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Ecuador, l’ombra dei narcos sull’assassinio del candidato alla presidenza Villavicencio

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Omicidio politico in Ecuador, dove il candidato alla presidenza, Fernando Villavicencio, giornalista e politico, è stato assassinato il 9 agosto nella capitale Quito al termine di un evento elettorale. Persone non identificate lo hanno colpito all’uscita di una scuola in un quartiere settentrionale della città.

Diversi video comparsi in rete ritraggono l’uomo nel momento in cui saluta le persone accorse all’evento e qualcuno lo colpisce con una raffica di colpi d’arma da fuoco al momento in cui sale su un’automobile grigia. Villavicencio, riferiscono fonti del suo staff, è morto poco dopo durante il trasferimento all’ospedale Clinica de la Mujer.

Fernando Villavicencio pochi minuti prima di essere ucciso. Foto Ansa/Epa

La dinamica dell’attentato

La procura generale dell’Ecuador ha riferito della morte di una persona sospettata di aver partecipato all’omicidio di Fernando Villavicencio. “Un sospetto, risultato ferito al termine dello scontro a fuoco con il personale di sicurezza, è stato fermato” e trasportato a un comando di polizia di Quito. “Un’ambulanza dei vigili del fuoco ha confermato il decesso“, si legge in un post della procura pubblicato sul proprio profilo Twitter. Al momento, prosegue la nota, si contano anche 9 feriti tra cui una candidata al Parlamento e due agenti di polizia.

A seguito dell’attentato a Villavicencio, il presidente uscente dell’Ecuador, Guillermo Lasso, ha dichiarato lo stato di emergenza. In un decreto si stabiliscono 60 giorni di stato di emergenza a livello nazionale e si prevede la mobilitazione delle Forze Armate su tutto il territorio nazionale. In un secondo decreto il presidente ha stabilito 3 giorni di lutto nazionale. “Le Forze Armate in questo momento sono mobilitate in tutto il territorio nazionale per garantire la sicurezza dei cittadini, la tranquillità del Paese e le elezioni libere e democratiche del 20 agosto“, ha detto Guillermo Lasso in un discorso trasmesso su YouTube.

L’Ecuador sotto shock

L’omicidio di Fernando Villavicencio ha scosso tutto l’arco politico dell’Ecuador. La condanna dell’attentato contro il 59enne giornalista, delfino dell’attuale presidente Guillermo Lasso, è stata unanime anche da parte dei suoi avversari. La favorita assoluta dei sondaggi, Luisa Gonzalez, candidata del partito dell’ex presidente Rafael Correa, ha manifestato la sua “indignazione” affermando che la morte di Villavicencioè un lutto per tutti“. Allo stesso modo il candidato del movimento indigenista Pachakutik, Yaku Perez, in corsa per il ballottaggio, ha manifestato il suo cordoglio. E ha affermato che “l’Ecuador non merita nessun’altra morte“. “È il momento di unirci e recuperare la pace” ha detto. Il candidato indipendente di Centrodestra, Otto Sonnenholzner ha condannato l’attentato sostenendo che “il paese è sfuggito di mano” al Governo.

Partecipanti alla manifestazione per il Villavicencio si rifugiano durante la sparatoria. Foto Ansa/Epa

Il 20 agosto le elezioni

Le elezioni presidenziali in Ecuador si disputeranno il 20 agosto, fra 10 giorni, nel contesto di una grave crisi della sicurezza. Il paese sudamericano che si affaccia sull’Oceano Pacifico subisce la presenza sempre più forte delle organizzazioni criminali dei narcotrafficanti di droga. Lo stesso Villavicencio aveva denunciato nei giorni precedenti l’attentato di aver ricevuto minacce concrete da parte di un capo dei narcos, di nome José Adolfo Macías Villamar, alias Fito. Il Governo uscente del presidente Guillermo Lasso ha cercato fino ad oggi di gestire la grave situazione con un massiccio dispiegamento di militari e con misure straordinarie di ordine pubblico mirate su alcune province. Ma non ha ottenuto risultati concreti.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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