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Famiglie arcobaleno, il Parlamento Ue condanna l’Italia

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Il tema delle famiglie arcobaleno irrompe nel dibattito politico della Ue e l’Italia finisce all’angolo. Il Parlamento Europeo, infatti, “condanna le istruzioni impartite dal Governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali“.

L’Eurocamera ha approvato un emendamento a una risoluzione sullo Stato di Diritto presentato dai liberali di Renew Europe. Della compagine politica continentale fanno parte Azione e Italia Viva. Il Parlamento, si legge ancora nell’emendamento sui bambini delle coppie omogenitoriali, “ritiene che questa decisione porterà inevitabilmente alla discriminazione. Non solo delle coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto dei loro figli“.

Manifestazione di famiglie Arcobaleno a Roma il 26 marzo 2023. Foto Ansa/Fabio Frustaci

Ritiene inoltre che “tale azione costituisca una violazione dei diritti dei minori, quali elencati nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989. Esprime preoccupazione per il fatto che tale decisione si iscrive in un più ampio attacco contro la comunità Lgbtqi+ in Italia. Invita il Governo italiano a revocare immediatamente la sua decisione“.

Famiglie arcobaleno, il Ppe si spacca

L’emendamento sui figli delle coppie arcobaleno ha diviso in particolare il Partito popolare europeo (Ppe). Il voto, per alzata di mano, ha avuto una maggioranza così solida da non richiedere conteggio elettronico.

Ma la delegazione di Forza Italia ha votato compattamente in difesa del Governo Meloni, quindi contro l’emendamento. Le delegazioni Ppe dei paesi nordici e quella portoghese si sono schierate a difesa delle famiglie arcobaleno. Il loro apporto è stato decisivo per l’approvazione dell’emendamento, che aveva già il sostegno di Socialisti e democratici, Verdi e Renew Europe. La delegazione popolare tedesca, una delle più numerose all’Eurocamera, ha invece dato invece libertà di voto ai suoi.

Le reazioni in Italia

Poco dopo l’approvazione dell’emendamento Ue sulle famiglie arcobaleno, il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha attaccato il Governo Meloni. “La Ministra Roccella (ministra della Famiglia, ndr.), a fronte della richiesta dei sindaci delle principali città italiane di aver un incontro con il Governo sul tema delle trascrizioni dei figli delle coppie omogenitoriali, dice ‘non c’è confronto da fare, la legge è chiara’. Educata e collaborativa” ha dichiarato con sarcasmo sui social.

La ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, e il sindaco di Milano, Giuseppe ‘Beppe’ Sala. Foto Ansa

Ora L’Europarlamentoha approvato la mozione. lo e tanti altri sindaci non ci arrendiamo alla protervia di chi nega persino un incontro su un tema delicato con cui abbiamo a che fare nelle nostra città“. Eugenia Roccella aveva affermato che “non c’è un confronto da fare. Ci sono leggi e una sentenza precisa. I sindaci sanno quello che possono e che non possono fare“. Sono disobbedienti? “No, è qualcosa che decidono loro sapendo che c’è una sentenza che non applicano. Non c’è qualcosa da contrattare“.

Il gender pay gap

L’Eurocamera non si è occupata solo delle famiglie arcobaleno e ha dato il via libera definitivo alle nuove regole contro il cosiddetto gender pay gap. Si tratta delle norme che mirano a mira a contrastare il divario retributivo tra i generi. Il testo è passato grazia a 427 voti favorevoli, 79 contrari e 76 astensioni.

Le nuove regole sono vincolanti per i 27 Stati membri dell’Unione. E impongono che le strutture retributive si basino su criteri neutrali rispetto al genere maschile o femminile. Questo deve valere sia nel privato che nel pubblico. Il Parlamento europeo impone l’introduzione di sistemi di valutazione o classificazione professionale neutri sotto il profilo del genere. Allo stesso modo dovranno esserlo gli avvisi di posto vacante e la denominazione delle posizioni lavorative.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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