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Il golpe di Pinochet nel “lungo petalo di mare e di neve”

L'11 settembre 1973 il generale Pinochet, alla guida dell'esercito, prese il potere con un colpo di Stato, deponendo il Presidente Salvador Allende democraticamente eletto

L’11 settembre 1973 all’alba si ribella la Marina, e quasi subito dopo l’Esercito, l’Aviazione e infine i Carabinieri (la polizia cilena). Salvador Allende fu avvertito immediatamente… Voci concitate suggerirono che era venuto il momento di chiamare il popolo ad una manifestazione di massa in difesa del governo. Ma Allende comprese che ci sarebbero state migliaia di morti. Il palazzo rimase indifeso, circondato da soldati e dai carri armati…
Non mi dimetterò, uscirò dalla Moneda solo quando avrà termine il mio mandato presidenziale, quando me lo chiederà il mio popolo, oppure morto’. Il presidente rimase con il fucile in pugno accanto alla bandiera cilena… la versione ufficiale è che appoggiò la canna del fucile al mento, tiro il grilletto e lo sparo gli fracassò il cranio
“. Questo racconto del golpe di Pinochet in Cile è contenuto in un libro Paula, scritto nel 1994 dalla nipote del presidente, la celebre scrittrice Isabel Allende, che a seguito del colpo di stato riparò in Venezuela.

Presidente Cileno

Il golpe di Pinochet: all’alba dell’11 settembre 1973

Il generale Augusto José Ramón Pinochet Ugarte, alla guida dell’Esercito, prese il potere cingendo d’assedio il palazzo presidenziale, la Moneda. L’attacco arrivò via terra e con il bombardamento aereo dei caccia Hawker Hunter di fabbricazione inglese. Altri soldati spararono contro l’Università Tecnica con mitragliatrici e cannoni. Doveva esserci una manifestazione contro il fascismo con il presidente Allende. Lui non arrivò mai. Gli studenti furono stesi con il viso per terra e le mani dietro la nuca, minacciati, insultati, percossi e deportati allo Stadio Chile. Molti operai furono deportati a Pisagua il campo comandato dal generale fin dal 1948. Questo avverrà per tutti gli anni del potere del generale. I vertici delle armi cilene parlarono di un complotto delle sinistre – il famoso PLAN Z – un autogolpe di un comando estremista di Unità Popolare, la coalizione del presidente. Secondo i militari erano pronti ad entrare in azione il 19 settembre del 1973. Da lì la decisione del colpo di stato militare e della fucilazione immediata dei militanti di partiti di sinistra.

Allende: la via cilena al socialismo

Il presidente Allende, la via cilena al socialismo, aveva attirato immediatamente l’attenzione internazionale. Era il primo presidente marxista liberamente eletto con un programma che prevedeva una profonda trasformazione dell’assetto politico ed economico del paese. In più aveva promesso di realizzare le trasformazioni rivoluzionarie nel rispetto della Costituzione e della legalità. La destra nei tre anni di presidenza socialista aveva ripetutamente chiamato i militari alla difesa dei principi della chilenidad. La Democrazia Cristiana chiedeva di ripristinare uno stato di di ritto minacciato dalla conflittualità sociale. Persino a sinistra si riteneva che le Forze Armate fossero il vero baluardo dello Stato e della Nazione cilena.

Una settimana dopo il golpe finì all’improvviso la serrata degli avversari della politica economica di Allende, che tanto aveva scosso il clima del paese. L’intervento militare era vissuto come l’unica via d’uscita dal momento di crisi e forse la migliore possibile per ristabilire l’ordine. Fino all’11 settembre, Allende e tutta la sua coalizione di sinistra avevano creduto all’esistenza di un settore delle Forze Armate leale al governo.

I connotati della dittatura cilena: la nuova violenza di stato

Il regime cileno si è delineato subito con Pinochet come capo incontrastato dell’Esercito e di tutte le Forze Armate con poteri assoluti a tempo indeterminato. Quella che nasce a Santiago è una dittatura ideologicamente asservita agli interessi americani, nonché economicamente dipendente da questi ultimi (nella foto il generale Pinochet con Henry Kissinger, Segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977) Non a caso adotta quasi subito un modello economico fortemente neoliberista, molto simile a quello di Ronald Reagan negli Stati Uniti e di Margareth Thatcher in Gran Bretagna.

Cile Usa

E’ una tirannia personale diversa da tutte le altre dittature militari sudamericane in Brasile, Argentina e Uruguay, fondate sulla collegialità e sull’avvicendamento al vertice delle giunte. Il generale aveva fatto cambiare anche le norme militari per mettere fuori gioco un militare più anziano. Quello che l’accomunava invece era la ferocia delle forze armate, con la differenza che in Cile si faceva presto a morire, mente in Argentina a sparire.

