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Weinstein, nuova condanna a 16 anni per stupro

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Nuova condanna, negli Usa, a carico di Harvey Weinstein. Il produttore cinematografico ex ‘re di Hollywood’, dovrà scontare ulteriori 16 anni di carcere. Lo ha stabilito un tribunale di Los Angeles al termine del secondo processo per molestie e stupri. 

La sentenza del tribunale californiano, del 23 febbraio, costituisce la certezza che, di fatto, Weinstein finirà i suoi giorni dietro le sbarre. Il produttore deve infatti già scontare un’altra condanna a 23 anni e il 19 marzo compirà 71 anni.

L’ex produttore cinematografico Harvey Weinstein. Foto Ansa/Epa Etienne Laurent

Processo a Weinstein

L’udienza del processo di Los Angeles si è svolta circa due mesi dopo il verdetto della giuria che aveva riconosciuto Weinstein colpevole di aver stuprato un’ex modella e attrice russa. La donna era giunta a Los Angeles da Roma per un festival cinematografico nel febbraio 2013. La condanna odierna si aggiunge, come detto, a quella a 23 anni già inflitta al 70enne a New York per accuse simili. Il produttore è intervenuto in aula, proclamandosi innocente.

La giudice Lisa B. Lench ha emesso la sentenza dopo avere rifiutato la mozione per un nuovo processo, che i legali dell’ex produttore avevano presentato. Durante il processo sono state ascoltate dozzine di testimoni, perlopiù donne, sconvolte nel rievocare veri e propri assalti fisici da parte di Weinstein. Alla fine il verdetto si è però concentrato sulle accuse di quattro donne per fatti che risalgono al periodo 2005-2013. Della giuria facevano parte 8 uomini e 4 donne. Una delle accusatrici che ha inchiodato Weinstein è una modella di origine russa. La donna ha testimoniato che 10 anni fa si trovava a Los Angeles, per un festival di cinema italiano, quando il produttore ha fatto irruzione nella sua camera d`albergo a Beverly Hills e l’ha violentata.

La precedente condanna

L’11 marzo 2020, a due anni di distanza dalle prime accuse di molestie sessuali – testimonianze che avevano dato vita al movimento #MeToo – per Harvey Weinstein era arrivata la condanna a 23 anni di carcere. Le sue vittime erano state l’assistente Miriam Haley e l’attrice Jessica Mann. L’ex produttore cinematografico era stato dichiarato colpevole di due reati: stupro e first-degree criminal sex act, la costrizione a un rapporto di sesso orale non consensuale. Con la pena di 23 anni ad Harvey Weinstein si era chiuso il primo capitolo di una battaglia portata avanti dal movimento #MeToo, che da anni negli Usa denuncia i soprusi sul lavoro nei riguardi delle donne, a cominciare dal mondo dello spettacolo.

L’avvocata Gloria Allred, celebre negli Usa per la difesa dei diritti delle donne, parla ai media dopo che Harvey Weinstein è stato condannato a 16 anni di carcere. Foto Ansa/Epa Caroline Bremann

Il #MeToo in Italia oggi

Il movimento femminile #MeToo è arrivato anche in Italia, sebbene con tempi più lunghi che in America. È di pochi mesi fa, ricorda Matilde Mancuso su Ecointernazionale.com, la notizia del dossier sulle molestie nel mondo dello spettacolo italiano. A redigerlo è stato il collettivo Amleta, che ha raccolto 223 casi di molestie e abusi sessuali e psicologici nel mondo del cinema italiano.

Autori delle molestie sono perlopiù registi – il 41,2% -; gli attori – il 15,7% -; i produttori, 6,28%. Le denunce, tuttavia, restano poche. Uno dei problemi maggiori della mancanza di denunce, sottolinea Ecointernazionale.com, risiede tempistiche giudiziarie. In Italia una vittima ha un anno di tempo per denunciare una violenza ma ciò non significa che sia abbastanza per maturare consapevolezza dell’accaduto. Chi è vittima di molestia o violenza sessuale deve poi mettere in conto procedimenti penali molto lunghi e costosi, sia sul piano economico che su quello emotivo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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