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Astronomia, c’è un po’ d’Italia nel radiotelescopio più grande del mondo

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Lavori al via, grazie anche all’Italia, per il più grande radiotelescopio del mondo, un’idea che gli scienziati stanno sviluppando da trent’anni.

Si tratta del progetto Ska, inaugurato fra l’Australia e il Sudafrica.

Il radio telescopio SKA sarà formato da gruppi di antenne denominati SKA-Low e SKA-Mid.. Costituiranno le due reti di radiotelescopi più grandi e complesse che mai l’uomo abbia costruito finora.

Nel corso delle celebrazioni, il 5 dicembre, si è saputo dell’assegnazione di 4 contratti del valore di oltre 300 milioni di euro. I gruppi di antenne denominati SKA-Low e SKA-Mid costituiranno le due reti di radiotelescopi più grandi e complesse che mai l’uomo abbia costruito finora. Promosso dall’Osservatorio SKA, questo radiotelescopio è per molti uno degli sforzi scientifici globali più ambiziosi del XXI secolo: coinvolge 16 Paesi di 5 continenti. L’Italia vanta una lunga tradizione nel campo della radioastronomia e tramite l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) è una delle prime nazioni ad aver preso parte al progetto.

Grazie alla leadership dell’INAF, tutta la comunità scientifica italiana godrà di un coinvolgimento trasversale in SKA, spiega Askanews. “Il radiotelescopio SKA non è più solo un progetto, ma una realtà” sottolinea Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della Ricerca. “Il più grande radiotelescopio del mondo è destinato a definire il nostro presente e il nostro futuro. È uno dei progetti più ambiziosi mai intrapresi finora e sono particolarmente orgogliosa di poter dire che questo progetto è molto legato all’Italia.

Come funziona il radiotelescopio

Il Consiglio di SKAO – ricorda l’Inaf – aveva dato il via libera all’inizio della costruzione 18 mesi fa, nel giugno 2021. In Sudafrica si andranno a installare 133 antenne a parabola di 15 metri di diametro. Il tutto in aggiunta alle 64 antenne del telescopio MeerKAT già esistenti. Complessivamente le 197 antenne formeranno uno strumento in grado di captare segnali radio a media frequenza. L’Australia ospiterà un insieme di telescopi a bassa frequenza di 131.072 antenne, ciascuna alta due metri e a forma di albero di Natale. Il telescopio SKA-Low così composto rileverà segnali provenienti dal cosmo con frequenze comprese tra 50 e 350 megahertz, mentre SKA-Mid rileverà quelli con frequenze comprese tra 350 megahertz e 15,4 gigahertz.

Le antenne che costituiranno parte del radiotelescopio SKA, fra Australia a Sudafrica. Foto Twitter @ItalyinPerth

Nei prossimi 50 anni, gli scienziati di tutto il mondo useranno i telescopi SKA per rispondere a domande cruciali sulle prime fasi di vita dell’Universo e per svelare alcuni dei misteri più profondi dell’astrofisica. Le infrastrutture e le antenne SKA si costruiranno in più fasi e la prima, la cui spesa prevista è di 1,3 miliardi di euro, dovrebbe completarsi entro il 2028. L’obiettivo finale è avere migliaia di parabole in Sudafrica e nei paesi partner africani e un milione di antenne in Australia.

Marco Tavani, presidente dell’Inaf, ha commentato entusiasticamente la partecipazione italiana al radiotelescopio SKA. “Sono felice di confermare il nostro sostegno a questo fantastico progetto, uno sforzo internazionale che ci porterà a svelare i segreti dell’Universo” ha dichiarato. “L’Italia fa parte del progetto SKA sin dall’inizio. Dopo la creazione dell’organizzazione intergovernativa, e l’inizio della fase operativa, siamo arrivati finalmente alle celebrazioni per l’inizio della costruzione dei telescopi nei due continenti. È un progetto molto ambizioso, e la comunità di radioastronomi e astrofisici italiana è fortemente coinvolta. Voglio assicurare all’Osservatorio SKA il supporto dell’Istituto nazionale di astrofisica per il proseguimento di questa fruttuosa collaborazione“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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