Storie e Personaggi

“Pablo Neruda morì avvelenato”, svolta in Cile sul caso del poeta Premio Nobel

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A mezzo secolo dalla morte di Pablo Neruda emerge un’altra verità sulle cause del decesso del poeta cileno. Il Premio Nobel per la Letteratura 1971 sarebbe stato avvelenato. Non sarebbe morto in conseguenza di un cancro alla prostata come si è creduto per almeno 40 anni. 

Neruda morì una decina di giorni dopo il colpo di Stato del generale Pinochet. Non è tuttavia provato, sebbene il sospetto sia più che fondato, che emissari della dittatura, aiutati da uomini dei servizi segreti statunitensi, lo uccisero. Secondo il quotidiano spagnolo El País, citato dall’agenzia di stampa Agi, di certo la morte di Neruda avvenne per avvelenamento. Lo sostiene il nipote del poeta, Rodolfo Reyes, che cita un gruppo internazionale di esperti che ha indagato sulle reali cause del decesso del letterato.

Pablo Neruda (a destra) con Salvador Allende. Foto Twitter @angelmartinezx2

Neruda assassinato dopo il golpe?

Stanno infatti per essere divulgati i risultati di una perizia in base alla quale un team internazionale di esperti ha analizzato le tracce del batterio Clostridium botulinum individuato nel 2017 sulla salma di Neruda. La conclusione della perizia confermerebbe la tesi della denuncia originaria, secondo cui ignoti avrebbero praticato al poeta, mentre era ricoverato, un’iniezione contenente la sostanza velenosa, “come arma biologica“. Sarebbe cioè stato assassinato deliberatamente.

Posso dirlo perché conosco i rapporti sul caso. Lo dico, da avvocato e nipote, con molta responsabilità; il giudice non può ancora segnalarlo perché deve avere tutte le informazioni“, ha dichiarato Rodolfo Reyes a El País. Mercoledì 15 febbraio dovrebbero essere resi pubblici i risultati ufficiali della perizia su Neruda. Il Premio Nobel per la Letteratura, insignito del titolo nel 1971, morì il 23 settembre 1973 nella clinica San María di Santiago del Cile 12 giorni dopo il colpo di Stato con il quale il generale Augusto Pinochet destituì il presidente della Repubblica, Salvador Allende.

La testimonianza dell’ex autista

Per 40 anni – scrive El País – si è creduto che la causa ufficiale della morte di Neruda fosse il cancro alla prostata. Fino a quando (nel 2013, n.d.r.) il suo ex autista, Manuel Araya, ha fatto notare che era stato avvelenato“. Una testimonianza “che è poi alla base della denuncia presentata dal Partito Comunista“. Quello in essere è il terzo procedimento per stabilire le cause della morte di Neruda. L’équipe di specialisti internazionali che ha svolto le analisi sul corpo del poeta si compone di tecnici che provengono, oltre che dal Cile, da Canada, Messico, El Salvador, Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti e Germania. In due laboratori, uno in Canada e l’altro in Danimarca, si sono poi effettuati i test.

Rodolfo Reyes (a sinistra), avvocato e nipote di Pablo Neruda, insieme a Elizabeth Flores, avvocata nel caso Neruda. Foto Ansa/Epa

Neruda e Pinochet

Per risolvere il caso Neruda si indaga costantemente da ormai oltre un decennio. Per lunghissimo tempo le autorità avevano secretato il fascicolo, assieme a quelli riguardanti centinaia di altri casi di violazione dei diritti umani avvenuti sotto la dittatura di Pinochet. La dittatura, che in Cile è durata per quasi vent’anni, fra il 1973 e il 1990, è passata alla storia come una delle peggiori al mondo nel XX secolo. Migliaia di persone furono torturate, detenute illegalmente o scomparvero nel nulla. Secondo dati riportati da Amnesty International, si contano in oltre 40mila le vittime di violazioni dei diritti umani a opera degli aguzzini di Pinochet.

Il numero totale delle persone ufficialmente riconosciute come sparite o uccise è di 3.216, mentre 38.254 persone sono state riconosciute come sopravvissute a detenzione per motivi politici e/o alla tortura. Le vittime di Pinochet furono uomini e donne comuni, militanti dei partiti comunista, socialista e democristiano, sindacalisti, accademici, giornalisti, artisti e musicisti, come Víctor Jara. Ma anche professionisti, religiosi, studenti e operai. E poeti, come è avvenuto, quasi certamente, per Pablo Neruda.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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