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Trump condannato in tribunale: “Ha aggredito sessualmente la scrittrice Jean Carroll”

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L’ex presidente degli Usa, Donald Trump, di nuovo in corsa per la Casa Bianca alle elezioni del novembre 2024, non ha stuprato ma ha aggredito sessualmente la scrittrice Jean Carroll. È il verdetto della giuria nel processo civile a New York contro il tycoon, condannato a pagare un indennizzo di 5 milioni di dollari.

La violenza di Trump alla Carroll sarebbe avvenuta, secondo i giudici, nei camerini di un grande magazzino nel 1996. Non solo. L’ex presidente, all’epoca magnate ben noto in America e all’estero, avrebbe poi diffamato la scrittrice di cui aveva abusato con un post sui social lo scorso mese di ottobre.

Jean Carroll e Donald Trump. Foto Twitter @EdKrassen

È la prima volta che un presidente degli Stati Uniti viene ritenuto responsabile di un’aggressione sessuale. Dopo poche ore di camera di consiglio, la giuria ha quindi respinto, il 9 maggio, la versione di un vero e proprio stupro, perorata dall’accusa. Tuttavia ha accreditato quella di una aggressione a sfondo sessuale e poi la denuncia per diffamazione, per un post del tycoon sul suo social Truth nell’ottobre 2022 in cui definì le accuse della donna, oggi 79enne, una “farsa“, una “truffa.”

Trump grida al complotto

Il magnate con la mega villa a Mar-a-Lago, 76 anni, ha definito la sentenza della Corte di New York “una vergogna” e il suo staff ha preannunciato un ricorso. “Non ho assolutamente idea di chi sia questa donna“, ha scritto sui social network. “L’intero caso è fasullo ed è politico. Prende di mira il presidente Trump perché ora è super favorito per essere eletto ancora una volta presidente degli Stati Uniti”, ha detto un portavoce. “ll continuo abuso della nostra grande Costituzione per fini politici è disgustoso e non può essere tollerato.”

Il caso Stormy Daniels

Ma quello della scrittrice Jean Carroll non è l’unico caso giudiziario che coinvolge l’ex presidente, nonché possibile candidato del Partito Repubblicano alle Presidenziali del 2024, per vicende a sfondo sessuale. Trump ha infatti ricevuto una citazione in giudizio martedì 4 aprile dopo essere stato incriminato il 30 marzo, situazione senza precedenti nella storia della politica americana. Deve rispondere di aver pagato 130mila dollari alla pornostar Stormy Daniels con i fondi della campagna elettorale del 2016, che alla fine lo vide trionfare sulla sfidante democratica Hillary Clinton, e diventare presidente.

L’immagine in copertina dell’account Twitter di Stormy Daniels, Foto Twitter @StormyDaniels

Quei denari sarebbero il prezzo del silenzio affinché la pornostar non rivelasse pubblicamente gli incontri sessuali e la relazione avuta con il magnate dell’immobiliare. I due siglarono un accordo di non divulgazione ma il punto è che Trump si sarebbe servito dei fondi della campagna elettorale per pagare la Daniels. E tanto è bastato, sul piano giuridico, per incriminare il tycoon, sul quale ora grava, dal punto di vista reputazionale, l’onta di una relazione con la pornostar. Il tycoon è stato il primo ex presidente americano a finire sotto inchiesta penale e in stato di arresto. È comparso in tribunale lo scorso 4 aprile a New York.

Le altre donne di Trump

L’ex presidente è sotto accusa per aver pagato, oltre a Stormy Daniels, altre due donne: l’ex modella di Playboy, Karen McDougall, e un’impiegata presso la Trump Tower. Le tre donne avrebbero ricevuto rispettivamente 130mila150mila e 30mila dollari. Trump avrebbe inoltre corrotto un usciere. La nuova udienza del processo si terrà il 4 dicembre, l’inizio del processo slitterà al 2024: l’anno decisivo per la campagna elettorale in vista delle presidenziali. Alle quali Trump si è ricandidato nonostante le gravi indagini penali a suo carico.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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