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Gli schiavi dell’Agro Pontino: 30mila indiani sfruttati nei campi

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Nell’agricoltura italiana lavorano decine di migliaia di schiavi. Non si tratta naturalmente di persone in catene ma di uomini e donne sfruttati tutto il giorno, con paghe da fame, senza contratto in regola e spesso senza neanche un permesso di soggiorno per stare legalmente nel nostro Paese. Abitano in dimore fatiscenti, sono sottoposti a vessazioni, anche sessuali, soprattutto le donne ma anche gli uomini. Sono un ‘esercito’ di invisibili.

A riportare l’attenzione sul caporalato, ancora ampiamente diffuso in tutta Italia, è stata la tragedia evitabile di Satnam Singh in un’azienda di borgo Santa Maria, presso Latina. Singh è il bracciante indiano di 31 anni morto il 19 giugno dopo essere stato abbandonato in fin di vita, con un braccio amputato da un macchinario, dal proprio datore di lavoro. L’uomo è adesso sotto inchiesta per omicidio colposo e omissione di soccorso. La zona di Latina, dove è avvenuto il fatto, è piena di schiavi. È quella che raccoglie il maggior numero di cittadini indiani in Italia.

Braccianti-schiavi al lavoro. Foto Ansa/Quotidiano del Sud

Schiavi per 3 euro all’ora 14 ore al giorno

I quali, oltre a un impiego nella raccolta di ortaggi e frutta, trovano però anche l’inferno. Sono migliaia di persone costrette a lavorare fino a 14 ore al giorno. Sotto qualunque condizione atmosferica, per paghe molto basse – anche meno di 3 euro all’ora. In attesa di ricevere i documenti o in clandestinità. In molti casi i “padroni” come li chiamano, cioè i loro datori di lavoro italiani, consentono che siano drogati con stupefacenti o antidolorifici in modo che non percepiscano dolore e stanchezza.

Come emerge da un reportage del quotidiano romano il Messaggero, l’Agro Pontino di Latina conta un esercito di circa 30mila braccianti indiani schiavi, provenienti soprattutto dal Punjab. Qui le famiglie vendono tutto per pagare il viaggio fino all’Italia ai loro figli e ai giovani delle loro comunità. Un viaggio che arriva a costare anche 9mila euro. Cioè quasi 5 volte lo stipendio medio annuo. Il ‘pacchetto’ delle organizzazioni criminali comprende tutto: compresa la guida che porterà l’aspirante bracciante dall’aeroporto ai campi in provincia di Latina. Ed è lì che la speranza di un futuro migliore si trasforma in incubo a occhi aperti.

Senza indiani l’economia crolla

Ai 17mila lavoratori schiavi regolarizzati fanno da contraltare altri 12mila in attesa di documenti, in molti casi clandestini. Eppure il loro contributo risulta fondamentale per il settore agroalimentare della provincia. Nei campi tra Latina, Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina gli indiani raccolgono e confezionano tutte le colture, dai pomodori ai kiwi. Che ci siano 40 gradi o si vada sottozero, i lavoratori non posso fermarsi.

Un fermo immagine tratto da un video della polizia mostra un’operazione anti caporalato a Latina. Foto Ansa/Polizia

I datori di lavoro glielo impongono, trattandoli come animali e insultandoli e mandandogli allo sbaraglio senza formazione o dispositivi di sicurezza. “Si dimenticano che siamo esseri umani“, ha raccontato il 36enne Mandeep Singh, ex bracciante in Italia dal 2017.
Dall’inchiesta del Messaggero emerge inoltre che le paghe dei datori di lavoro sono da fame e spesso non arrivano a 3 euro all’ora. Ma non c’è che prendere o lasciare. Per i lavoratori invisibili, ovviamente, versati in nero.

Schiavi senza dimora

In moltissimi casi i pagamenti arrivano dopo mesi. In questo modo i braccianti non possono né inviare il denaro alle loro famiglie in India, né trovare una sistemazione dignitosa in Italia. La stragrande maggioranza dorme in container senza acqua o elettricità o addirittura nei capannoni di raccolta. Come emerso dalle indagini della Procura di Latina, una delle sostanze che i datori di lavoro usano di più per drogare i braccianti è il bulbo del papaver somniferum essiccato, detto la ‘droga degli ultimi‘: scarto della produzione dell’eroina. Come raccontato anche da VelvetMag già 5 anni fa, in alcuni casi ci sono datori di lavoro che nell’Agro Pontino sparano ai braccianti-schiavi.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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