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Russia, Yulia Navalnaya: “Alle elezioni tutti ai seggi per protesta contro Putin”

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La morte di Alexsei Navalny ha scosso la Russia e ora la moglie, Yulia Navalnaya, esorta i suoi connazionali a recarsi alle urne il 17 marzo alle ore 12 in punto. Una forma di protesta contro il governo di Putin nella domenica in cui si concluderanno le elezioni presidenziali russe, che cominceranno il 15 marzo. La vedova del più carismatico e importante oppositore dello ‘zar’ rilancia così in un video sul web l’iniziativa “Mezzogiorno contro Putin”. Un’idea che lo stesso Navalny aveva lanciato dal colonia penale della Siberia artica dove è morto lo scorso 16 febbraio, “assassinato con un pugno al cuore”, ha scritto il quotidiano inglese The Times.

Che cosa fare dopo, lo decidete voi“, spiega Yulia Navalnaya. “Potete votare – prosegue – per qualsiasi candidato tranne Putin. Oppure potete rovinare la scheda elettorale, o potete scrivere a lettere grandi ‘Navalny. E pure se non vedete per niente un senso ad andare a votare, potete semplicemente andare e stare al seggio elettorale e poi voltarvi e tornare a casa“. Navalnaya ha inoltre dichiarato che questa iniziativa “aiuterà a capire che c’è tanta gente” che non appoggia il Cremlino, che “ci circondano persone che anch’esse sono contro la guerra, la corruzione e l’iniquità“.

Foto X @SkyTG24

La Russia bandisce Kasparov

Da Mosca arriva inoltre la notizia che il Cremlino ha inserito l’oppositore Garry Kasparov, che risiede all’estero, nella lista dei “terroristi ed estremisti“. Lo riferisce l’agenzia di stampa Tass. Kasparov è lo storico campione mondiale di scacchi degli Anni Ottanta e Novanta ma è anche, da sempre, uno dei più maggiori oppositori di Vladimir Putin. Si è schierato più volte apertamente contro l’operato del presidente russo. La sua posizione, apertamente in contrasto con il Governo, lo ha costretto a lasciare la Russia nel 2013, obbligandolo a trasferirsi prima a New York e poi in Croazia.

Kasparov ha rilasciato dichiarazioni pesanti in seguito alla morte in Russia di Alexei Navalny, affermando che le responsabilità ricadono non solo su Putin ma anche sui russi. I quali, a suo dire, non hanno avuto abbastanza coraggio per ribellarsi. Tuttavia Kasparov ha accusato anche i leader occidentali: “Temo preferiscano che i dissidenti siano martiri. Possono lasciare fiori e dire belle parole mentre negoziano con l’assassino. Nessuno contesta tale ipocrisia. Navalny è stato prima di tutto e sempre un combattente e, a meno non combattano, Biden, il tedesco Olaf Scholz e gli altri dovrebbero tenere il suo nome lontano dalle loro lingue biforcute“.

Attacco a Odessa, sfiorati Zelensky e Mitsotakis

Una forte esplosione è stata segnalata a Odessa, in Ucraina, il 6 marzo, mentre si stavano incontrando il presidente Volodymyr Zelensky e il premier greco Kyriakos Mitsotakis. “Vedete con chi abbiamo a che fare. A loro non importa dove colpire. So che ci sono state delle vittime. Non conosco i dettagli, ma so che ci sono morti e feriti“. Questo il commento a caldo di Zelensky nella conferenza stampa con il premier greco, come riporta Rbc Ucraina. “Alla fine (della visita, ndr), abbiamo sentito il suono delle sirene dei raid aerei e delle esplosioni molto vicino a noi. Non abbiamo avuto il tempo di andare nei rifugi“, ha affermato Mitsotakis, parlando di “un’esperienza impressionante“.

Da parte della Russia, il capo dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk, Leonid Pasechnik, citato dall’agenzia Ria Novosti, ha detto che 5 civili, che viaggiavano a bordo di un minibus nella regione di Lugansk, nel Donbass, in territorio occupato dalla Russia, sono morti quando il mezzo è saltato su una mina nella cittadina di Kirovsk. Altri tre passeggeri sono rimasti feriti. Intanto a Kremennaya, sempre nel Lugansk, due persone sono state uccise e due ferite in un bombardamento ucraino, secondo le autorità locali.

Zelensky e Mitsotakis a Odessa, dove hanno rischiato di essere colpiti da un missile russo. Foto X @visegrad24

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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