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Nadef, aiuti alle famiglie ma sale l’indebitamento pubblico

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Via libera dal Consiglio dei ministri alla Nadef, la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. L’esecutivo si avvicina alla manovra di bilancio e fissa i paletti in quella che ne è la ‘cornice’: con la Nadef, infatti, il Governo Meloni ha intenzione di confermare “gli aiuti alle famiglie con redditi medio bassi e il taglio del cuneo fiscale“.

L’impostazione della legge sul bilancio dello Stato sarà quindi “all’insegna della serietà e del buon senso” fanno sapere fonti dell’esecutivo. La manovra si baserà “sull’avvio dell’applicazione della delega fiscale per proseguire nella politica di riduzione delle tasse“.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Foto Ansa/Angelo Carconi

Nadef, il ‘guaio’ del Superbonus

Per quanto riguarda gli obiettivi di indebitamento che il Governo stima nella Nadef, si parla di un deficit che sale al 5,3% del Pil nel 2023. Questo a causa della contabilizzazione del Superbonus edilizio: un’iniziativa di impulso all’economia che ha contribuito a sostenere l’Italia durante la crisi della pandemia di Covid ma che ha generato un ‘buco’ di bilancio molto forte.

Adesso il Governo Meloni ‘libera’ 0,7 punti percentuali di deficit – circa 14 miliardi di euro – per la manovra di bilancio, come la Nadef testimonia. Secondo il documento, i bonus edilizi avranno un impatto negativo sui conti pubblici e, in assenza di questi, il debito sarebbe sceso di un punto percentuale all’anno. I bonus edilizi comportano un sostanziale incremento del fabbisogno pubblico nel corso dell’intera legislatura, riducendo gli spazi di manovra per finanziare interventi a favore dell’economia reale e delle famiglie.

Il Pil del 2024, secondo la Nadef, crescerà del +1,2%, con la stima ad aprile pari al +1,5%. Il debito per il 2024 è fissato al 140,1%. Tra le scelte di politica economica, ci sarà la “prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego con particolare riferimento alla sanità“.

Giorgetti: “Più deficit? È ragionevole

Per l’anno prossimo abbiamo posto l’asticella” del deficit al 4,3% del Pil ha dichiarato in conferenza stampa il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Questo “dovrebbe permetterci di confermare interventi indispensabili a beneficio dei redditi medio bassi. In particolare il taglio cuneo e misure premiali per la natalità oltre a stanziamenti significativi per rinnovo del contratto del pubblico impiego“. Giorgetti ha aggiunto che “non rispettiamo il 3%” del deficit (la regola dei trattati europei) “ma la situazione complessiva non induce a ritenere di fare politiche procicliche che alimentano la recessione. E quindi l’asticella si sposta a un livello di ragionevolezza“.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Foto Ansa/Angelo Carconi

Il ministro dell’Economia e delle finanze ha inviato alla Commissione europea la lettera con i dati della Nadef 2023 che il Cdm ha approvato. “Credo che alla Commissione ci siano delle persone che hanno fatto e fanno politica. E quindi diversamente dai banchieri centrali che fanno il loro mestiere e decidono in autonomia da altri tipi di considerazione, credo che comprenderanno la situazione. Così come la comprendono tutti i miei colleghi ministri delle finanze europei che gestiscono una situazione di rallentamento dell’economia e in qualche caso di recessione“. Un riferimento, quest’ultimo, neanche tanto velato alla Germania. La locomotiva d’Europa è infatti anch’essa in difficoltà economica.

Abbiamo varato la Nadef, ovvero la cornice che definisce la prossima legge di bilancio” ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni. “Stiamo lavorando per scrivere una manovra economica all’insegna della serietà e del buon senso. E che mantenga gli impegni che abbiamo preso con gli italiani. Ossia basta con gli sprechi del passato, tutte le risorse disponibili destinate a sostenere i redditi più bassi, tagliare le tasse e aiutare le famiglie“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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