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Csm, Fabio Pinelli eletto vicepresidente: per la prima volta un esponente di Centrodestra

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Fabio Pinelli, 56 anni, membro laico in quota Lega, è il nuovo vicepresidente del Csm, l’organo di autogoverno dei magistrati italiani. Per la prima volta il numero due del Consiglio superiore della magistratura è di Centrodestra: non era mai accaduto. 

L’elezione è arrivata il 25 gennaio in tarda mattinata, al terzo scrutinio, con 17 voti, contro i 14 andati a Roberto Romboli, in quota PD. Al termine dello scrutinio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a capo del Csm, ha proclamato Pinelli suo vice. Negli ultimi trent’anni i vicepresidenti erano sempre stati appannaggio del Centrosinistra, mentre ancor prima era la Democrazia Cristiana a vantare questo record.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Fabio Pinelli, nuovo vicepresidente del Csm. Foto Ansa/Quirinale Paolo Giandotti

Csm, chi è Pinelli

Il presidente del Csm è il capo dello Stato ma il suo vice ne è in qualche modo il braccio operativo e quindi riveste particolare importanza. Fra i candidati in lizza, oltre a Fabio Pinelli, in quota Lega, c’erano Roberto Romboli, appunto, e Daniela Bianchini, in quota FdI. Fabio Pinelli, lucchese, classe 1966, è un avvocato penalista del foro di Padova, eletto dal Parlamento, quale membro laico del Csm, in quota Lega.

Cerchiamo di essere credibili, trasparenti, mai obliqui nell’interesse del Paese” le sue prime parole. “Orienterò ogni mio comportamento nell’interesse del Paese con la guida e il faro del presidente della Repubblica“. Pinelli ha superato Roberto Romboli, costituzionalista e professore emerito all’Università di Pisa, che inizialmente sembrava avere più chances. Daniela Bianchini è invece docente di Diritto di famiglia all’Università Lumsa di Roma.

Come si vota

A Palazzo dei Marescialli il vicepresidente del Csm lo si sceglie tra i consiglieri laici. Si procede a scrutinio segreto, prevede il regolamento, e risulta eletto chi ottiene i voti della maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio. Se nessuno raggiunge tale maggioranza, si passa a una seconda ed eventualmente a una terza votazione, nella quale viene eletto chi ha raccolto il maggior numero dei voti. In caso di parità nella terza votazione, si procede con un ballottaggio e, se vi è parità anche all’esito di questo, prevale il più anziano d’età. Fabio Pinelli è stato eletto alla terza votazione, a maggioranza semplice.

Il Consiglio superiore della magistratura riunito a Palazzo dei Marescialli a Roma. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Csm, le parole di Mattarella

Il 24 gennaio è intervenuto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “È stata una consiliatura complessa, segnata da gravi episodi che l’hanno colpita” ha detto Mattarella ai membri del Csm. “Ciò nonostante, grazie al contributo dei suoi componenti, il Consiglio superiore ha cercato di superare le profonde tensioni prodotte da quelle vicende, per assicurare il corretto funzionamento degli uffici giudiziari“.

Particolarmente proficua si è rivelata l’azione del Consiglio durante l’emergenza pandemica” ha sottolineato il presidente de Csm, ovvero lo stesso Mattarella. “Il Csm ha sostenuto i dirigenti nella definizione di soluzioni organizzative in grado di garantire lo svolgimento dell’attività giudiziaria“, ha aggiunto. “I compiti che la Costituzione e la legge affidano al Csm sono volti ad assicurare l’indipendenza della magistratura, pilastro della nostra democrazia e garantita dalla Costituzione“.

Il capo dello Stato e i magistrati

Attraverso l’esercizio trasparente ed efficiente del governo autonomo – ha proseguito il capo dello Stato – il Consiglio Superiore deve garantire, nel modo migliore, l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione. E deve assicurare agli uffici giudiziari il miglior livello di professionalità dei magistrati, che svolgono con impegno e dedizione la loro attività anche in condizioni ambientali complesse e talvolta insidiose“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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