Arriveranno tra la notte e l’alba del 12 aprile a Catania i circa 700 migranti che sono su un peschereccio soccorso dalla Guardia costiera al largo della Sicilia. Le necessità di soccorso di profughi a rischio naufragio sono ormai quotidiane.

Fra Pasqua e Pasquetta sono sbarcati in circa 3mila sulle nostre coste. Tutte persone in viaggio dal Nord Africa su barconi pericolosissimi, dopo aver pagato migliaia di euro per cercare di sfuggire alla disperazione. E dopo che le navi delle ong, quelle della Guardia costiera e della Marina Militare li hanno tratti in salvo.

Soccorso della Guardia costiera a n barcone in difficoltà al largo dello Ionio. Foto Ansa/Guardia Costiera

L’emergenza migranti

L’ultimo precario natante che sta arrivando in Italia è trainato dalla nave Peluso. Lo scortano due motovedette: naviga lentamente. Altri 108 migranti, che erano sulla stessa imbarcazione, sono finiti trasbordati su una motovedetta, la Cp331, che li ha fatti sbarcare nel porto di Catania. La Regione Sicilia, tramite la propria Protezione civile, ha fatto realizzare in città due tendopoli nell’ex hub vaccinale di via Forcile, nel rione San Giuseppe La Rena.

A Cdm di martedì pomeriggio 11 aprile, il Governo Meloni dovrebbe approvare la dichiarazione di stato di emergenza nazionale in materia di immigrazione. La decisione, spiega l’Ansa, dopo un incontro fra i ministri dell’Interno, Matteo Piantedosi, e della Protezione civile e del Mare, Nello Musumeci. “Se oggi dichiareremo lo stato di emergenza sull’immigrazione? È un’ipotesi assai probabile” ha dichiarato Musumeci a Radio Anch’io.

“L’Europa si svegli”

Mi sono sentito col collega dell’Interno Piantedosi, c’è una condizione di assoluta emergenza. Non è un fatto nuovo, io stesso avevo lanciato l’allarme settimane fa. È un problema che è destinato a non esaurirsi per almeno i prossimi 10 anni. Una condizione che mette in sofferenza le strutture dello Stato ed è inevitabile perché parliamo di esseri umani che hanno diritti e verso i quali dobbiamo avere un approccio responsabile“. “Lo stato di emergenza dovrebbe facilitare le procedure. Parliamo di un fenomeno mai conosciuto nel passato. Le isole da sole non possono affrontare questa condizione di emergenza”.

Non c’è in realtà alcuna regione che riesca a “rispondere alle ondate di sbarchi di migranti, per questo lo stato di emergenza sarà nazionale” ha poi aggiunto Musumeci. “Abbiamo la necessità di aiutare le Regioni – ha proseguito il ministro del Mare – perché si rischia di mandare il sistema al collasso con questo tasso di approdo“. Per Musumeci è auspicabile che “l’Europa si renda conto che non abbiamo molto tempo a disposizione. E se si interviene dal paese da cui si muovono neutralizzando la mafia degli scafisti forse riusciremo ad evitare il peggio“.

Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci. Foto Ansa/Gianluigi Basilietti

Sbarchi e naufragi

Per i migranti su barconi e barchini il fine settimana di Pasqua è stato tragico. Nelle acque del Mediterraneo si sono intensificate le segnalazioni di barche in avaria, con un crescendo di attività dei soccorritori. Da venerdì 7 aprile a lunedì 10 aprile le ong e la Guardia costiera hanno tratto in salvo circa 2.000 persone alle quali si sono aggiunti altri 1.200 migranti nello Ionio tra la Sicilia e la Calabria.

Trentotto sono invece le vittime di due naufragi, uno al largo della Tunisia e l’altro in acque SAR (Search And Rescue) di competenza maltese. Almeno 18 i dispersi. Proprio i due salvataggi nella giornata di Pasquetta sono stati i più complessi, visto che hanno riguardato circa 1.200 persone. La Guardia Costiera è intervenuta per soccorrere due grossi barconi: un peschereccio con 800 migranti a bordo, situato a oltre 120 miglia a Sud-Est di Siracusa, e un’altra imbarcazione con 400 persone a bordo in area SAR italiana a 170 miglia a Sud-Est di Capo Passero. A segnalare l’imbarcazione era stata, fin dalla domenica di Pasqua, la ong Alarm Phone.