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Manovra: ok dalla Camera, si attende il via libera dal Senato

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La manovra economico-finanziaria per la legge di bilancio 2023 del Governo Meloni ha ottenuto il via libera dalla Camera. Hanno votato a favore i deputati della maggioranza di Centrodestra, con 197 sì.

I voti contrari sono stati 129 e gli astenuti 2. Ora la manovra passa al Senato, che la esaminerà dal 27 dicembre. L’approvazione della manovra è arrivata nelle prime ore del mattino del 24 dicembre, dopo una nottata di dibattito.

Giorgia Meloni: la manovra economica del suo Governo è stata approvata dalla Camera dei deputati. Foto Ansa/Ettore Ferrari

I deputati hanno votato anche la fiducia chiesta dal Governo Meloni: 221 sì, 152 no e 4 astenuti. Il ‘volo’ della Legge di Bilancio ha vissuto fasi molto tormentate fino all’ultimo ma alla fine è giunto a destinazione. “È come gli aerei, quando c’è un po’ di turbolenza, l’importante è atterrare” è il commento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti all’approvazione finale della manovra del Governo Meloni.

Le opposizioni anti Meloni

Adesso si volta pagina. Dopo il passaggio alla Camera l’iter della manovra al Senato sarà blindato, in modo che la maggioranza approvi il testo entro fine anno per evitate l’esercizio provvisorio. Le opposizioni protestano. Dal PD al Terzo Polo e al Movimento Cinque Stelle le forze politiche anti Meloni giudicano la legge di bilancio 2023 povera di contenuti, limitata, del tutto inefficace per la sanità e altri settori fondamentali come le pensioni. Ma a partire dai primi mesi del 2023 il Governo Meloni lavorerà al “cantiere delega fiscale” ha sottolineato a Repubblica il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. “Si partirà da ciò che si è già fatto nella precedente legislatura – ha detto Leo – ma con l’obiettivo di una normativa più puntuale nel definire i principi di delega. Per un intervento di ampio respiro“. Secondo il viceministro dell’Economia, l’intenzione di Giorgia Meloni è di “fare ancora di più sull’equità orizzontale puntando a limitare disallineamenti nella tassazione“.

Riforma dell’Irpef

Sull’Irpef l’idea è di “partire dal ‘modello duale’ già discusso, distinguendo i redditi da lavoro, soggetti a una progressività, sebbene addolcita, da quelli da investimento in capitale e immobili, soggetti a un’imposta proporzionale“. L’obiettivo è “introdurre anche il quoziente familiare“. È intenzione del governo – prosegue Leo – addolcire le aliquote Irpef. “Con la prospettiva di ridurle anche a tre, ferma restando la necessità di individuare le dovute coperture, senza scostamenti di bilancio“.

Dal 27 dicembre la manovra del Governo Meloni sarà in discussione al Senato. Foto Ansa/Angelo Carconi

Redito di cittadinanza

Tornando alla manovra del Governo Meloni, l’ultimo scontro tra maggioranza e opposizioni sull’avvio del taglio del reddito di cittadinanza operato dalla manovra economica si è consuma sulla parola “congrua“. La legge di bilancio 2023 avvia il percorso di rimodulazione del reddito per coloro che tra i 18 ed i 59 anni vengono ritenuti occupabili. Si è deciso di ridurre il sussidio a da 8 a 7 mesi nel 2024. E di riformularlo restringendo la platea degli aventi diritto.

Un emendamento approvato in Commissione Bilancio, a prima firma di Maurizio Lupi di Noi Moderati, dispone che se si rifiuta anche la prima offerta di lavoro, si perde il diritto al reddito. Nel testo della modifica non c’è più la parola “congrua“. Si intendeva offerta congrua quella che valutava “la coerenza tra offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate. La distanza del luogo di lavoro dal domicilio (entro 80 chilometri). E i tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico (raggiungibile in 100 minuti)“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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