Il Qatar gate sta scuotendo l’UE e l’opinione pubblica nostrana. La “Tangentopoli d’Europa” stavolta colpisce esponenti della sinistra europea italiana, a dimostrazione che il fenomeno della corruzione, purtroppo, non possiede bandiera politica. Ma non solo.

Fin dalle prime battute il Qatar gate ha messo in luce quello che sembra un sistema corrotto di lobbying altamente sofisticato, che getta un ombra sulle istituzioni UE senza precedenti. Al centro del sistema ci sarebbe l’ONG Fight Impunity. Una realtà che organizzava eventi in tutto il globo, coinvolgendo negli anni numerosi politici e funzionari del Parlamento europeo. Da chi riceveva i finanziamenti l’ONG?

Qatar Sultano /FOTO ANSA/ KHALED ELFIQI

Cosa sappiamo sul Qatar gate? L’ONG per influenzare il Parlamento

Dalle prime indiscrezioni dell’inchiesta l’ONG fondata dall’ex esponente PD Antonio Panzeri, era l’escamotage per influenzare il Parlamento Ue elargendo soldi e regali dal Qatar ai politici. Secondo le prime indagini investigative difatti, a Panzeri sarebbero intestati alcuni conti correnti con ingente liquidità. Oltre che immobili difficilmente accessibili attraverso il singolo lavoro da europarlamentare. Ieri poi altri quattro funzionari italiani sarebbero finiti sotto la lente degli inquirenti. Tra questi ci sarebbe Davide Zoggia, ex sindaco di Jesolo. E poi Giuseppe Meroni, ex assistente di Panzeri. Il Qatar gate però è solo all’inizio, e alcune testate internazionali parlano addirittura solo della punta dell’iceberg. Gettando un’ombra ingombrante sulle istituzioni UE. 

Antonio Panzeri/FOTO ANSA

Il Qatar-gate colpisce al cuore dell’UE

Un’autentico scandalo e terremoto politico dunque ha colpito Bruxelles. Dopo solo poche settimane dalla risoluzione del Consiglio Europeo che aveva denunciato le violazioni dei diritti umani in Qatar durante la realizzazione degli stadi. E dall’indignazione di numerose squadre europee che hanno protestato sul campo nei confronti delle leggi del Qatar. Oggi purtroppo questo sistema di tangenti criminale, incrimina proprio una dell’istituzioni simbolo della nostra politica europea. Svelandoci luci, ombre, ipocrisie, di un’Europa prima pubblicamente indignata e moralista nella lotta verso alcune cause. E poi tragicamente corruttibile dal denaro dei potenti dei combustibili fossili. 

Parlamento Europeo/FOTO ANSA/CLAUDIO PERI

L’organizzazione no-profit creata da Panzeri nel 2019 si basava sulla “necessità di promuovere la lotta contro l’impunità per gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità”. Valori e principi lodevoli, che però per Panzeri sembrano aver avuto un prezzo. Pagato proprio da uno di quei “paesi-limite” come il Qatar sulla questione dei diritti umani. L’accusa mossa da parte degli inquirenti è di partecipazione a organizzazioni criminali, riciclaggio e corruzione. Sorge ora il dubbio e la paura, di quanti siano realmente quelli che hanno fatto finta di non vedere o non sapere, mentre assistevano alle declamazioni dei corrotti nelle istituzioni UE circa i “progressi” del Qatar nella questione dei diritti umani. 

La debolezza delle istituzioni UE: “questo scandalo è il prodotto di anni di negligenza

Olivier Hoedman, coordinatore del Corporate Europe Observatory, ha risposto con parole forti ai politici di tutti quei gruppi che oggi si indignano in coro nei riguardi del Qatar gate. Svelando pubblicamente che “questo orribile scandalo di corruzione in corso è il prodotto di anni di negligenza che sono tornati a perseguitare le istituzioni dell’Ue. Abbiamo chiesto per molti anni una difesa efficace contro le lobby dei regimi repressivi, ma le nostre richieste sono state ignorate o scarsamente attuate. Riuscite a immaginare cosa sarebbe successo se avessimo una panoramica di chi sono i lobbisti e con chi si incontrano al Parlamento europeo? E meglio ancora, se avessimo regole che impediscano ai lobbisti del regime repressivo di percorrere indisturbati i corridoi delle istituzioni? Queste proposte circolano da tempo, ma non sono state ascoltate. Abbiamo bisogno di un disegno complessivo credibile per prevenire l’interferenza dei regimi repressivi nel processo decisionale democratico dell’Ue».