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Migranti, la nave di Banksy in stato di fermo: “Ha violato il decreto Piantedosi”

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La nave Louise Michel, dell’omonima ong finanziata dallo street-artist Banksy, è in stato di fermo nel porto di Lampedusa. Avrebbe violato le norme del nuovo decreto migranti del Governo Meloni, il cosiddetto decreto Piantedosi, dal nome del ministro dell’Interno.

Ci impediscono di lasciare il porto e prestare soccorsi in mare“, riferiscono gli stessi attivisti. La Guardia costiera spiega che l’imbarcazione “non ha osservato le disposizioni“. Prima di arrivare a Lampedusa, sabato 25 marzo, la nave aveva soccorso alcuni barchini carichi di migranti in mezzo al Mediterraneo. A trarre in salvo i profughi erano stati poi gli equipaggi delle motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza.

La nave Louise Michel. Foto Ansa/Concetta Rizzo

Perché la nave è stata fermata

Ma allora che cosa è andato storto? In un comunicato la Guardia costiera fa sapere che la nave Louise Michel “era giunta sabato nel porto dell’isola con a bordo 178 migranti, soccorsi su 4 diverse imbarcazioni. Il primo evento avvenuto in aera SAR libica, i successivi 3 in area SAR maltese“. “L’unità, nello specifico, dopo aver effettuato il primo intervento di soccorso in acque libiche, contravveniva all’impartita disposizione di raggiungere il porto di Trapani. E si dirigeva invece su altre 3 unità di migranti sulle quali, peraltro, si stavano già dirigendo in soccorso i mezzi della Guardia costiera italiana“.

“Hanno creato problemi”

In 48 ore, fa sapere inoltre la Guardia costiera, le motovedette italiane hanno soccorso oltre 3.300 persone a bordo di 58 imbarcazioni. In sostanza, la Louise Michel finisce sotto accusa per aver “complicato i soccorsi“. “Le disposizioni alla nave Ong – prosegue la Guardia Costiera nella sua nota – valutate le sue piccole dimensioni, erano altresì tese a evitare che la stessa prendesse a bordo un numero di persone tale da pregiudicare sia la sua sicurezza che quella delle imbarcazioni di migranti a cui avrebbe prestato soccorso“.

Le ong respingono le accuse

La non osservanza delle disposizioni, inoltre, ha rallentato il raggiungimento di un porto di sbarco per i migranti salvati nel primo intervento, inizialmente individuato in quello di Trapani dal ministero dell’Interno. E ha indotto così a ridisegnare la decisione in modo da far convergere l’arrivo della Ong, per motivi di sicurezza e di urgenza, nel porto di Lampedusa, già peraltro sollecitato dai numerosi arrivi di migranti di questi ultimi giorni“.

A tale comportamento che già di per sé complicava il delicato lavoro di coordinamento dei soccorsi, si sommavano le continue chiamate dei mezzi aerei Ong che hanno sovraccaricato i sistemi di comunicazione del centro nazionale di coordinamento dei soccorsi. E si sono sovrapposti duplicando le segnalazioni dei già presenti assetti aerei dello Stato“. Insomma, accuse piuttosto dure, senza mezzi termini. Alle quali rispondono anche altre ong presenti con i propri mezzi nel Mediterraneo. “Con la situazione che c’è in mare, trattenere una nave di soccorso in porto mentre donne, uomini e bambini rischiano di morire, è una cosa assurda“, dice Luca Casarini, capomissione di Mediterranea Saving Humans.

Banksy e la nave Louise Michel

La nave Louise Michel è una ex imbarcazione della marina francese. L’omonima ong l’ha acquistata grazie ai proventi della vendita delle opere d’arte di Banksy. “Come molte persone di successo nel mondo dell’arte, ho comprato uno yacht“, aveva spiegato lo stesso Banksy tre anni fa con ironia. La conversione in nave di salvataggio è stata fatta “perché le autorità europee ignorano deliberatamente le richieste di soccorso dei non europei” aveva chiosato polemicamente l’artista che ancora oggi resta anonimo.

La capitana della nave Louise Michel, Pia Klemp, cittadina tedesca di 39 anni. Foto Twitter @Italiantifa

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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