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Manovra, Governo Meloni alla prova: pochi soldi e tempi strettissimi

"La situazione è molto complicata", ammette il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari

Prende forma la manovra economica da 32 miliardi per la legge di bilancio del Governo Meloni. Il 21 novembre il via libera in Consiglio dei ministri. Fermo restando che 21 miliardi saranno destinati a combattere il caro bollette, ecco gli altri capitoli più importanti.

Taglio del cuneo fiscale rafforzato fino a 3 punti per i redditi bassi e superamento della legge Fornero con una soluzione ‘ponte’ che vincola quota 41 al paletto dei 62 anni di età. Ma anche una stretta sul reddito di cittadinanza per la quale si valuta il possibile taglio dell’assegno. Tra punti fermi e misure da limare fino all’ultimo, la manovra prende forma e si prepara al varo atteso nelle prossime ore in Consiglio dei ministri. Una legge di bilancio che va verso i 32 miliardi, di cui i due terzi – 21 miliardi in deficit – destinati tutti all’emergenza del caro energia e carburanti.

Palazzo Chigi, sede del Governo. Foto Ansa/Chigi Filippo Attili

Manovra, incastro difficile

Sulle altre misure in manovra pende la scure delle coperture finanziarie, ovvero del fatto che ci siano realmente i denari per sostenerle e farle funzionare. La premier Giorgia Meloni ha fatto sapere agli alleati – Berlusconi e Salvini – che non intende appoggiare misure di cui la copertura finanziaria non sia più che sicura. E i soldi a disposizione nelle casse dello Stato sono pochi. Un incastro non facile, cui si aggiungono i tempi strettissimi per l’approvazione della manovra. La quale, una volta uscita dal Consiglio dei ministri, entrerà, per così dire, in Parlamento. Ma se Camera e Senato non l’approveranno entro il 31 dicembre scatterà l’esercizio provvisorio: una prova di mancanza di coesione nella maggioranza di Governo.

La premier Giorgia Meloni a un evento del G20 in Indonesia, la settimana scorsa. Foto Ansa/Chigi Filippo Attili

Il Consiglio dei ministri si svolgerà nel pomeriggio del 21 novembre, intorno alle 17: non si esclude che prima si svolga una riunione tecnico-politica, la cosiddetta cabina di regia, per ultimare il pacchetto di misure. Una volta che il Governo avrà approvato la manovra, si dovrà inviare il testo a Bruxelles, dove la Commissione europea lo vaglierà e potrà fare dei rilievi per ciò che riguarda il rispetto finanziario dei parametri europei. “Ogni misura che si inserisce deve avere copertura del ministro dell’Economia. La situazione è molto complicata“, ammette il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari, che però esclude tensioni e fibrillazioni nella maggioranza.

“Iva azzerata? Costa tanto e serve a poco”

Un clima che il vicepremier Matteo Salvini conferma: “C’è assolutamente accordo su tutta la manovra, stiamo lavorando anche su altri dettagli. Se riuscissimo ad azzerare l’Iva sui beni di prima necessità e infanzia sarebbe un bel segnale“. Proprio sull’Iva mancherebbe ancora un’intesa definitiva. L’ipotesi di azzerarla o ridurla su pane, pasta e latte era emersa dopo il vertice di Governo di venerdì scorso. Guardano con favore all’intervento Lega e Forza Italia. La misura, tuttavia, costerebbe quasi mezzo miliardo è secondo le associazioni dei consumatori porterebbe nelle tasche dei cittadini un beneficio di soli 21 euro all’anno.

Matteo Salvini con Luca Zaia a Venezia. Foto Ansa/Andrea Merola

Reddito di cittadinanza

Si ragiona anche sulla stretta al reddito di cittadinanza, con la quale si cercano risorse per 1,5-2 miliardi. Si sta ancora discutendo, in queste ore, sul come, spiega il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. Il quale assicura che l’aiuto resterà per i poveri, magari avviando una lotta ai furbetti del reddito. Per il resto, il reddito di cittadinanza non sarà a vita. L’idea è anche di toglierlo agli occupabili con una fase transitoria di 6 mesi. Ci sarebbe un ragionamento in corso anche sulla possibile riduzione dell’assegno.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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