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Germania, arrestato un iraniano: “Progettava attentati col cianuro”

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Un cittadino dell’Iran, di 32 anni, è finito agli arresti in Germania con accuse gravissime. La polizia lo ha arrestato perché in procinto di preparare attentati terroristici di matrice islamista.

L’uomo avrebbe potuto adoperare, sostengono le forze dell’ordine tedesche, anche tossine letali come cianuro e ricina, trovate nella sua abitazione.

La polizia tedesca asserisce di aver bloccato su nascere un attento di matrice islamista nell’ovest del paese. Foto Twitter @polizeiberlin

Pericolo di attacchi in Germania

In una conferenza stampa congiunta la polizia e la procura di Duesseldorf hanno dichiarato che l’uomo stava pianificando un attacco molto serio. La perquisizione e l’arresto sono avvenuti nella cittadina di Castrop-Rauxel, nel Land occidentale della Renania Nord-Vestfalia. Stando al popolare quotidiano Bild, ad avvertire le autorità di Berlino che hanno fatto scattare l’operazione di polizia sono stati servizi d’intelligence di paesi stranieri. Le primissime informazioni arrivate in Germania ponevano l’attenzione su una non meglio precisata minaccia di un attentato terroristico “islamista” con una “bomba chimica“, riporta il quotidiano tedesco.

Ricina, “arma biologica

Oltre a dosi di cianuro, l’uomo arrestato avrebbe detenuto nella propria abitazione anche la ricina. Si tratta di una proteina altamente tossica, che si trova in natura, presente nei semi della pianta Ricinus communis. È una potente citotossina naturale, riporta l’enciclopedia libera Wikipedia, in grado di causare la morte delle cellule bloccando l’attività di sintesi proteica dei ribosomi. Per un essere umano la dose letale media è di circa 0,2 milligrammi per chilo di peso corporeo. Si tratta dunque di un agente molto tossico, che il Robert Koch Institute
l’organizzazione statale responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive in Germania – definisce “arma biologica“.

Il precedente in Germania

Nel 2018 la polizia della Germania aveva arrestato un tunisino di 31 anni e sua moglie accusandoli di aver progettato un attentato con la ricina per conto dell’Isis. A casa della coppia gli investigatori avevano trovato 84,3 milligrammi di ricina e 3.300 semi di ricino usati per fabbricare il veleno. A seguito di un processo penale l’uom ha ricevuto una condanna a 10 anni di carcere; sua moglie a 8 anni. In Germania si sono verificati negli ultimi anni numerosi attacchi terroristici di matrice islamista, tra cui il famigerato attentato con un camion, usato come ariete, al mercatino di Natale di Berlino, nel dicembre 2016, che causò 13 morti.

Una ripresa televisiva della TV di stato dell’Iran, il 7 gennaio 2023, mostra Mohammad Mahdi Karami a un’udienza in tribunale a Karaj. L’uomo è stato impiccato. Foto Ansa/Epa

Iran, impiccagioni senza sosta

E se in Germania scattano le manette ai polsi di un uomo iraniano, in Iran non si ferma la repressione violentissima contro i manifestanti, sempre più numerosi. Donne e giovani in particolare, che da 4 mesi protestano ininterrottamente contro il regime della Repubblica islamica. In queste ore le autorità hanno fatto impiccare due uomini in seguito alle manifestazioni di piazza. I due avrebbero ucciso, secondo le accuse, un paramilitare, Ruhollah Ajamian, durante una cerimonia per rendere omaggio alla manifestante Hadis Najafi, uccisa dalla polizia, a settembre, durante le prime proteste.

La magistratura iraniana ha identificato i condannati come Mohammad Mahdi Karami (22 anni) e Seyyed Mohammad Hosseini (39 anni). I due facevano parte di un gruppo di 16 persone arrestate per l’uccisione del paramilitare Ajamian. Cinque sono stati condannati a morte e altri 11, tra cui tre minorenni, hanno ricevuto lunghe pene detentive: fino a 25 anni di carcere. Tutti avevano preso parte a una cerimonia in occasione del 40º giorno dall’uccisione della manifestante Hadis Najafir.

Torture e niente avvocato

La Corte Suprema aveva respinto il ricorso di Karami e Hosseini il 3 gennaio. Mohammadhossein Aghassi, avvocato di Karami respinto dal tribunale, ha sostenuto che il giovane assassinato è stato privato del diritto alla difesa. Un fatto che in Germania e in tutta Europa sarebbe gravissimo. Il ragazzo aveva iniziato uno sciopero della fame in carcere per protestare contro il “rifiuto della mia richiesta di averti come mio avvocato“, come gli aveva annunciato lo stesso attivista 22enne in una telefonata dalla prigione. L’avvocato ha riferito inoltre che i carcerieri non hanno consentito a Karami di vedere la famiglia un’ultima volta prima dell’esecuzione. Secondo quanto riporta la Bbc, gli avvocati dell’altro uomo impiccato, Hosseini, hanno invece detto che il loro assistito è stato bendato e picchiato durante la detenzione.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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