Le foto in cover appartengono all'archivio Ansa. nel dettaglio da destra Giorgia Meloni ritratta da MASSIMO PERCOSSI ed Elly Schlein da MOURAD BALTI TOUATI
Giorgia Meloni ed Elly Schlein hanno scritto dallo scorso settembre ad oggi una pagina importantissima della storia politica del Paese. Lo hanno fatto come donne, per le donne. Ognuna a modo suo, ognuna per il suo ruolo, ognuna per la propria parte politica, ma profumano entrambe di futuro per tutte noi, soprattutto per la prossima generazione di donne.
Di qui la decisione di dedicare loro una copertina congiunta di VelvetMAG: un collage di foto istituzionali tratte dall’archivio fotografico recentissimo dell’ANSA. Perché è importante? Perché è importante cosa hanno fatto e come lo hanno fatto. Per il ruolo che hanno ricoperto, ricoprono e ricopriranno. Per la scalata che hanno compiuto. Sono donne giovani, testarde, caparbie, di carattere, preparate con un progetto in testa e un sogno politico da perseguire. Due donne che non vogliono essere relegate a sedurre, ma a fare e convincere.
Le foto in cover appartengono all’archivio Ansa. nel dettaglio da destra Giorgia Meloni ritratta da MASSIMO PERCOSSI ed Elly Schlein da MOURAD BALTI TOUATI
Per entrambe vale la frase pronunciata dalla neo segretario del PD: “insieme abbiamo fatto una piccola grande rivoluzione. Anche stavolta non ci hanno visto arrivare“. Alle donne capita – purtroppo troppo spesso – di essere sottovalutate: è la mentalità maschilista predominante, anche in molte donne. Fino a che non si trova la crepa: che sia il divorzio, l’aborto, la fronda rivoluzionaria che avvolge l’Iran o le donne soldato al fronte in Ucraina. E’ il tempo che da questo marzo 2023 – che vedrà l’8 del mese proprio la Festa delle donne – si sostanzi una rivoluzione di genere politico tutta italiana, iniziata lo scorso 25 settembre.
Innegabile la portata maggiore della prima premier donna della storia della repubblica. Giorgia Meloni è stata capace di stravincere le ultime elezioni politiche alla guida di una coalizione di destra. Di fatto incarna il simbolo per eccellenza di questa nuova visione delle donne al potere che è partita nell’autunno del 2022 – sperando che non si riduca ad una moda o puro marketing politico – e si incanala nella tradizione assai ricca di leaders politico conservatrici: da tutte le inglesi con la Thatcher in testa fino ad oggi, fino ad Angela Merkel, senza dimenticare suggestioni populistiche oltreoceano. Ha saputo conquistare insieme sia il primato nella coalizione, che nel Paese in un colpo solo con l’enorme consenso ottenuto nelle urne. E che non accenna a diminuire: con lei forte anche dei suoi 46 anni, dell’esperienza da underdog, mentre anche gli alleati appaiono bisognosi di un cambiamento.
La vittoria alle Primarie Dem di Elly Schlein non ha la medesima valenza politica: ma appare una prima risposta sia alla crisi di consenso, che di proposta politica di tutto il centrosinistra. Per la prima volta una donna arriva a guidarne il più grande partito nel nostro Paese. Il più giovane segretario – batte di un anno il “rottamatore” per eccellenza Matteo Renzi – e anche lei è ascrivibile tra gli underdog. Con un percorso personale ad elastico rispetto al PD – dai fatti centouno di Prodi, all’elezione al Parlamento UE prima e a quello italiano poi, passando per la vicepresidenza in Emilia Romagna – che ha di fatto dato ieri una risposta al “renzismo“. Ha vinto quando non era data vincente – con molte delle big donne del partito a sostenere lo sfidante Bonaccini – e con l’elettorato dem del Sud Italia alla vigilia dato quasi compatto a preferire il carisma dallo stile da “caudillo”.
E’ una scelta che appare identitaria e di popolo con oltre 1 milioni di votanti e soprattutto contro le indicazioni degli iscritti dem che avevano scelto il presidente dell’Emilia Romagna. Ad Elly Schlein la base elettorale – le donne e i giovani, come pure larga parte della nomenclatura della tradizione più a sinistra del PD – ha affidato il partito, la responsabilità di costruire una risposta politica, elettorale, capace di ricoinvolgere in primis il proprio elettorato – a partire da quei 3 milioni che votarono per Veltroni alle primarie – fino ad essere competitivi contro Giorgia Meloni. Una bella sfida tra donne: finalmente!
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