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2023, un anno per la pace

Sorgeranno mediatori fra Putin e Zelensky per porre fine alla guerra in Ucraina?

Comincia il 2023 e per diversi aspetti è un bene. È un anno che si lascia alle spalle il 2022, che ricorderemo per il ritorno della guerra in Europa con l’invasione russa del 24 febbraio. Così come per la morte di Pelé, della Regina Elisabetta e del Papa Emerito Benedetto XVI.

Il 2023 ci porterà la pace e un futuro migliore? Inutile negare che ci si affaccia ai mesi in arrivo con preoccupazione. Ma ogni momento di caos e di crisi nasconde l’opportunità di una salvezza.

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Una donna posa per delle foto con un murale raffigurante un ginnasta e attribuito all’artista di strada britannico Banksy, presso un muro di un edificio distrutto durante i bombardamenti a Borodyanka, Ucraina. Foto Ansa/Epa Sergey Dolzhenko

La guerra in Ucraina non si è mai fermata, neppure per un istante. Neanche a Natale e a Capodanno. Non ci sono segnali concreti che nel 2023 Mosca da un lato e Kiev dall’altro intendano arrivare presto a un cessate il fuoco. Putin parla di negoziati ma alle sue condizioni e Zelensky replica affermando che la Russia mente: non vuole la pace ma la distruzione dell’Ucraina.

Il 2023 dell’Ucraina

Lo scorso mese di dicembre il giovane presidente di Kiev è volato per la prima volta dall’inizio della guerra fuori dal suo paese, fino a Washington. Da Biden e dal Congresso ha ottenuto più armi e la piena solidarietà di un’alleanza di cui il ‘protettore’ americano sembra ben contento. Un trionfo, per Zelensky, di cui nel 2023 si ricorderà la frase forse più importante del 2022. “Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio“. Lapidaria affermazione di coraggio di fronte agli Stati Uniti che – nel giorno dell’invasione delle armate di Putin – gli offrivano di mettersi in salvo all’estero.

Ora si continua a combattere nel tormentatissimo Donbass – negli oblast di Donetsk e Lugansk – così come nelle altre aeree del territorio ucraino occupate dai russi: la regione di Kherson, e di Zaporizhzhia. La guerra sembra lungi dall’essere a un punto di svolta. Lo era parso in settembre, quando le controffensive ucraine avevano fatto crollare di botto gli occupanti russi ricacciandoli indietro su più fronti, come a Kharkiv.

Adesso, in questo inizio di 2023, si parla invece di una possibile offensiva russa a primavera. Mentre gli invasori non hanno smesso un attimo di bombardare l’Ucraina con missili da terra e dal mare. Compresa la capitale Kiev. La mediazione di pace del Vaticano è respinta da Mosca, né appare caldeggiata da Zelensky. La Russia vuole intensificare l’alleanza militare con la Cina e gli Stati Uniti appoggiano sempre più fortemente la resistenza ucraina. Eppure è nei momenti più difficili che spuntano i mediatori di pace. Il 2023 può diventare, a dispetto della gravissima eredità di civili (oltre che soldati) morti, feriti e torturati che il 2022 gli ha lasciato l’anno della progressiva fuoriuscita dalla logica della guerra in Europa.

Un anno per dare corpo alla speranza

La speranza del 2023 sta forse anche nel saper fare memoria di un passato che può illuminare il presente. E il passato che si chiama 2022 si è portato via tre personalità che, a loro modo, ci lasciano un messaggio di pace. Lo scorso 30 agosto è morto in ospedale a Mosca Mikahil Gorbaciov, russo come Putin. Anzi capo di Putin negli Anni Ottanta, quando quest’ultimo era un semplice funzionario dei servizi segreti. Gorbaciov ha avuto parole di condanna sulla guerra russa in Ucraina e ha ricordato che il mondo è più che in passato sull’orlo di un conflitto nucleare.

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Pelé, al secolo Edson Arantes do Nascimento. Foto Ansa/Epa Sebastiao Moreira

Alla vigilia del 2023, poi, a distanza di due giorni l’uno dall’altro, sono morti la leggenda del calcio Pelé (29 dicembre) e il Papa Emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger (il 31 dicembre). Sembra quasi che abbiano voluto andarsene apposta portandosi via un 2022 da dimenticare. Pelé lascia un messaggio universale: nei valori dello sport incarnati da una sola persona tutto il mondo può riconoscersi e riconciliarsi. Di papa Ratzinger ricorderemo soprattutto le dimissioni del 2013, dopo 7 secoli che un pontefice non le dava. Un passo indietro seguito a una denuncia su “mondanità e sporcizia nella Chiesa“. Un atto di coraggio: la rinuncia al proprio ruolo per aprire la strada a un futuro migliore. Gorbaciov, Pelé e Benedetto: semi di pace per il 2023 di cui fare memoria.

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Papa Francesco con il Papa Emerito Benedetto XVI in un incontro avvenuto nel 2022. Foto Ansa/Vatican Media

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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