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Nasce la Mia: ecco come cambierà il reddito di cittadinanza

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Il reddito di cittadinanza si trasforma e diventa ‘Mia’: Misura di inclusione attiva. Varato dal Governo Conte nel 2019, col Governo Meloni l’RdC si ridimensiona. Non cambia però soltanto il nome. Muta anche la durata del nuovo sostegno ai cittadini disagiati.

D’ora in poi ci sarà la divisione in due categorie, con quote a scalare fra occupabili e famiglie povere senza possibilità di lavorare. Per i primi il tetto massimo di sussidio sarà di 375 euro al mese mentre per le seconde l’importo base sarà di 500 euro al mese. La misura dovrebbe arrivare presto in Consiglio dei ministri ed essere attiva dal prossimo settembre.

Il reddito di cittadinanza, in vigore dal 2019, è destinato a ridursi sensibilmente. Foto Ansa/Ciro Fusco

A chi spetta la Mia

I potenziali beneficiari del nuovo reddito di cittadinanza, ovvero della Mia, scrive il Corriere della Sera, saranno i membri di famiglie povere senza persone occupabili e quelli di famiglie con persone occupabili. Le prime sono quelle dove c’è almeno un minorenne o un anziano con più di 60 anni o un disabile. Le seconde quelle dove non ci sono queste situazioni ma almeno un membro della famiglia ha fra i 18 e i 60 anni d’età.

Come funziona

Gli occupabili sono stimati in 300mila nuclei monofamiliari a cui si aggiungono 100mila nuclei con più membri che beneficiano dell’attuale Reddito di cittadinanza al massimo per 7 mesi nel 2023. Entro il 31 dicembre potranno presentare la domanda per la Mia che però, per loro, sarà meno generosa. E avrà una durata inferiore rispetto al Reddito di cittadinanza e alla stessa Misura di inclusione attiva di cui beneficeranno le famiglie senza persone occupabili.

Gli importi della Mia

La riforma del Governo Meloni prevede un giro di vite. Le famiglie povere continueranno a ricevere un sussidio, la Mia appunto, il cui importo base per una persona single dovrebbe restare di 500 euro al mese, come nel Reddito. C’è invece ancora discussione nel Governo sulla quota aggiuntiva nel caso in cui il beneficiario debba pagare l’affitto. Finora il Reddito di cittadinanza prevede fino a 280 euro al mese: con la Mia questa quota potrebbe diminuire. Ma la stretta maggiore colpirà gli occupabili. Qui l’ipotesi più probabile è che l’assegno base si riduca a 375 euro.

Proteste a Napoli, il 31 gennaio 2023, per rivendicare il reddito di cittadinanza. Foto Ansa/Cesare Abbate

La durata del nuovo reddito

Anche sui tempi del sostegno la riforma Meloni prevede una stretta. Mentre per i poveri la Mia durerà, in prima battuta, fino a 18 mesi come ora il reddito di cittadinanza, per gli occupabili non più di 12 mesi. Inoltre è probabile che si stabilisca che il nuovo sussidio non si potrà più chiedere a ripetizione. Per le famiglie senza occupabili, dalla seconda domanda in poi, la durata massima della Mia si ridurrà a 12 mesi. Per i nuclei con persone occupabili, invece, la Mia scadrà al massimo dopo un anno la prima volta, e dopo sei mesi la seconda. Un’eventuale terza domanda si potrà presentare solo dopo una pausa di un anno e mezzo. Insomma un percorso a esaurimento per spingere il più possibile gli interessati a cercarsi un lavoro.

L’offerta non si può rifiutare

Per migliorare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro il Governo intende creare una piattaforma nazionale sotto la regia del ministero del Lavoro. Gli occupabili dovranno obbligatoriamente iscriversi a tale piattaforma e potranno ricevere le “offerte congrue” di lavoro, secondo la denominazione che già si adopera per il reddito di cittadinanza. Basterà rifiutare una di queste offerte per decadere dal beneficio della Mia. L’offerta si riterrà congrua se in linea con la profilazione della persona occupabile.

E se la sede di lavoro sarà nell’ambito della provincia di residenza del beneficiario o delle province confinanti. Si riterranno congrue anche le offerte di contratti brevi, purché superiori a 30 giorni. La riforma del reddito di cittadinanza sembra destinata a far scoppiare presto polemiche e proteste. Lo scorso ottobre, inoltre, il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), cardinale Matteo Zuppi, aveva sottolineato l’importanza dell’inclusione dei poveri e del sostegno economico da continuare a fornire.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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