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Brasile, decine di migliaia di persone in piazza per la democrazia

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Le istituzioni del Brasile sono ancora sotto shock dopo il violento assalto di migliaia di sostenitori dell’ex presidente, Jair Bosonaro, ai palazzi del potere di Brasilia l’8 gennaio scorso. Dagli Usa arriva un messaggio a Lula: Joe Biden gli promette “sostegno incrollabile“.

Il presidente degli Stati Uniti ha invitato il leader del Brasile a Washington per l’inizio di febbraio. Lo afferma un comunicato della Casa Bianca.

Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile, si è appena insediato al potere, a 20 anni esatti dal suo primo mandato. Foto Twitter @CamiloRomero

Brasile, la solidarietà di Biden

Il presidente Biden ha dichiarato il sostegno incrollabile degli Stati Uniti alla democrazia brasiliana” nel corso di una telefonata, si legge nel comunicato. Biden, al momento a Città del Messico, ha invitato Lula – che ha accettato – “all’inizio di febbraio” alla Casa Bianca. “Il presidente Biden condanna la violenza e gli attacchi alle istituzioni democratiche e al trasferimento pacifico del potere. I due leader hanno deciso di lavorare insieme a stretto contatto problemi che devono affrontare gli Stati Uniti e il Brasile, tra cui cambiamento climatico, sviluppo economico, pace e sicurezza“, afferma il comunicato del Governo degli Usa.

Sostenitori di Lula in piazza

In Brasile decine di migliaia di persone hanno invaso strade e piazze delle principali città del paese per manifestare a favore della democrazia. Un atto in risposta all’assalto al Congresso da parte dei sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro. L’affluenza alla manifestazione di San Paolo è stata “impressionante“, riporta la Bbc il 10 gennaio. Una parte dell’Avenida Paulista, la strada più famosa del Brasile, è rimasta bloccata al traffico mentre la folla cantava e ballava chiedendo giustizia.

Molti manifestanti erano vestiti di rosso, i colori del Partito dei Lavoratori di Lula. Altri sventolavano cartelli con scritto ‘Nessuna amnistia per i golpisti’ e altri ancora cantavano in coro “prigione per Bolsonaro“.

L’ex presidente del Brasile, Bolsonaro, dal suo letto d’ospedale negli Stati Uniti: è ricoverato a Orlando, in Florida. Foto Twitter @AnthonyBoadle

Le testimonianze

Non sono d’accordo con quello che è successo a Brasília: è stato un incubo. Non sono d’accordo con chi crede che con la democrazia si possa usare il proprio potere per distruggere la democrazia“, ha detto alla Bbc Gabriel, che ha fornito solo il suo nome di battesimo. “Voglio dimostrare al mondo e al nostro paese che, anche se ci sono migliaia di persone che credono che le elezioni non siano state valide, qui in Brasile abbiamo un enorme numero di persone che credono di potersi fidare del nostro Governo e della nostra democrazia“, ha aggiunto.

La polarizzazione è un grosso problema. Ognuno ha le proprie idee e non credo ci sia molto dialogo tra le due parti“, ha commentato un’altra manifestante, Marina Rodrigues Carmona. Il 9 gennaio la polizia ha iniziato a smantellare un accampamento di sostenitori di Bolsonaro a Brasília, uno dei tanti allestiti fuori dalle caserme dell’esercito in tutto il Paese dopo le elezioni presidenziali.

Brasile, 1500 arresti finora

E il ministro della Giustizia brasiliano, Flavio Dino, ha reso noto che finora sono “circa 1.500” le persone arrestate nell’ambito dell’assalto ai palazzi del potere, l’8 gennaio. Dino ha inoltre reso noto, secondo il sito del quotidiano Estadao, che la polizia federale ha già identificato in 10 Stati del Brasile persone sospettate di avere legami economici con gli organizzatori del tentato golpe di domenica a Brasilia. Il ministro della Giustizia ha affermato che ci sono già svariati mandati di arresto. I nomi dei sospettati non sono noti ma si tratta di soggetti che avrebbero ad esempio finanziato il noleggio di bus per portare gli estremisti nella capitale. Il ministro ha affermato che la responsabilità riguarda anche coloro che non erano presenti agli assalti: finanziatori e organizzatori del tentato golpe.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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