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Francia al voto il 30 giugno. Con la paura che vinca l’estrema destra

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In Francia l’effetto (voluto) dello scioglimento dell’Assemblea nazionale da parte del presidente della Repubblica Emmanuel Macron, è stato immediato. Migliaia di persone sono scese in piazza in questi giorni, in diverse città da nord a sud del paese, per esprimere la loro opposizione all’estrema destra. Il voto per le europee dell’8 e 9 giugno è stato impressionante: il Rassemblement di Marine Le Pen ha doppiato, in termini di consensi, il partito Renaissance dei macroniani.

La destra, che per molti non ha mai davvero reciso le sue radici fasciste, denunciano i manifestanti, si ritrova “alle porte del potere“. In Place de la République a Parigi si sono ritrovate diverse migliaia di persone secondo un giornalista dell’AFP – 3.000 secondo la questura -, tra cui molti giovani, già la sera del 9 giugno. I manifestanti hanno chiesto la formazione di un fronte popolare a sinistra, per bloccare l’avanzata delle destre alle urne il prossimo 30 giugno. Questa è la data che Macron, in quanto capo di Stato, ha fissato per il voto. Il turno di ballottaggio, tipico delle elezioni in Francia, si terra il 7 luglio.

Migliaia in piazza a Parigi per chiedere unità contro le destre. Foto Ansa/André Pain

La Francia al bivio del voto

Le grandi manovre, dunque, sono cominciate. La maggioranza farà di tutto per sconfiggere Rassemblement national di Marine Le Pen, che schiera come candidato premier il 28enne di origine italiana Jordan Bardella. Le elezioni si volgeranno a pochi giorni dai Giochi Olimpici di Parigi (dal 26 luglio all’11 agosto).

Ho fiducia nella capacità del popolo francese di fare la scelta più giusta per sé e per le generazioni future” ha scritto il capo dello Stato su X. “La mia unica ambizione è essere utile al nostro paese che amo tanto“. Il giorno prima aveva dichiarato di aver preso la decisione di sciogliere l’Assemblea di fronte all'”ascesa dei nazionalisti” per “restituire” ai francesi “la scelta del nostro futuro parlamentare attraverso il voto“. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno quanto piuttosto di una mossa da poker. In un momento in cui “c’è un desiderio molto forte da parte dei francesi di punire il presidente della Repubblica“, sottolinea la sondaggista Céline Bracq, direttrice generale dell’istituto Odoxa.

Chi è Jordan Bardella

Guidato dal 28enne Jordan Bardella, il partito di Le Pen ha trionfato alle Europee con il 31,36% dei voti, davanti alla candidata macronista Valerie Hayer (14,60%) e al capolista del PS Raphael Glucksmann (13,83%). Bardella guiderà la campagna del suo partito, ma non correrà il rischio di candidarsi alle elezioni legislative e Rn non si alleerà con altri partiti. Bensì proporrà una piattaforma elettorale che “si rivolgerà a tutti coloro che non appartengono ai partiti politici” ha annunciato il deputato Sebastien Chenu.

Jordan Bardella. Foto Ansa/Epa André Pain

Il Rassemblement national è “pronto a esercitare il potere“, ha detto domenica Marine Le Pen. Emmanuel Macron, dal canto suo, ha prima sciolto il Parlamento con un annuncio in televisione, poi riunito il Governo e ha anticipato che in settimana parlerà di quale sarà il suo programma. “C’era un’altra strada” si è rammaricata la presidente uscente dell’Assemblea nazionale Yael Braun-Pivet, che ha tuttavia detto di sperare che dalle urne a luglio esca una “maggioranza solida” attorno al capo dello Stato. Ciò grazie alle “coalizioni più ampie possibili“.

Una difficile coalizione a sinistra

Stéphane Séjourné, ministro degli Esteri della Francia e capo del partito di Macron (Renaissance), ha lanciato un appello alla “mobilitazione di tutte le forze repubblicane“. “Abbiamo bisogno di una nuova dinamica stiamo lavorando su settori che proporremo ai francesi nei prossimi giorni“, ha annunciato la portavoce del governo Prisca Thevenot. A sinistra, i negoziati tra i partiti danneggiati in queste elezioni europee dagli scontri tra socialisti e dissidenti saranno probabilmente difficili. Il segretario del PS Olivier Faure ha aderito alla proposta di Francois Ruffin di formare un “fronte popolare” per contrastare l’estrema destra.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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