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Inflazione: “ci ritroveremo tutti più poveri” l’allarme dell’UE

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Nonostante la pandemia e l’invasione dell’Ucraina, l’economia globale continua a crescere. Meno del previsto. Ma cresce. Totalizzando possibilmente secondo le stime entro il 2023 un più 2,7%. Se escludiamo il periodo dei lockdown, un tasso di crescita annuo così basso non si aveva dalla crisi finanziaria globale del 2008. Ma ciò che sta preoccupando e catturando l’attenzione mediatica in questi mesi non è la crescita, bensì l’inflazione.

L’aumento dei prezzi non accenna a scendere. E nonostante i provvedimenti delle Banche Centrali, l’inflazione corre (un paniere che esclude i prezzi più volatili come l’energia e gli alimentari) e rimane in UE altissima. L’allarme lanciato dall’ultimo bollettino economico della BCE non ci lascia ben sperare, dipingendo un quadro economicoestremamente incerto”. Anche il governo del Giappone ha parlato riguardo il futuro dell’economia globale di scenari apocalittici. Dove le divisioni geopolitiche sono destinate a causare una pesante contrazione del PIL globale, USA compresi.     

Inflazione/ FOTO ANSA

L’inflazione in Europa: schizzano mutui, beni alimentari, ma è boom dei servizi

Non ci sono buone notizie per milioni e milioni di cittadini europei visto l’inasprimento della politica monetaria. Che continua a riflettersi sugli aumenti dei tassi di interesse e quindi nei finanziamenti, come i mutui, traducendosi in un autentico salasso per le famiglie. “Ad aprile i mutui hanno raggiunto il livello più elevato da oltre dieci anni, toccando il 4,4% per i prestiti alle imprese e il 3,4% per i mutui ipotecari“, ha reso noto la Banca Centrale Europea nell’ultimo bollettino economico pubblicato. Nonostante questo però la BCE prevedibilmente punterà ad un ulteriore rialzo dei tassi, per abbattere il grande mostro di quest’anno: l’inflazione. Spinta dal calo dei prezzi dell’energia, l’inflazione complessiva negli ultimi mesi è lentamente scesa nella maggior parte delle economie, nonostante i continui aumenti dei prezzi di generi alimentari e servizi. L’inflazione core però rimane prepotentemente elevata. 

Air Canada/ FOTO ANSA

E l’elevata inflazione, unita a modesti aumenti salariali, ha portato ad un repentino calo dei salari reali nel 2022. Dove molte famiglie dunque oggi possiedono minor potere d’acquisto. I governi, compreso il nostro, hanno implementato le proprie misure di soccorso su larga scala per attutire gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari sulle famiglie. Ma dall’altra parte assistiamo anche a degli eccessi che rappresentano delle vere e proprie incongruenze del mercato con il quadro economico appena descritto. Come il caso del settore delle compagnie aeree in cui prosegue un boom senza fine. Trovando consumatori oggi disposti a pagare qualsiasi cifra. Ma mentre i viaggiatori si ritrovano a pagare il proprio biglietto aereo quasi il doppio rispetto al 2022, non sanno che in realtà il prezzo del carburante è diminuito drasticamente. Il cherosene è difatti calato del 22%, con punte del -40% e -45% tra aprile e il mese appena passato.

Le previsioni sul futuro: il PIL globale potrebbe contrarsi

Se l’inflazione dunque ancora non scende nonostante l’aumento dei tassi più rapido della storia, bisogna prendere atto che è anche in parte perché noi consumatori siamo profondamente cambiati. E che quindi la correlazione fra l’aumento dei tassi e l’inflazione non è più così lineare.  L’inflazione frena e incide sulle abitudini di spesa solo di alcune famiglie. Generando un divario fra le fasce di reddito ancora più ampio. Le parole del presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe al Parlamento Europeo ci avvisano “se non si riduce l’inflazione in Europa, in particolar modo nella zona euro, ci ritroveremo ad essere più poveri. Se non riusciamo a riportare l’inflazione all’obiettivo di medio termine della BCE, le conseguenze che questo avrà sugli standard di vita nell’Unione europea. Si faranno sentire nei prossimi anni.”

G7 a Hiroshima/ FOTO ANSA

Recentemente anche le previsioni economiche  del governo giapponese non lasciano ben sperare. Tokyo descrive un periodo di grandi divisioni a causa dell’intensificarsi dello scontro tecnologico tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese, nonché del disaccoppiamento economico tra Stati democratici e Paesi autocratici. Parlando della necessità di ricostruire un ordine economico commerciale basato sulle regole, su catene di approvvigionamento resilienti e sulla cooperazione coi Paesi in via di sviluppo. Secondo l’analisi nipponica, il mondo è oggi diviso in tre blocchi: l’Occidente a guida americana, l’Oriente a guida sino-russa, i Paesi neutrali. Dallo studio dell’Institute of Developing Economies – l’Organizzazione giapponese per il commercio estero – ne emerge che il prodotto interno lordo globale nel 2030, con l’inasprirsi di queste divisioni, potrebbe restringersi del 7,9%, con barriere tariffarie alte. Facendo registrare un calo del PIL dell’11,6% in Giappone, del 12,0% negli Stati Uniti e del 9,4% in Cina.

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film. Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci. Segui Chiara su Istragram Segui Chiara su Facebook

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