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Libia, dalle inondazioni danni incalcolabili sulla città martire di Derna

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Le Nazioni Unite esprimono forte preoccupazione per quanto sta accadendo in Libia dove lo scorso fine settimana si è abbattuta una catastrofe senza precedenti. In Cirenaica, nel Nord-Est del paese, il ciclone Daniel, un uragano mediterraneo, ha distrutto la città di Derna provocando migliaia di vittime, forse 20mila. Nell’arco di 24 ore sono caduti 400 millimetri di piogge torrenziali che hanno causato il crollo di due dighe.

Le strutture infrante hanno rovesciato a monte di Derna circa 33 milioni di metri cubi di acqua. Interi quartieri della città portuale sul Mediterraneo sono stati spazzati via. Sono in corso da quasi una settimana le ricerche dei dispersi – decine di migliaia di persone – e delle vittime. Persone sparite nel nulla sono riapparse senza vita a 100 chilometri di distanza, portate via dal mare e dai flussi delle inondazioni.

Un uomo vicino agli edifici crollati nella città portuale di Derna. Foto Ansa/Epa

L’ONU: “Non seppellite in fosse comuni

Il 15 settembre l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e altre agenzie umanitarie hanno esortato le autorità libiche a smettere di seppellire le vittime delle alluvioni in fosse comuni. Secondo un rapporto ONU, finora più di 1.000 persone sono state sepolte in fosse comuni. La dichiarazione esorta a seppellire le vittime in tombe ben delimitate e documentate, poiché una sepoltura affrettata può portare a un disagio mentale di lunga durata per i familiari in lutto.

In questa zona della Libia il totale delle precipitazioni in sole 24 ore ha superato il totale registrato normalmente in un anno intero. Non è raro, tuttavia, che la regione della Cirenaica riceva un’elevata percentuale di piogge annuali in un tempo relativamente breve, poiché è molto secca. Tuttavia le precipitazioni che la tempesta Daniel ha provocato sono state particolarmente estreme.

Effetti del cambiamento climatico

È troppo presto per attribuire con certezza la gravità di questo uragano mediterraneo all’aumento delle temperature globali della Terra. Si ritiene però che il cambiamento climatico stia sovraccaricando le precipitazioni associate a tali tempeste, secondo quanto afferma alla Bbc Liz Stephens, docente di rischi climatici e resilienza all’Università di Reading, in Inghilterra.

Gli oceani hanno temperature sempre più calde più calde e possono conferire alle tempeste più energia. Al tempo stesso un’atmosfera più calda trattiene più umidità. Secondo gli esperti la catastrofe avvenuta in Libia dimostra tristemente come l’impatto di condizioni meteorologiche estreme si amplifichi laddove le popolazioni sono vulnerabili. E manca una preparazione adeguata a fronteggiare simili eventi atmosferici e climatici.

Veicoli danneggiati a Derna. Foto Ansa

Libia, un paese in grave difficoltà

Il bilancio ufficiale delle vittime del disastro è di 3mila persone. L’ambasciatore della Libia all’ONU stima però che siano 6mila; la Mezzaluna Rossa (equivalente arabo della Croce Rossa) 11mila. Il sindaco di Derna afferma che potrebbero arrivare a 20mila. La colossale alluvione in Libia appare “scioccante” e “inimmaginabile nelle sue conseguenze” per l’alto funzionario delle Nazioni Unite Martin Griffiths. Parlando dal quartier generale di Ginevra, Griffiths ha aggiunto che il disastro è stato “un enorme promemoria del clima e della sua presenza“.

Il funzionario ha inoltre detto, spiega la Bbc, che una squadra di soccorritori è arrivata persino dal Marocco, disastrato a causa del terremoto dell’8 settembre poche ore prima delle inondazioni in Cirenaica. L’instabilità politica in Libia negli ultimi 10, ossia dopo la fine del regime di Gheddafi, comprende diverse guerre civili. E ha contribuito all’impatto devastante delle inondazioni, afferma Griffiths, poiché “300mila persone avevano già bisogno di aiutiprima che le dighe crollassero. L’ONU ha ora lanciato un appello urgente per raccogliere poco più di 71 milioni di dollari per rispondere ai bisogni delle persone colpite dalle inondazioni.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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