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Ursula von der Leyen alla prova del voto dopo la sua arringa per l’Europa

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È cominciata alle 13 del 18 luglio la votazione al Parlamento Ue per accordare o meno la fiducia alla nominata presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. I capi di Stato e di Governo dei 27 hanno scelto di confermare la ex ministra della Difesa tedesca alla guida dell’esecutivo europeo per un secondo mandato quinquennale. Ma von der Leyen deve passare il vaglio dell’Eurocamera.   

Su quanti voti può contare

Il voto sarà a scrutinio segreto ed è previsto che termini attorno alle ore 15. La maggioranza pro-Ue sulla quale finora ha fatto perno von der Leyen – Ppe-Socialisti-Liberali – può contare su 401 potenziali voti, tanti quanti sono i seggi dei parlamentari dei gruppi che la sostengono. A questo numero va aggiunta la compagine dei Verdi, che hanno di fatto annunciato il loro sostegno alla presidente designata.

Foto X @horn_helmut

Sono 53 i Greens che compongono il gruppo. Von der Leyen, quindi, parte da un teorico sostegno di 454 voti sui 720 seggi di tutta l’Eurocamera. A 454 bisogna sommare 6 voti che potrebbero arrivare dal gruppo Ecr, i Conservatori guidati dalla premier italiana Giorgia Meloni. Infatti la delegazione belga e quella ceca di Ecr hanno annunciato il loro sì a von der Leyen. Ogni previsione, comunque, resta soggetta al grande rebus dei franchi tiratori. Ce la farà von der Leyen o subirà uno smacco? Vedremo.

Il discorso di von der Leyen

Gli eurodeputati hanno comunque dedicato un lungo applauso all’ex presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che la presidente uscente della Commissione Ue ha citato durante il suo discorso in aula a Strasburgo.

Le scelte definiscono il destino e in un mondo pieno di avversità il destino dipende da ciò che faremo ora” ha detto Ursula von der Leyen. “L’Europa è davanti ad una scelta decisiva che definirà la nostra posizione nel mondo nel prossimo quinquennio. L’Europa non può controllare dittatori e demagoghi nel mondo ma può scegliere di tutelare la nostra democrazia“. Poi la presidente ha puntato l’attenzione sul Green Deal: la sfida per un’economia e un’Europa più ecologica, riaffermandola come pilastro del suo secondo mandato.

L’attacco a Orban

Due settimane fa un premier europeo si è recato a Mosca – ha quindi affermato  von der Leyen facendo riferimento a Viktor Orban -. Questa cosiddetta missione di pace è stata solo una missione dell’acquiescenza, dell’appeasement, una politica di eccessive concessioni”. “Solo due giorni dopo i jet di Putin hanno colpito un ospedale pediatrico. Era un messaggio del Cremlino per raggelare noi tutti. Nessuno vuole la pace più dell’Ucraina e l’Ue sosterrà l’Ucraina finché sarà necessario“, ha scandito.

Basta con la guerra a Gaza

“Lo spargimento di sangue a Gaza deve fermarsi, qui e ora. L’umanità non può sopportare oltre. Stiamo lavorando per un maggior sostegno all’Autorità Nazionale Palestinese“, ha aggiunto poi nel suo discorso Ursula von der Leyen. “La soluzione a due Stati (Israele e Palestina, ndr.) è il modo migliore per garantire la sicurezza, per entrambi, israeliani e palestinesi. La gente della regione merita la pace e la prosperità, e l’Ue sarà con loro”.

Von der Leyen e Meloni. Foto Ansa/Epa Olivier Hoslet

Migrazioni, la mossa di von der Leyen

Da notare che nelle linee guida politiche della presidente della Commissione europea, si legge: “Nominerò un Commissario per il Mediterraneo. Che si concentri su investimenti e partenariati, stabilità economica, creazione di posti di lavoro, energia, sicurezza, migrazione e altre aree di interesse reciproco, nel rispetto dei nostri valori e principi“. Il futuro Commissario lavorerà a stretto contatto con l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza (la neo-nominata Kaja Kallas).

Meloni tratta con von der Leyen

Fino all’ultimo sono proseguite, prima del discorso del 18 luglio, le trattative politiche che Ursula von der Leyen ha da tempo ingaggiato con Giorgia Meloni. Con l’obiettivo di ottenere l’appoggio di Fratelli d’Italia alla sua politica per il secondo mandato. “Non aprire troppo a sinistra“, le avrebbe detto la premier di destra italiana nell’ultima telefonata intercorsa fra le due. Adesso, però, dopo il discorso all’Eurocamera, è il momento della prova del voto.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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