Alla repressione cilena è servita una settimana di pausa dal lavoro militare consueto per attuare con maggior tranquillità la prima fase, quella del limpiar: arresti, torture, fucilazioni, caccia ai massimi esponenti di Unità Popolare. Alcuni vengono spediti ai lavori forzati/esilio in piena Terra del Fuoco in mezzo ghiacci. I soldati della Scuola Sottufficiali avevano l’ordine di perquisire casa per casa e distruggere i libri in odore di marxismo, dischi. Seguivano sentenze di condanna a morte con esecuzione immediata. Si uccidono anche i dissidenti più importanti che hanno trovato riparo all’estero grazie al Piano Condor: il 6 ottobre 1975 a Roma in un agguato morirà Bernardo Leighton, leader dell’ala progressista della DC.

L’elicottero della morte: la licenza di uccidere secondo Pinochet

Pinochet concesse i poteri di suo delegato speciale ad un generale: Sergio Arellano Stark. L’obiettivo era accelerare i processi in corso presso i tribunali militari, risolvere il problema logistico della detenzione di tanti oppositori e quindi poter portare a termine la caccia all’uomo di sinistra. Caserme, basi aeree e navali, scuole militari, palestre e stadi non bastavano più. Anche se spesso catturata la gente si toglieva la vita, come dal punto più alto dello Stadio Chile – dove l’Italia vinse nel 1976 l’unica Coppa Davis di tennis – diventato un luogo di morte e non di sport . Da questo nacque il macabro volo della morte: l’elicottero si alzava in volo, quello che bastava per essere sicuro che i prigionieri morissero, e lo ha fatto molte volte.

La fine del generale

Pinochet è stato Comandante in Capo dell’esercito ininterrottamente dal 1973 al 1996, anche quando, sedici anni dopo il golpe, tornerà alla guida del Cile un presidente liberamente eletto, Patricio Aylwin Azócar. Per dieci anni il dominio del tiranno è stato totale; i primi scricchiolii arrivarono prima con azioni di protesta e poi con la lenta di organizzazione dei partiti di opposizione. Il 7 settembre del 1986 scampa ad un attentato illeso. Nel 1996 con la demanda de chile si arrivò prima alla proclamazione dello sciopero generale del 2 e del 3 luglio. Il 16 ottobre 1998 gli agenti di Scotland Yard consegneranno nell’ospedale dove è ricoverato il mandato di arresto internazionale emesso su richiesta di un giudice spagnolo Baltasar Garzon per i crimini contro l’umanità commessi sotto la sua dittatura, genocidio, violenze, torture a carico di oppositori.

Nel 1990 il neo presidente Aylwin nominò una Commissione per la verità e la riconciliazione incaricata di indagare sui delitti compiuti militari. Anche nel “lungo petalo di mare e di neve” – come ha definito il Cile Isabel Allende in suo romanzo – si è aperta l’indagine sulla sorte dei tanti desaparecidos. Secondo Pinochet sarebbero morti per il golpe e la dittatura circa 2.500 – 3.000 cileni, tutti avversari della giunta militare, tutti morti in combattimento. Le diverse commissioni di inchiesta hanno accertato ufficialmente 3.508 morti. 2.298 assassinati o giustiziati, 1.210 sparizioni forzate. 28.259 i casi di vittime di tortura e di prigionia politica, nei circa 17 anni della tirannia del generale.

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Angela Oliva

Direttore Responsabile
Pugliese di nascita, muove le sue prime esperienze giornalistiche tra Palio, Sport e Cronaca bianca a Siena durante il periodo universitario divenendo pubblicista subito dopo la laurea con lode in Scienze della Comunicazione. Con il trasferimento a Roma inizia il praticantato che la porterà a diventare professionista nel 2008. Si è occupata di gambling, dipendenze, politica estera (ha una seconda laurea sempre con lode in Scienze internazionali e diplomatiche), ippica, economia. Ha collaborato con giornali, TV (Telenorba), l'agenzia di stampa nazionale Il Velino-AGVNews e con diverse realtà specializzate. Diverse le esperienze in agenzie come account ed advisor del settore bancario, di associazioni di categoria, di comunicazione pubblica, turismo, trasporti, cybersecurity, compliance & risk management, telecomunicazioni, 5G e di gaming.
In parallelo si è occupata di Comunicazione strategica e Marketing come manager in azienda - trasferendosi a Rimini - assumendo spesso anche la responsabilità delle Relazioni esterne. Ha approfondito, con due diversi master, anche i temi della Corporate Social Responsibilty e della Sostenibilità.

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