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Terremoto in Turchia e Siria: nuove scosse, morti e feriti. Erdogan: “Faremo città in montagna”

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L’incubo del terremoto non dà tregua alla Turchia. È salito ad almeno 6 morti e 294 feriti il bilancio delle due nuove forti scosse della sera del 20 febbraio nella provincia sudorientale di Hatay, al confine con la Siria.

Lo rende noto la tv di Stato Trt, facendo sapere che continuano le ricerche per tentare di salvare persone rimaste intrappolate sotto le macerie di alcuni edifici crollati.

Un uomo affranto dopo il nuovo terremoto ad Hatay, Turchia, 20 febbraio 2023. Foto Ansa/Epa Erdem Sahin

Terremoto, due nuove scosse

Tra i feriti 18 persone sono in condizioni gravi, ha fatto sapere il ministro della Sanità turco Fahrettin Koca. Mentre è ancora vivo il trauma del devastante sisma che solo due settimane fa ha distrutto il sud est anatolico, il terremoto dunque torna a seminare morte e distruzione. Due scosse di magnitudo 6.4 e 5.8 hanno colpito a distanza di pochi minuti l’una dall’altra la provincia di Hatay, una delle più martoriate dal sisma del 6 febbraio.

Due settimane fa il terremoto ha causato la morte di oltre 46mila persone tra Turchia e Siria – anche se il bilancio non è ancora definitivo – e la distruzione, o il danneggiamento, di oltre 100mila edifici. Riguardo al sisma del 20 febbraio, feriti si registrano anche in Siria, ad Aleppo e a Idlib, zona controllata dai ribelli al regime del dittatore Assad. Subito sono scattate le evacuazioni, anche dagli ospedali, in tutta la provincia colpita. Non è mancata l’allerta tsunami diramata dopo pochi minuti dalle scosse, poi rientrata, come già accaduto il 6 febbraio.

Sisma avvertito in Iraq, Cipro, Egitto

L’epicentro della scossa più forte del terremoto – di magnitudo 6.4 – si colloca tra Samandag, una località costiera nei pressi del confine con la Siria, e Defne, cittadina poco distante nell’entroterra, sempre nelle vicinanze del confine. Ad avvertire il terremoto sono stati, oltre ai turchi e ai siriani, anche i ciprioti, i libanesi, gli iracheni, i palestinesi, gli israeliani e gli egiziani. Le due scosse sono state registrate poco dopo le 18 in Italia, alle 20:04 e alle 20:07 ora locale. Sebbene siano indipendenti sono legate al sisma del 6 febbraio, ha fatto sapere l’esperto turco Bulent Ozmen intervistato dalla Tv di Stato Trt.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (a sinistra) in visita a una tendopoli all’indomani del terremoto del 6 febbraio 2023.Foto Ansa/Epa Murat Cetinmuhurdar

Erdogan sui luoghi del terremoto

Dopo il terremoto di due settimane fa si erano verificate oltre 6.000 scosse di assestamento, tra cui decine di magnitudo tra 5 e 6 prima delle due grandi scosse del 20 febbraio. In Turchia nelle tendopoli, in rifugi di fortuna, in campi allestiti in fretta e furia ci sono, dal 6 febbraio, più di un milione e mezzo di persone, in tutte le 10 province turche colpite dalle scosse. Il terremoto che ha colpito Hatay il 20 febbraio è arrivato poche ore dopo la visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan che nel pomeriggio si era recato nella zona. E aveva annunciato che in marzo inizierà la ricostruzione “da zero” di tutte le città turche distrutte dal sisma.

“Salvate oltre 114mila persone”

Vogliamo spostare il centro delle città che si trovano in pianura verso le zone di montagna“, aveva detto Erdogan citando l’obiettivo di ridurre i rischi associati ai disastri naturali. Il progetto per le nuove città prevede edifici non più alti di tre o quattro piani, ha detto il presidente turco che in mattinata aveva incontrato il Segretario di Stato americano Antony Blinken. A partire dal giorno del sisma, “il numero delle persone salvate dopo essere rimaste sepolte sotto le macerie è arrivato a 114.834“, ha dichiarato Erdogan.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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