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Ucraina, i russi bombardano Kiev e varie altre città: muoiono anche bambini

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Dopo molte settimane Kiev, la Capitale dell’Ucraina, è stata bombardata dall’esercito russo, nella notte del 28 aprile. Missili russi hanno colpito anche la regione attorno Kiev, da cui un anno fa le truppe degli occupanti avevano dovuto ritirarsi sotto i colpi delle controffensive ucraine.

Adesso invece le forze armate dell’Ucraina si preparano a una controffensiva in grande stile, secondo quanto gli occidentali si attendono, per sfondare le linee russe delle regioni occupate. Ovvero gli oblast di Donetsk e Lugansk nel Donbass, a est, e gli oblast di Kherson e Zaporizhzhia a sud.

Soccorritori dopo un attacco russo a Uman, Ucraina, il 28 aprile 2023. Foto Ansa/Epa Oleg Petrasyuk

Ucraina, le città colpite nella notte

I russi stanno ‘risparmiando’ munizioni per usarle a propria difesa al momento della controffensiva ucraina, spiega Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera. Ma di certo questa notte l’artiglieria pesante degli uomini di Vladimir Putin non ha risparmiato, oltre a Kiev, anche Uman, Dnipro, Kremenchuk e Poltava nell’Ucraina centrale. E in Mykolaïv nel sud. Tutte città colpite da missili russi. Ci sarebbero almeno 12 morti, fra cui almeno un bambino.

Gli attacchi sono arrivati il giorno dopo che il Cremlino ha dichiarato che avrebbe accolto tutto ciò che potrebbe portare alla fine del conflitto, riferendosi alla telefonata tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. I due non si erano mai parlati dal momento dell’invasione dell’Ucraina. Ma Mosca ha affermato che deve ancora raggiungere gli obiettivi di la sua “operazione militare speciale” in Ucraina.

La repressione in Russia

A riprova che in Russia non matura una volontà di porre fine al conflitto che Mosca stessa ha scatenato c’è il varo, negli ultimi giorni, di una legge che inasprisce le pene – fino all’ergastolo – per i cittadini russi che criticano la guerra in Ucraina. Nonché la notizia secondo cui il più noto politico e dissidente russo anti putiniano rischia di passare il resto dei suoi giorni in galera. Aleksei Navalny, 46 anni, dovrà infatti affrontare un ennesimo processo per farsesche accuse di “terrorismo“.

Dall’alba del 24 febbraio 2022, il momento dell’invasione, le truppe russe hanno dapprima conquistato buona parte del territorio ucraino ma poi hanno dovuto ritirarsi dal nord e dal sud. Sono rimaste nelle autoproclamate repubbliche di Dontesk e Lugansk, a Zaporizhzhia, dove hanno assunto il controllo di una delle più grandi centrali nucleari d’Europa, e nella regione di Kherson. Il fronte è in stallo da mesi. Gli invasori hanno subito battute d’arresto in tutto il conflitto.

Un condominio danneggiato dall’attacco missilistico russo a Uman, a sud di Kiev. Foto Ansa/Epa Ministero Interni Ucraina

La resistenza ucraina

Per 10 mesi hanno tentato di aprirsi la strada nei resti in frantumi di Bakhmut, una volta una città di 70mila abitanti alle porte del Donbass, ritenuta strategica. Ma ancora non ci sono riusciti. La resistenza ucraina, come dimostrato dal primo giorno dell’invasione, è talmente accanita e così ampiamente foraggiata dagli Stati Uniti e dai paesi dell’Unione europea che Putin si ritiene abbia ampiamente sbagliato i suoi calcoli militari.

Se è vero che negli iniziali piani dei russi le truppe di Mosca avrebbero dovuto giungere a Kiev nell’arco di pochi giorni per rovesciare il Governo  – “una banda di nazisti drogati” lo definì Putin – gli obiettivi politici della Russia sono finora falliti. Più modestamente ora il Cremlino si accontenta di considerare Bakhmut come un trampolino di lancio fondamentale verso altre città nell’Ucraina orientale. Questo è adesso il suo principale obiettivo militare. Ma nell’arco delle prossime settimane, col caldo e i carri armati pesanti americani, potrebbe cominciare un’offensiva ucraina in grande stile. Dagli esiti, per altro, incerti. La guerra non si fermerà finché Stati Uniti e Cina non decideranno di farla fermare.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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