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Cancro, i primi vaccini entro il 2030

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Potrebbero arrivare entro il 2030 i primi vaccini al mondo contro il cancro, le malattie cardiovascolari e quelle auto-immuni. L’annuncio di una prossima rivoluzione nella medicina che permetterà di salvare milioni di vite grazie a vaccini personalizzati è arrivato dall’azienda americana Moderna.

Già protagonista della campagna vaccinale internazionale contro il Covid (dosi di vaccino Moderna contro il Sars-CoV-2 le ha fatte anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella)  l’azienda sarebbe adesso in grado di ‘aggredire’ i tumori. Lo riferisce il quotidiano inglese The Guardian.

Moderna ha annunciato la produzione dei primi vaccini contro il cancro entro pochi anni. Foto Twitter @risingbdnews

Cancro, l’esperienza col Covid

L’esperienza maturata con il vaccini anti-Covid, precisa Moderna, ha permesso agli studi sui vaccini anti-cancro di far accelerare la ricerca. Tanto che l’equivalente di 15 anni di progressi sono stati raggiunti in soli 12-18 mesi. Secondo il dottor Paul Burton, direttore sanitario di Moderna, l’azienda potrà offrire questi vaccini in appena 5 anni. “I vaccini che arriveranno – spiega Burton – saranno molto efficaci. E salveranno centinaia di migliaia se non milioni di vite. Credo che saremo in grado di offrire vaccini personalizzati anti-cancro contro numerosi diversi tipi di tumore alla popolazione mondiale“.

I vaccini anti-cancro funzioneranno in questo modo: come primo passo una biopsia sulle cellule tumorali identificherà le mutazioni non presenti nelle cellule sane. Successivamente un algoritmo identificherà quali mutazioni stanno determinando la crescita del tumore e sono in grado di attivare il sistema immunitario. I medici potranno dunque creare una molecola di Rna messaggero (mRna) con le istruzioni per produrre gli antigeni che causeranno una risposta immunitaria. La mRna, una volta iniettata, si tradurrà in parti di proteine identiche a quelle presenti nelle cellule tumorali. Le cellule immunitarie incontreranno e li distruggeranno le cellule tumorali che trasportano le stesse proteine.

Foto Twitter @drlennardlee

“Non disperdere le conoscenze”

Penso che avremo terapie basate sull’mRna per malattie rare che in precedenza non erano farmacologiche. E penso che tra 10 anni ci avvicineremo a un mondo in cui è veramente possibile identificare la causa genetica di una malattia. A quel punto, con relativa semplicità, si potrà andare a modificarla e ripararla usando la tecnologia basata sull’mRna“, spiega ancora Burton.

Tuttavia, rileva il Guardian, gli scienziati avvertono che i progressi rapidi compiuti in questi ultimi tre anni nella ricerca medica, e contro il cancro in particolare, saranno sprecati se non si manterranno gli alti livelli di investimenti che ci sono adesso. “Negli ultimi mesi abbiamo avuto le prove che l’mRna non è solo utile per combattere le malattie infettive e il Covid. Può essere applicato a tutti i tipi di aree patologiche: cancro, malattie infettive, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, malattie rare. Abbiamo studi in tutte queste aree e tutti sono molto promettenti“.

Contro il cancro meno soldi delle armi nucleari

A riconoscere la necessità di non disperdere il patrimonio di esperienza maturato durante la pandemia di Covid sono le stesse aziende farmaceutiche e gli esperti della ricerca sul cancro. Un portavoce di Pfizer ha sottolineato che “l’azienda ha guadagnato 10 anni di conoscenza scientifica in un solo anno“. Mentre Richard Hackett, Ceo della Coalizione per la preparazione alle epidemie e l’innovazione (Cepi) ha rilevato che “le cose che si sarebbero svolte in 15 anni sono state compresse in un anno e mezzo”. Andrew Pollard, a capo del Comitato britannico sulle Vaccinazioni e l’Immunizzazione (Jcvi), si chiede “cosa succederà, ora che c’è molto più interesse nei vaccini“. E nota che “non stiamo investendo neanche il costo di un sottomarino nucleare“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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