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Albo degli Educatori, prorogata l’iscrizione: cosa cambia per i professionisti

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L’iscrizione all’albo degli educatori, prevista inizialmente per il 6 agosto 2024, è stata prorogata al 31 dicembre 2024. Questa decisione arriva in risposta alle numerose richieste delle associazioni di categoria e dei sindacati che rappresentano i lavoratori del settore educativo. Vediamo nel dettaglio le motivazioni e le implicazioni di questa proroga.

Le Richieste di Proroga

Le associazioni delle cooperative, tra cui Confcooperative Federsolidarietà, Legacoopsociali e Agci Imprese sociali, insieme ai sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fpl e UILTuCS, hanno evidenziato la necessità di una proroga per diverse ragioni. La principale preoccupazione riguarda il breve lasso di tempo disponibile per completare le procedure di iscrizione, specialmente considerando la complessità della normativa e il periodo estivo, quando molti educatori sono in ferie o impegnati in attività lavorative che non permettono una rapida adesione.

Foto X @FisascatCisl75

Criticità della Legge 55/2024

La Legge 55/2024, che ha istituito gli albi dei pedagogisti e degli educatori socio-pedagogici, ha suscitato numerose polemiche e preoccupazioni. Una delle principali critiche riguarda i requisiti di iscrizione che escludono alcune categorie di lavoratori già attivi nel settore, come quelli definiti dal comma 599 del D.lgs 205/2017.

I sindacati hanno svolto un ruolo cruciale nel sollecitare la proroga e nell’evidenziare le problematiche legate alla legge. La senatrice Tatjana Rojc (PD) ha firmato una appello per trovare soluzioni che tutelino i servizi educativi e gli operatori del settore. Rojc ha sottolineato l’importanza dell’istituzione dell’albo, ma ha anche riconosciuto i problemi operativi che questa normativa comporta per il settore dell’infanzia e per il funzionamento dei servizi educativi.

Educatori, quali prospettive?

Con la proroga della scadenza – dal 6 agosto al 31 dicembre 2024 – c’è ora più tempo per affrontare le criticità emerse e trovare soluzioni adeguate. Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria stanno lavorando per garantire che tutti gli educatori abbiano la possibilità di iscriversi senza penalizzazioni. Inoltre, si sta cercando di rendere più chiari e accessibili i processi di iscrizione, anche attraverso modalità telematiche, laddove possibile.

La proroga dell’iscrizione all’albo degli educatori al 31 dicembre 2024 rappresenta un passo importante per garantire una transizione più fluida e per tutelare i diritti dei lavoratori del settore educativo. Le associazioni di categoria e i sindacati continueranno a monitorare la situazione. E a lavorare per trovare soluzioni che possano rispondere alle esigenze di tutti gli operatori coinvolti. Questa decisione offre una maggiore tranquillità ai professionisti del settore. Permettendo loro di adempiere agli obblighi normativi senza la pressione di scadenze immediate e in un periodo di maggiore disponibilità lavorativa.

Foto X @FisascatCisl75

Albo pedagogisti, il caso Friuli

Tornado ai requisiti per l’iscrizione all’albo degli educatori, c’è da sottolineare come questi escludano chi, ad esempio, non ha una laurea magistrale, malgrado abbia vinto, nel caso dei dipendenti pubblici, un regolare concorso. A questo proposito il Friuli Venezia Giulia si segnala per una particolarità. Si tratta dei 13 Ricreatori del Comune di Trieste – strutture in cui ci si occupa di giovani svantaggiati – che occupano oltre 250 persone e dove la laurea non è richiesta.

Per quanto riguarda l’inquadramento degli educatori che lavorano nel pubblico, qualche soluzione potrebbe arrivare anche dal tavolo regionale friulano sul contratto collettivo del comparto unico. Uno strumento che, stando a quanto garantito dall’assessore regionale alla Funzione pubblica Pierpaolo Roberti ai sindacati, dovrebbe individuare una soluzione al problema entro la fine dell’anno.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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