 8 volte più persone muoiono di freddo che di caldo, ma si prevede che il rapporto diminuirà notevolmente entro la fine del secolo.

Infatti sono proprio le vittime delle alte temperature ad essere date in aumento esponenziale. Gli anziani, spiegano gli autori dello studio, sono a maggior rischio di morte per temperature estreme e si prevede che il numero di persone che raggiungono l’età avanzata aumenterà nel tempo.

Nel complesso, con un riscaldamento globale in crescita di 3 gradi, una stima massima basata sulle attuali politiche climatiche, il numero di decessi correlati al caldo in Europa potrebbe aumentare da 43.729 a 128.809 entro la fine del secolo.

Decessi in Europa e in Italia

Nello stesso scenario, sempre a livello europeo, i decessi a causa del freddo, attualmente molto più alti di quelli dovuti al caldo, rimarrebbero elevati con una leggera diminuzione da 363.809 a 333.703 entro il 2100. Per quanto riguarda l’Italia, calcolando un riscaldamento globale di 3 gradi, i decessi legati al caldo estremo crescerebbero dagli attuali 10.433 a 28.285 entro il 2100. Se la temperatura dovesse salire di 4 gradi – lo scenario peggiore – si arriverebbe a oltre 45mila.

Alberi in Costa Rica. Avrebbero la capacità di eliminare il gas metano che genera parte del surriscaldamento terrestre. Foto Ansa/Epa Jeffrey Arguedas

L’analisi ha utilizzato un modello per prevedere il rischio di mortalità da caldo (e freddo) per diverse fasce d’età. Ovvero dai 20 anni agli oltre 85. Ci sono stime dei decessi attuali e futuri correlati alla temperatura per 4 livelli di riscaldamento globale (da 1,5 gradi a 4). Lo studio stima che le temperature calde e fredde attualmente provochino 407.538 decessi in Europa ogni anno, di cui 363.809 correlati al freddo e 43.729 al caldo appunto.

I decessi per freddo sono più alti nell’Europa orientale e negli Stati baltici e più bassi nell’Europa centrale e in alcune parti dell’Europa meridionale. Con tassi che vanno da 25 a 300 morti ogni 100.000 persone. I decessi correlati al caldo vanno da 0,6 a 47 ogni 100.000 persone, con i tassi più bassi nel Regno Unito e nei Paesi scandinavi e più alti in Croazia e nelle parti più meridionali del continente. Con un riscaldamento di 3 gradi si prevede che i decessi correlati alla temperatura aumenteranno del 13,5%, portando a 55.000 decessi in più ogni anno, spinti da un aumento dei morti per il caldo. La maggior parte dei decessi riguarderà le persone di età superiore agli 85 anni.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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