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Premierato, via libera dal Governo: in cosa consiste la riforma

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Il Governo Meloni ha approvato il testo della ministra per le riforme Elisabetta Casellati che punta a introdurre il premierato in Italia. Adesso toccherà al Parlamento il dibattito sulla proposta di cambiamento della Costituzione.

Il via libera del Cdm è arrivato il 3 novembre all’unanimità. “Sono molto fiera di questa riforma, confido in un consenso ampio in Parlamento, altrimenti chiederemo agli italiani” ha dichiarato Giorgia Meloni. Se il Parlamento dovesse bocciare la riforma del premierato, il capo del Governo ha affermato che intende andare avanti “con il referendum. Noi abbiamo fatto quel che dovevamo fare, mettiamo gli italiani davanti a una grande rivoluzione” che “ci porta nella Terza Repubblica“.

Giorgia Meloni. Foto Ansa/Fabio Frustaci

Cos’è il premierato

Il premierato è un istituto politico e giuridico in base al quale i cittadini elettori potranno scegliere direttamente il capo del Governo. Adesso non è così. Gli italiani non hanno il potere di ‘nominare’ il premier indicandolo sulla scheda. Al più possono immaginare che il ‘candidato’ che il partito o la coalizione per cui scelgono di votare indica come capo del futuro Governo diverrà effettivamente tale. Ma sono sempre i rappresentanti dei cittadini eletti in Parlamento, e raggruppati nei partiti, che propongono al presidente della Repubblica uno o più nomi del possibile premier.

Il nostro obiettivo – ha spiegato Giorgia Meloni in conferenza stampa – è garantire, a coloro che il popolo sceglie, di governare per una legislatura“. E questa “per me è la madre di tutte le riforme che si possono fare in Italia“. “Il ruolo del presidente della Repubblica è di assoluta garanzia, abbiamo deciso di non toccare le competenze del capo dello Stato, salvo l’assegnazione dell’incarico al presidente del Consiglio che sarà scelto dai cittadini” ha affermato la premier.

Come funzionerà

Se la riforma costituzionale alla fine passasse, dalla prossima legislatura a eleggere il capo del Governo italiano sarebbero i cittadini. Il premier rimarrebbe in carica 5 anni. Sulla scheda elettorale gli elettori troverebbero i nomi dei candidati premier accanto alle liste che li sostengono. Il sistema elettorale diventerebbe maggioritario con un premio di maggioranza che assicurerebbe il 55% dei seggi sia alla Camera che al Senato alle liste collegate al candidato premier eletto.

Al presidente della Repubblica non spetterebbe più il potere di nomina del premier come prevede l’articolo 92 della Costituzione. Bensì quello di conferire l’incarico al premier indicato sulle schede che risulta vincitore. Il Quirinale manterrebbe il potere di nomina dei ministri, su indicazione del capo del Governo. Nel caso in cui il presidente del Consiglio si dimetta o decada dal suo ruolo, il capo dello Stato potrebbe assegnare l’incarico di formare un nuovo esecutivo al premier dimissionario o a un altro parlamentare della sua coalizione. Si tratta della cosiddetta norma anti-ribaltone: l’obiettivo è di impedire che nascano in Parlamento governi diversi da quelli che i cittadini potranno indicare col voto.

Francesco Talò. Foto Ansa/Epa Claudio Peri

Dimissioni del Consigliere di Meloni

Nel corso della conferenza stampa a seguito del Consiglio del ministri, Giorgia Meloni ha poi precisato la questione dello scherzo telefonico che 2 comici russi le hanno fatto. “Il consigliere diplomatico, l’ambasciatore Francesco Talò, ha rassegnato le dimissioni questa mattina” ha detto la premier. “Verso la fine della telefonata – ha spiegato – ho avuto un dubbio soprattutto nella parte in cui sui è parlato del nazionalismo ucraino che è un tema tipico della propaganda russa. L’ho segnalato all’ufficio diplomatico e credo che lì ci sia stata una superficialità“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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