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Fazzolari e il progetto delle armi a scuola, Salvini infuriato: “Non è un’idea illuminata”

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Non si placa, malgrado le smentite del diretto interessato, il clamore del caso Fazzolari sul progetto di insegnamento ai giovanissimi a usare le armi, tramite appositi corsi a scuola. Dopo il caso Donzelli-Delmastro è dunque ora il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a finire nella bufera.

Ma questa volta non è solo l’opposizione a protestare contro Fazzolari, come aveva già fatto contro Donzelli e il sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, chiedendo le dimissioni di entrambi. È anche il vicepremier Matteo Salvini a perdere le staffe. “Non mi sembra illuminata come idea quella di sparare nelle scuole” ha detto il leader leghista, ponendo di fatto una pietra tombale sull’iniziativa.

Giovanbattista Fazzolari (sx) e Matteo Salvini. Foto Ansa

Fazzolari, le armi e i ragazzi

Un caso politico, quello di Fazzolari. Perché l’esponente di Fratelli d’Italia, stando a un articolo della Stampa, avrebbe proposto al generale Franco Federici, consigliere militare della premier Giorgia Meloni, un tavolo di discussione su un progetto di cui forse mai si era sentito parlare in Italia. Ovvero quello di insegnare agli studenti delle scuole a sparare, tramite esercitazioni al tiro a segno. Secondo La Stampa, il Fazzolari “è un grande sponsor delle armi corte“. “Ridicolo e infondato” l’articolo del quotidiano torinese, ha replicato il numero due di Giorgia Meloni. “La chiacchierata tra me e il generale Federici verteva su tutt’altro“, ha precisato Fazzolari.

Ma da Torino il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, ha commentato: “Con temerario sprezzo del ridicolo, il sottosegretario Fazzolari ‘spara’ letteralmente la palla in tribuna. Per smentire ciò che non è smentibile, cioè la sua idea di portare nelle scuole corsi di tiro a segno con le armi. L’articolo del nostro Ilario Lombardo, che confermiamo parola per parola, è inattaccabile e di fonte sicura al cento per cento“. Secondo Repubblica, è nota la passione di Fazzolari per le armi e il poligono di tiro. Nella scorsa legislatura ha presentato una riforma per l’abolizione del divieto di commercializzare armi corte, definito da lui stesso “un’assurdità“. È stato inoltre ospite d’onore, nel 2022, all’Eos Show di Verona: la fiera dedicata alla caccia.

“L’avete ‘sparata’ grossa”

Le opposizioni vanno all’attacco. Sarcastici gli esponenti del Partito Democratico. “Libro e moschetto“, dichiara il senatore Walter Verini. “A quando le adunate del sabato?“, chiede ironicamente, ma forse neanche troppo, il vice segretario Peppe Provenzano che parla di “incubo trumpiano” e annuncia un’interrogazione parlamentare. “Dall’umiliazione come metodo educativo all’insegnamento dell’uso delle armi nelle scuole“, così la vice segretaria Irene Tinagli che chiede buonsenso. E fa un riferimento all’ormai celebre dichiarazione del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, secondo cui un’umiliazione a scuola è fonte di crescita per un ragazzo.

Il minisitro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Foto Ansa/Matteo Corner

Per la capogruppo Cinque Stelle in Senato, Barbara Floridia, le parole di Giovanbattista Fazzolari sono “gravissime“. Floridia ha chiesto l’opinione della premier e del ministro dell’Istruzione, il Valditara appunto. È intervenuto anche il leader pentastellato, Giuseppe Conte: “Fazzolari smentisce ma l’amore per le armi mi sembra evidente“. “Mi auguro la smentita di Fazzolari corrisponda al vero perché saremmo di fronte all’assurdo: tagliare la 18app da un lato e promuovere il tiro a segno nelle scuole dall’altro. Meno libri, più armi“, twitta Raffaella Paita, presidente del gruppo Azione-Italia Viva in Senato. “Allucinante“, il commento di Nicola Fratoianni, dell’Alleanza Verdi Sinistra: “Ma non deve sorprenderci, visto che il Governo Meloni è legato a doppio filo con le lobby delle armi“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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