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Bufera sul generale che attacca i gay e Paola Egonu, e rivendica il “diritto all’odio”

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L’Esercito “prende le distanze” da quanto scritto dal generale di divisione Roberto Vannacci nel libro autoprodotto Il mondo al contrario, in cui attacca gay, femministe, ambientalisti e immigrati. Nella nota si specifica che le opinioni dell’ufficiale sono “del tutto personali, come precisato nel testo“. L’Esercito “non era a conoscenza dei contenuti espressi” nel volume e gli stessi non sono “mai stati sottoposti ad alcuna autorizzazione e valutazione da parte dei vertici militari“.

Nel comunicato, l’Esercito spiega che “si riserva l’adozione di ogni eventuale provvedimento utile a tutelare la propria immagine“. Sul caso del generale Vannacci è intervenuto su Twitter anche il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Non utilizzate le farneticazioni personali di un Generale in servizio per polemizzare con la Difesa e le Forze Armate. Il Gen. Vannacci ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione. Per questo sarà avviato dalla Difesa l’esame disciplinare previsto“.

Il generale Roberto Vannacci. Foto Twitter @ANPI_Scuola

Chi è il generale Vannacci

Già capo dei paracadutisti della Folgore, il generale Vannacci, 55 anni, è alla guida dell’Istituto geografico militare (Igm). Come riportato da La Repubblica, nel libro auto-prodotto l’ufficiale si è scagliato contro gli omosessuali: “Normali non lo siete, fatevene una ragione“. E poi ancora: “La normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame della lobby gay internazionale“.

Il quotidiano La Repubblica riporta altre frasi di Vannacci nel libro. “Ritengo che nelle mie vene scorra una goccia del sangue di Enea, Romolo, Giulio Cesare (…), Mazzini e Garibaldi” a differenza dei “vucumprà” che “vendono ciarpame“. E anche di “Paola Enogu italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità“. E poi: “Per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso in un’aula di tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come lo fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute“.

Una giustizia fai-da-te

Il generale non usa mezzi termini neppure parlando della legittima difesa. Se un ladro entra in casa, si chiede il Vannacci, “perché non dovrei essere autorizzato a sparargli, a trafiggerlo con un qualsiasi oggetto mi passi tra le mani“. E aggiunge: “Se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo, perché dovrei rischiare una condanna?

Il ministro della Difesa Guido Crosetto. Foto Ansa/Giuseppe Lami

Il generale Vannacci parla poi di “città che si trasformano in luoghi per single benestanti e alternativi mentre lavoratori, operai e Famiglie sono costretti ad abbandonarle. Quando definirsi padre o madre diventa discriminatorio, scomodo ed esclusivo perché urta con chi padre o madre non è; quando si inneggia a larga voce per l’adozione di sempre più disparati diritti senza prevedere un altrettanto Fitta schiera di doveri; quando non sai più come chiamare una persona di colore perché qualsiasi aggettivo riferito all’evidentissima e palese tinta della sua pelle viene considerato un’offesa. Molti chiamano questa condizione Civiltà e Progresso. Ecco, questo libro è dedicato a tutti gli altri!“. Adesso dovrà chiarire meglio di fronte ai suoi superiori.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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