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Femminicidio di Vanessa Ballan, arrestato il presunto assassino

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A poco più di un mese dal femminicidio di Giulia Cecchettin, il Veneto e l’Italia intera si ritrovano a piangere Vanessa Ballan, un’altra donna brutalmente assassinata da un uomo. A morire, il 19 dicembre, è stata lei, una giovane mamma di 27 anni, incinta del secondo figlio. Le forze dell’ordine hanno arrestato un cittadino kosovaro di 41 anni, Bujar Fandaj: sarebbe lui il killer. 

L’assassino ha colpito Vanessa Ballan con almeno 7 coltellate al torace davanti alla porta di casa, in una villetta a Spineda, piccola frazione del comune trevigiano di Riese Pio X. Lo scorso mese di ottobre la donna aveva denunciato per stalking Bujar Fandaj. La polizia lo ha arrestato nella tarda serata del 19 dicembre, a poca distanza dalla sua abitazione di Altivole (Treviso), paese vicino a quello in cui viveva la vittima con suo marito e un bambino di 4 anni.

Vanessa Ballan (in alto a sx) e il presunto killer (in basso a dx)

Vanessa e Giulia Cecchettin

I carabinieri di Treviso avevano da subito avviato le ricerche per rintracciare l’uomo, sotto la direzione della procura di Treviso. Secondo la ricostruzione che hanno fatto il marito della donna, Nicola Scapinello, e alcuni testimoni, Fandaj si era allontanato a piedi dal luogo del delitto. L’uomo si trova ora in carcere a Treviso, sottoposto a fermo per omicidio aggravato. Vanessa era in attesa del secondo figlio: era già mamma di un bimbo di 4 anni che al momento delitto era alla scuola materna. L’allarme è stato dato poco dopo le 14 del 19 dicembre da un vicino di casa, che ha avvertito il 118.

A scoprire il cadavere è stato il marito della donna, Nicola Scapinello, che i carabinieri hanno poi ascoltato a lungo. Sul posto, oltre ai militari, è giunto il magistrato di turno, il sostituto procuratore di Treviso Michele Permunian, affiancato dal medico legale Antonello Cirnelli. Destino vuole che fu proprio Cirnelli a fare i primi esami sul corpo di Giulia Cecchettin, quando fu ritrovata senza vita in un dirupo nei pressi del lago di Barcis (Pordenone), dove Filippo Turetta l’aveva abbandonata nel corso della fuga dopo il delitto di Vigonovo (Venezia).

Vanessa Ballan. Foto X @PieraBelfanti

Un omicidio efferato

Dal primo esame sulla salma è emerso che Vanessa Ballan è stata percossa al volto, e poi colpita con almeno 7 coltellate profonde al torace. Sulle sue mani numerose lesioni, a conferma di come la vittima abbia provato disperatamente a salvarsi dalla furia dell’omicida. Un femminicidio, quello che ha avuto per vittima Vanessa, che ha colpito ancora una volta una famiglia comune, come nel caso della famiglia di Giulia Cecchettin. Originari di Castelfranco Veneto (Treviso), Ballan e suo marito vivevano in un piccolo quartiere residenziale della frazione di Riese, composto da case bifamiliari e un negozio di parrucchiera. Vanessa lavorava come commessa in un supermercato vicino, e aveva da poco cominciato il periodo di maternità. Nicola Scapinello è invece un piastrellista e ha una ditta personale. I due si erano sposati nel novembre 2012.

Ipotesi sul movente

In base alle prime ricostruzioni della vicenda, sembra che il presunto killer, Bujar Fandaj, avesse da tempo rapporti molto tesi con la famiglia di Vanessa Ballan e Nicola Scapinello. Sembra che il cittadino kosovaro avesse avuto un legame sentimentale con la vittima, ma una volta terminato avrebbe cominciato a perseguitarla, con continue e improvvise visite al supermercato in cui Vanessa Ballan lavorava. Una serie di comportamenti molesti che avevano spinto la donna a denunciarlo a ottobre per stalking. Adesso il Veneto si prepara a un nuovo giorno di lutto regionale per un’altra vittima di femminicidio, dopo quello osservato in occasione dei funerali di Giulia Cecchettin lo scorso 5 dicembre a Padova.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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