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Elezioni in Abruzzo, perché sono una sfida così importante

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Le elezioni regionali in Abruzzo di domenica 10 marzo costituiscono una sfida elettorale fra le più significative dell’anno in Italia. A causa del ribaltone delle scorse settimane in Sardegna, i giochi sono più che aperti anche a L’Aquila. In Sardegna la candidata di Centrosinistra e Movimento Cinque Stelle, Alessandra Todde, è diventata presidente contro ogni pronostico, superando sia pure di un soffio il candidato di Centrodestra, Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari, imposto da Giorgia Meloni. Adesso è a rischio la rielezione del governatore uscente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, anch’egli di Fratelli d’Italia.       

Il Centrosinistra ci crede davvero. L’esperimento del campo largo, naufragato già prima delle elezioni politiche generali del 25 settembre 2022, riparte da Cagliari. Così, dal palco dell’Aquila Alessandra Todde, fresca di vittoria in Sardegna, ha sostenuto la chiusura di campagna elettorale di Luciano D’Amico, docente ed ex rettore dell’Università di Teramo, e candidato governatore di PD, M5S e addirittura anche Italia Viva e Azione.

Marco Marsilio (a sinistra) e Luciano D’Amico. Foto Ansa/Percossi/Prosperi

Abruzzo, sinistra galvanizzata

I comizi di chiusura (venerdì 8 marzo) si sono volti senza i leader nazionali: caratteristica ormai fondante di tutte le campagne elettorali locali in Italia. A sostegno del meloniano Marco Marsilio, presidente della regione uscente, sono arrivati 4 governatori di destra: Francesco Acquaroli (Marche) e Francesco Rocca (Lazio) di Fratelli d’Italia, la leghista Donatella Tesei (Umbria) e il forzista Francesco Roberti (del Molise). È arrivato anche il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano.

In nostri valori sono diversi dai loro” ha detto invece la neo presidente della Sardegna, Alessandra Todde agli abruzzesi, rivolgendosi, in particolare, alle persone che non hanno intenzione di andare a votare. “Vedrete che cambieranno le cose. Gli abruzzesi sono pronti per il cambiamento così come in Sardegna. Sono qui proprio per dire che bisogna crederci, veramente e fino all’ultimo voto. Questo cambiamento non ce lo regaleranno, ce lo prendiamo noi”.

D’Amico la ringrazia per la sua presenza: “Con il suo sostegno riusciremo a concludere nel migliore dei modi una campagna iniziata 6 mesi fa“. “Ho iniziato questo incontro con l’Inno di Mameli. La patria è un valore che vogliamo recuperare, la patria l’abbiamo difesa noi con la brigata Maiella. Dalla destra, da questi signori non accettiamo lezioni” ha aggiunto Luciano D’Amico. I due hanno chiuso il comizio cantando insieme Bella Ciao.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Foto Ansa/Chigi Filippo Attili

Il Centrodestra in affanno

Il comizio di chiusura del candidato di Centrodestra, Marco Marsilio, si è svolto nella tensostruttura allestita alla Villa Comunale dell’Aquila. All’arrivo il governatore uscente ha lanciato un appello all’elettorato: “Non si può tornare ai tempi bui” ha detto Marsilio. In prima fila anche il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Questa Regione non può tornare indietro, non può tornare nella palude del PD, nelle mani dei comunisti. Diamo nome alle cose: sono comunisti“, ha detto il ministro dal palco.

Il governatore delle Marche, Francesco Acquaroli, si è detto “convinto che l’Abruzzo deciderà di continuare sulla strada che cinque anni fa gli ha permesso di diventare protagonista in Italia e in Europa“. “Lazio e Abruzzo – ha detto invece Francesco Roccasono due regioni connesse, è importante collaborare, lavorare insieme. E questa sera non potevo mancare“. Marsilio, dopo avere ringraziato i colleghi presenti, ha attaccato gli avversari: “Li manderemo a dormire presto: all’una di notte saremo già con 10 punti di vantaggio e non recupereranno mai” ha promesso Marsilio chiudendo il comizio. Una promessa pericolosa, perché D’Amico sarebbe in rimonte nei sondaggi.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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