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Trump incriminato, telecamere fuori dall’aula

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L’ex presidente americano Donald Trump sarà formalmente incriminato, oggi 4 aprile, dai giudici della Corte penale di New York. Si tratterà di un’udienza storica, per il noto caso dei soldi dati alla pornostar Stormy Daniels con i fondi della campagna elettorale 2016. Trump è il primo ex capo di Stato negli Usa a finire sotto inchiesta penale.

Il tycoon è arrivato a New York, nella penthouse della sua torre, la Trump Tower, sulla Fifth avenue. Le forze dell’ordine hanno blindato la metropoli americana nel timore di sommosse e scontri di piazza non  appena sarà annunciata l’incriminazione formale dell’ex presidente.

Donald Trump. Foto Ansa/Epa

New York blindata

Transenne e agenti si vedono in particolare attorno al tribunale di Manhattan e alla Trump Tower. L’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha dichiarato che spetta al giudice decidere se autorizzare o meno le telecamere nell’aula del tribunale dove Donald Trump ascolterà le accuse a suo carico. Subito dopo l’udienza il procuratore di Manhattan, Alvin Bragg, terrà una conferenza stampa.

Secondo Trump il procuratore Bragg dovrebbe “dimettersi“, anzi dovrebbe essere “incriminato“. È guerra aperta da tempo fra il tycoon e la magistratura statunitense. Così come con la Camera dei Rappresentanti che dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 ha dato il via a una Commissione d’inchiesta parlamentare per verificare le responsabilità di Trump nei fatti.

No allo show

In relazione all’udienza del 4 aprile a New York, è inutile negare che si tratti anche di un processo dal forte impatto mediatico. Una questione che sta mobilitando i media di tutto il mondo è infatti la possibilità o meno di effettuare riprese televisive e in diretta web dell’annuncio da parte dei giudici dell’incriminazione dell’ex presidente. Il tutto, ovviamente, di fronte a Trump seduto ad ascoltarli.

Un sostenitore dell’ex presidente Trump parla con i giornalisti vicino alla Trump Tower a New York. Foto Ansa/Epa Justin Lane

Ebbene, il giudice Juan Merchan ha fatto sapere che consentirà l’ingresso in aula dei fotografi ma vieterà alle telecamere di riprendere l’udienza di Donald Trump. Niente dirette Tv all’interno dell’aula, dunque. I fotografi potranno entrare all’interno del tribunale ma dovranno restare nei corridoi. Nell’aula della Corte potranno fare ingresso per scattare qualche foto soltanto prima che l’udienza cominci. Il team di avvocati difensori di Donald Trump aveva espressamente richiesto che le telecamere non fossero presenti all’interno dell’aula della Corte. Per evitare che l’udienza di trasformi “in un circo“.

Trump, né manette né foto

Il meccanismo che le autorità hanno escogitato prevede che Trump non abbia manette ai polsi e che non si scatti la consueta foto segnaletica. Secondo indiscrezioni riportate da Yahoo News, gli sarà risparmiato il tradizionale trattamento riservato ai criminali comuni. I capi di accusa contro Trump sarebbero ben 34, fra i quali la falsificazione di documenti aziendali.

Il giudice Juan Merchan potrebbe però imporre al tycoon di non parlare della sua incriminazione durante la campagna elettorale. I legali dell’ex presidente temono che questo eventuale provvedimento possa “infiammare ancora di più gli animi“. Come è noto, infatti, Donald Trump è in corsa per la rielezione nel 2024. Sfiderà Joe Biden, molto probabilmente. Sebbene sia presto per valutare le candidature in casa democratica, dove gli sfidanti del presidente uscente non mancheranno ma al momento restano nell’ombra.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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