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Golpe in Niger: i crimini dei francesi e i rischi che corre l’Europa

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Gravissima la situazione in Niger a seguito del golpe militare, che ha destituito il presidente Mohamed Bazoum e portato al potere il generale Abdourahmane Tiani. Il Paese è ora nel caos, e la comunità internazionale è col fiato sospeso nel timore che la situazione degeneri.  

I golpisti minacciano di tagliare totalmente i ponti con l’Occidente, e nel mirino ci sarebbe sopratutto la Francia che nel Paese possiede innumerevoli interessi tra cui soprattutto l’estrazione dell’uranio. Ma in ballo ci sarebbe molto di più. La destabilizzazione del Niger rischia infatti di costare caro all’Europa intera, generando uno serie di effetti a catena senza precedenti devastanti. Cerchiamo di capirli meglio.

Golpe in Niger/ FOTO ANSA/ ISSIFOU DJIBO

La via del Gas e flussi migratori dal Niger: gli interessi dell’UE

La destituzione del presidente Mohamed Bazoum in Niger allarma tutto l’Occidente. In Italia e in Europa, una delle principali preoccupazioni riguarderebbe i flussi migratori, di cui questo Paese nel cuore del Sahel è una sorta di cinghia di trasmissione verso il Nord Africa. Ma la questione è in realtà molto più ampia. E le ragioni vanno ricercate nel quadro dell’approvvigionamento energetico di Bruxelles, e il suo braccio di ferro con Mosca. Dove il Niger è oggi divenuto un Paese essenziale innanzitutto per il sostentamento delle centrali nucleari francesi grazie alla presenza dell’uranio. Ma anche, in prospettiva, per il suo gas. In Europa difatti, tra i grandi piani europei per ridurre la dipendenza dal gas russo ci sarebbe anche il maxi gasdotto trans-sahariano, che dalle enormi riserve della Nigeria (nel mirino anche dell’italiana Eni) arriverebbe in Algeria, passando proprio dal Niger.

Generale Abdourahamane Tchiani/ FOTO ANSA

Una volta completato, il gasdotto di oltre 4mila chilometri potrebbe inviare in Europa circa 30 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, capaci di soddisfare la domanda di gas di circa 30 milioni di case europee. I governi di Nigeria, Algeria e Niger lo scorso Luglio avevano siglato un’intesa per avviare i lavori. A cui guardano con interesse giganti europei come detto l’Eni, come pure la francese Total e l’anglo-olandese Shell. Ma i favorevoli ai golpisti dichiarano oggi di voler tagliare i ponti con il passato e dunque anche con le aziende a bandiera occidentale. Prima fra tutti quella della Francia; che da decenni è presente nel Paese per lo sfruttamento dell’uranio, cruciale per il funzionamento delle sue centrali nucleari. Attualmente difatti, oltre la metà dell’uranio estratto dal sottosuolo è in mano a Orano, società controllata dallo Stato francese.

Sfruttamento dell’uranio in Niger: da dove nasce la rabbia anti-Francia

Nei decenni la Orano è stata tacciata di gravi crimini ai danni della popolazione del Niger, come l’inquinamento delle falde acquifere. E un relativo giro di mazzette al governo in cambio del suo silenzio. A breve l’azienda francese aveva previsto un aumento delle attività minerarie, dove secondo un analisi degli esperti, le riserve di uranio del Paese erano sotto sfruttate. Alimentando una rabbia anti-francese che ha dunque radici profonde e il golpe è stata solo l’ultima goccia che fatto “traboccare il vaso”. Migliaia di manifestanti pro-giunta difatti si sono radunati ieri mattina davanti all’ambasciata francese a Niamey, a seguito dell’annuncio dello stop da parte di Parigi agli aiuti economici al Paese, in risposta ai golpisti. Che hanno strappato la targa con la scritta Ambasciata francese in Niger, per sostituirla con bandiere russe e nigerine. Il tutto al grido di Viva Putin, Viva la Russia, Abbasso la Francia.

Proteste contro la Francia in Niger/ FOTO ANSA

Il presidente francese dinnanzi a questo gesto, ha subito fatto sapere di essere pronto a difendere a tutti i costi l’interesse francese nel Paese e di non escludere un intervento militare se necessario. Ma dall’Europa e dal nostro governo, arrivano inviti alla cautela. Come confermano le parole del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che spiega ”il compito occidentale non è buttare benzina, ma gettare acqua sul fuoco. Di tutto c’è bisogno tranne che di un’altra guerra che coinvolga più nazioni”. L’Ecowas, l’organizzazione economica che raggruppa i Paesi dell’Africa occidentale, è intervenuta duramente annunciando misure molto severe: il divieto di viaggio, congelamento dei beni, sospensione di tutte le transazioni economiche e commerciali, no flight zone per tutti i voli commerciali da e per il Niger, chiusura dei confini terrestri e aerei. L’ultimatum è di sette giorni entro cui far tornare il presidente Bazoum alle sue funzioni, altrimenti non è escluso l’uso della forza.

I pericoli per l’Europa e chi trama dietro il Golpe

Sul ripristino dell’ordine democratico in Niger di facciata sembrerebbero tutti d’accordo: dagli Stati Uniti, all’Unione europea, passando per l’Ecowas e persino la Russia. Come confermano le parole del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che esprimono una “grave preoccupazione” per gli ultimi sviluppi e invitano “alla moderazione tutte le parti, in modo che non ci siano vittime”. Precisando che la posizione del governo russo “non va posta sulla stessa linea” della Wagner, oggi in aperto appoggio dei golpisti. Ma dalle destabilizzazioni del Burkina Fasu al Mali, è ben noto come i miliziani armati da Putin da tempo agiscano come braccio armato di Mosca nell’Africa sahariana. Sicuramente dal caos in Niger Mosca ha tutto da guadagnare. Rallentare e tagliare le strade per l’indipendenza energetica dell’UE getterebbe il vecchio continente di nuovo nelle grinfie dell’inflazione, e stavolta senza precedenti.

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film. Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci. Segui Chiara su Istragram Segui Chiara su Facebook

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