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Ucraina, il capo dei mercenari russi: “Putin ci ha tagliato fuori”

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Nella guerra in Ucraina sembra uscire definitivamente allo scoperto la rottura dei rapporti fra il capo della compagnia Wagner, Yevgeny Prigozhin, e Vladimir Putin. L’ex ‘cuoco’ del presidente russo ha detto di essere stato tagliato fuori dalle comunicazioni speciali con le autorità di Mosca.

Tutto ciò a causa delle sue richieste di fornire munizioni al gruppo di ex galeotti Wagner che sta cingendo d’assedio Bakhmut, nel Dobnass. E che avrebbe già in parte sfondato le linee della resistenza ucraina conquistando la zona orientale della città.

Yevgeny Prigozhin, inventore del gruppo di mercenari russi Wagner, ex galeotti reclutati nelle prigioni putiniane. Foto Twitter @ChrisO_wiki

La rabbia di Prigozhin

Siamo stati “tagliati fuori” da Putin, afferma Prigozhin in un comunicato citato dalla Cnn. “Per farmi smettere di chiedere munizioni, mi hanno spento tutti i telefoni speciali in tutti gli uffici. E mi hanno bloccato tutti i passaggi ai dipartimenti responsabili delle decisioni” ha dichiarato sul canale Telegram del suo ufficio stampa. Il capo della Wagner ha poi aggiunto che chiederà le forniture di proiettili attraverso i giornali, tv e social media.

Controffensiva ucraina

La Russia affronta in queste ore un possente contrattacco dell’esercito di Kiev, cominciato la sera del 9 marzo, contro siti e centri logistici. Ossia aree in cui i russi hanno concentrato truppe e attrezzature, all’interno del territorio ucraino. Lo riferisce lo Stato maggiore ucraino citato dai media locali. Tredici gli attacchi che l’Ucraina ha sferrato contemporaneamente.

L’aviazione ha colpito un complesso missilistico antiaereo, mentre unità di artiglieria hanno centrato 6 aree di concentrazione del personale militare russo, 2 centri logistici, 3 depositi di munizioni, 6 stazioni di controllo elettronico e 2 veicoli antiaerei in posizione di tiro. L’Ucraina deve però fare anche i conti col pesante attacco russo subito il 9 marzo in 10 regioni del paese. A Kiev, dopo l’ennesimo bombardamento missilistico, il 30% degli abitanti non ha più il riscaldamento in casa. Ripristinate invece l’erogazione di acqua ed elettricità. Sempre a seguito degli attacchi russi, una parte della città di Zaporizhzhia rimane al momento senza elettricità.

L’eroe di Bakhmut: il soldato ucraino prigioniero dei russi apparso in un video sui social in cui lo si vede morire brutalmente assassinato a sangue freddo dopo aver detto “Gloria all’Ucraina”. Foto Twitter @globalistIT

L’identità dell’eroe di Bakhmut

Resta ancora da stabilire l’identità del cosiddetto “eroe” di Bakhmut: un soldato ucraino prigioniero e disarmato barbaramente assassinato dai russi. La sua immagine, sigaretta in bocca, mentre dice “Gloria all’Ucraina” poco prima di essere ucciso a mitragliate ha fatto il giro del mondo. Secondo alcuni si tratta di Tymofiy Shadura, di 41 anni, militare della 30° brigata meccanizzata separata, nato a Liubar Raion e cresciuto nel villaggio di Mala Derevychka, nell’oblast di Zhytomyr, di professione agricoltore. L’uomo è scomparso il 3 febbraio vicino a Bakhmut. Alcuni suoi parenti hanno detto di averlo riconosciuto nelle macabre immagini dell’esecuzione.

Secondo alcuni media e blogger ucraini, invece, l’eroe è Oleksandr Igorevich Matsievskyi, di 42 anni, di professione elettricista, scomparso il 30 dicembre scorso mentre combatteva alla periferia di Soledar. Nelle ultime foto aveva un cerotto sul sopracciglio destro proprio come l’uomo ucciso nel video. A differenza di Shadura, il corpo di Matsievskyi è stato restituito dai russi ed è sepolto nel cimitero di Nizhyn, a nord-est di Kiev, dove molti cittadini gli hanno reso omaggio. Anche in questo caso i parenti lo hanno riconosciuto, così membri della sua unità di combattimento. Per dirimere la questione si attende ora l’esito dell’inchiesta dello stato maggiore delle forze armate dell’Ucraina. Ma potrebbero servire parecchie settimane.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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