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Manovra: il Governo pone la fiducia, tensione in Parlamento

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A pochi giorni dalla fine dell’anno, e dal rischio dell’esercizio provvisorio, la manovra economica del Governo per la legge di Bilancio è in alto mare. L’esecutivo chiede il voto di fiducia che è atteso per la sera del 23 dicembre.

Dopo la votazione sulla fiducia che il Governo ha posto a Montecitorio, si terrà la seduta fiume. Un elemento che emerge dalla conferenza dei capigruppo della Camera.

La premier, Giorgia Meloni, e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in Aula a Montecitorio. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Manovra, proteste dell’opposizione

La seduta, di conseguenza, proseguirà senza soluzione di continuità fino al voto finale sul provvedimento, cui si dovrebbe giungere a tarda notte. A fronte di questo calendario le opposizioni si organizzano. Il M5S terrà un presidio di protesta alla Camera contro la manovra e il Governo Meloni reo di aver “sabotato il confronto“. L’ultimo scontro si consuma sull’emendamento da mezzo miliardo per i Comuni che viene stralciato per mancanza di coperture tra le proteste delle opposizioni.

A far discutere anche il bonus per i 18enni. Norma bandiera del Governo Renzi, rivista e corretta dal ministro dei Beni culturali, Gennaro Sangiuliano. Ma sulla quale la Ragioneria di Stato chiede una puntualizzazione necessaria a specificare il destino dei nati nel 2004 che riceveranno il bonus nel 2023, con l’attuale normativa. Non bastano le spiegazioni del Governo. Il Centrosinistra lamenta il mancato rispetto delle proprie prerogative e una gestione dei lavori sulla manovra che per Marco Grimaldi (Avs) rappresenta “un abominio“. E decide così di abbandonare i lavori della commissione, accogliendo la richiesta di fiducia in Aula tra le urla.

Il voto dopo Natale?

A Montecitorio da più parti si evoca l’ipotesi di un voto all’alba di sabato 24 dicembre, vigilia di Natale, dopo una seduta fiume notturna. Ma c’è chi non esclude si arrivi all’ora di pranzo. E a complicare le cose c’è anche l’incastro dei programmi d’Aula. Se l’ok alla manovra dovesse slittare addirittura a lunedì 26 si renderebbe quasi impossibile l’approvazione finale del decreto sui rave party che scade il 30 dicembre.

Nella legge di Bilancio si prevede una proroga dello smart working per alcune categorie di lavoratori. Foto Ansa/Matteo Corner

Alla Camera si è consumata l’ennesima giornata ad alta tensione, ieri 22 dicembre. Comincia l’opposizione chiedendo lo stralcio della misura riguardante la caccia in città. Sulla quale, però, arriva lo stop della presidenza. Dopo la discussione generale si vota per il previsto rinvio in commissione per la correzione della misura sui comuni che secondo la maggioranza sarebbe entrata per errore in manovra, senza coperture finanziarie. Ma che secondo l’opposizione sarebbe stata invece coperta e dunque stralciata solo per ragioni politiche. I rilievi della Ragioneria, al netto della misura sui Comuni, in realtà vanno ben oltre e riguardano 44 punti della manovra sulla legge di Bilancio. Compresi il bonus per i 18enni e lo smart working per i fragili.

Su questo secondo punto la Ragioneria propone una nuova formulazione con l’annessa copertura per prevedere le sostituzioni dei professori ai quali si conceda la modalità di lavoro agile. Ritocchi anche sulla norma che riguarda il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità. E anche il contratto con Radio Radicale finanziato solo per un anno anziché tre come era previso inizialmente. Alla fine la maggioranza riesce a riportare il testo in Aula per poter mettere la fiducia. Ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, prende la parola per chiederla solo con ore di ritardo. Ecco perché, in base alle previsioni del regolamento di Montecitorio, la chiama al voto partirà non prima della serata di oggi 23 dicembre.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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